Alpini, l'epopea di Nikolaevka

Settant'anni fa gli italiani combatterono l'ultima battaglia della tragica campagna di Russia, rompendo l'assedio russo e uscendo dalla sacca del Don. La ritirata a 40 gradi sottozero.

Tremila morti, feriti o prigionieri: il pesante bilancio della battaglia

26/01/2013
Un'immagine della ritirata di Russia. Le foto sono dell'Archivio storico dell'Esercito italiano.
Un'immagine della ritirata di Russia. Le foto sono dell'Archivio storico dell'Esercito italiano.

Accadde settant’anni fa esatti. Il 26 gennaio 1943 una vittoria sancì la sconfitta. A Nikolaevka gli alpini ruppero l’assedio dei russi e uscirono dalla “sacca” del Don. Fu l’ultimo atto militare di una tragedia umana e politica: la ritirata di Russia. I soldati italiani erano equipaggiati in modo totalmente inadeguato, non avevano una preparazione specifica rispetto al territorio e al nemico da affrontare, ma si dimostrarono ricchi di una dignità che ce li ha resi come degli eroi.

Dal luglio 1942 erano circa 230.000 i militari italiani mandati sul fronte orientale, al fianco della Germania, inquadrati nell’Armata italiana in Russia (Armir)i. Tra quelle schierate, tre divisioni erano composte da alpini: la Cuneense, la Julia e la Tridentina. Nonostante l’impreparazione per un terreno di scontro non abituale e l’insufficiente equipaggiamento, i soldati italiani si distinsero per eroismo e generosità. 

L’ultima vittoria, anche se inutile, fu conseguita proprio a Nikolaevka, il 26 gennaio 1943.
Gli italiani cercavano di ritirarsi dalla “sacca del Don”, circondati dai soldati sovietici che, dopo la grande offensiva dell’Armata rossa iniziata l’11 dicembre 1942, stavano avendo ormai la meglio. La battaglia di Nikolaevka fu uno degli episodi decisivi per la ritirata delle truppe dell’Asse. Tra le nostre unità ancora operative c’era la divisione Tridentina, che assaltò la cittadina di Nikolaevka. Pur se in minoranza rispetto ai russi, gli italiani riuscirono a sostenere l’attacco. In serata, i battaglioni Edolo e il gruppo d’artiglieria alpina Valcamonica aprirono un varco fra i russi grazie anche all’appoggio di alcuni carri armati tedeschi.

A costo di enormi sacrifici, gli italiani riuscirono a tenere Nikolaevka, per poi poter ripartire verso ovest. Le truppe dell’Asse riuscirono, infatti, a raggiungere Shebekino il 31 gennaio, lasciando sul campo oltre 3.000 fra morti, feriti o prigionieri. All’inizio della ritirata, il 17 gennaio 1943, il Corpo d’armata alpino contava 61.155 uomini. Dopo la battaglia di Nikolaevka, 13.420 militari uscirono dalla sacca trasportando, spesso su mezzi di fortuna, 7.500 soldati colpiti. L’Armir registrò, in tutto, 85.000 caduti e 30.000 tra feriti e congelati.

Manuel Gandin
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Postato da santrev il 07/02/2013 00:00

Qualcuno in questi giorni ci ha ricordato le grandi gesta di Benito Mussolini. Peccato che si sia dimenticato di dirci che questi nostri eroi sono stati mandati al fronte russo, solo perché il duce aspirava a sedersi al tavolo dei vincitori, a conferma che della loro vita a lui non gliene importava nulla. Il grave é che oggi, in nome di quel dittatore, questo qualcuno sta chiedendo i voti per governare l'Italia. Che vergogna!

Postato da Aquilante il 28/01/2013 21:35

Grazie per aver ricordato questa pagina della nostra storia. Per quanto indimenticabile, troppo spesso riposta in un cassetto.

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