Ipotesi per il futuro degli anziani. Tecnologie per l’autonomia, la salute e le connessioni sociali

16/02/2022

Carlo Sangalli, Marco Trabucchi (a cura di), Ipotesi per il futuro degli anziani. Tecnologie per l’autonomia, la salute e le connessioni sociali, il Mulino (BO) 2021, p.422, € 32,00

 

Nella rivoluzione della pandemia dovremo certamente inserire, come punto di svolta per il nostro Paese, anche un balzo tecnologico senza precedenti. E con questo balzo è necessario fare i conti, curando in particolare le grandi opportunità che esso comporta, quando parliamo di popolazione anziana. E’ questo che si impegna a fare, con una profonda analisi dei più recenti dati di ricerca, il volume curato da Carlo Sangalli e Marco Trabucchi, guardando a “ciò che è accaduto” in una prospettiva di promozione e inclusività, perché il digitale possa davvero rappresentare un ausilio e un mezzo di supporto e indipendenza nel futuro di una (statisticamente sempre più) numerosa popolazione anziana.

Il volume si compone di tre parti: la prima esplora lo “stato dell’arte” della tecnologia nella vita degli anziani; la seconda parte approfondisce una frontiera che sembra sempre più vicina, quella della tecnologia al servizio della salute degli anziani; la terza e ultima parte esplora la dimensione intergenerazionale della tecnologia, il divario tecnologico che è necessario colmare tra le generazioni e le relazioni che è possibile promuovere attraverso le reti digitali, contrastando il fenomeno della solitudine.

Molto interessanti, in particolare, sono i dati offerti dalla ricerca realizzata dall’Associazione 50&Più (sostenitrice del volume insieme a Fondazione Leonardo), che mostrano l’impatto delle tecnologie sugli italiani e le italiane tra i 50 e gli 85 anni. Prima di tutto, si scopre che questo

gruppo è un grande utilizzatore di digitale e possessore di device: quasi l’85% ha uno smartphone. Pur utilizzando quotidianamente questi strumenti, in differenti percentuali di tempo, non si ritengono proprio “ferrati” nell’uso delle tecnologie e appaiono particolarmente vulnerabili alle fake news (la maggioranza del campione appare abbastanza fiduciosa delle notizie che reperisce sul web, ed è disposta a condividerle senza verifica). Quasi il 95% degli anziani è iscritto a un Social Network (Whatsapp e Facebook in particolare) per tenere i contatti con i propri cari e conoscenti, per combattere le preoccupazioni, e condividere interessi comuni. “L’incontro della persona non più giovane con la tecnologia è sempre una questione serie e delicata che richiede sensibilità, attenzione e capacità di studio e progettazione”, scrivono i curatori, ricordando che l’accesso ai mezzi digitali è un processo che non può essere lasciato a una crescita spontanea, perché ciò creerebbe ampie sacche di esclusione sociale. Le occasioni e le risorse offerte dal PNRR, in questo campo, possono essere utilizzate anche per colmare ritardi nella conoscenza e nell’apprendimento dei linguaggi digitali che coinvolgono la generazione anziana; per superare il drastico iato che si verifica nell’uso delle tecnologie tra prima e dopo il pensionamento; per trovare soluzioni (sanitarie, abitative, esperienziali) nei confronti degli anziani più fragili; per alimentare un senso di auto-efficacia e benessere e combattere la solitudine attraverso relazioni di qualità anche a distanza. Sono molte le sfide che ci permette di individuare questa lettura, facendo un punto chiaro sull’esistente e aprendo prospettive sul domani.

(Benedetta Verrini)

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