I Lefebvriani contro Wojtyla beato

La beatificazione peggio dello tsunami. Il capo degli ultratradizionalisti attacca il Papa anche per l'annuncio della giornata di Assisi, nel ricordo di quella di Giovanni Paolo II.

20/04/2011
Monsignor Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1970.
Monsignor Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1970.

I lefebvriani vanno all’attacco della  beatificazione di Giovanni Paolo II e si scagliano anche contro Benedetto XVI per la giornata interreligiosa per la pace convocata dal Papa ad Assisi per il prossimo ottobre, a 25 anni da quella voluta da Wojtyla.


Nella sua lettera agli amici e benefattori della Fraternità San Pio X, il superiore generale mons. Bernard Fellay definisce questi due eventi come «catastrofi ben più disastrose di tutte le catastrofi naturali”: «Il nuovo anno ci ha riservato molte sorprese, piuttosto spiacevoli per non dire drammatiche», afferma il vescovo svizzero ultra-tradizionalista, tuttora sospeso 'a divinis', anche se  la scomunica è stata revocata da Ratzinger all'inizio del 2009.

Insomma peggio dello tsunami: «Parliamo evidentemente degli avvenimenti che colpiscono la Chiesa, e non delle catastrofi a catena in Giappone, né dei disordini nei Paesi arabi e in Africa che pure dovrebbero servire a tutti da avvertimento!».

Per il vescovo tradizionalista la beatificazione è una “catastrofe spirituale”. Sulla beatificazione di Wojtyla, monsignor Fellay denuncia che «essa avrà come effetto immediato di consacrare l'insieme del suo pontificato, tutte le sue imprese, anche le più scandalose».

La lettera del superiore generale della Fraternità San Pio X elenca una serie di rilievi già fatti in passato da mons. Lefebvre: il nuovo Codice Canonico, la preghiera di Wojtyla in una chiesa protestante, la revisione del Concordato con l'Italia per cui il cattolicesimo non è più religione di Stato, la visita al tempio buddista, la delegazione vaticana alla posa della prima pietra della Moschea di Roma, la convocazione dell'incontro di Assisi nel 1986, tra gli altri.

E ne aggiunge altri: «Come baciare il Corano, e come le molteplici cerimonie di pentimento che lasciano pensare che la Chiesa sia colpevole di scismi che hanno visto perdersi tante anime cristiane». E poi conclude: "La Chiesa stessa è ormai esangue".

Alberto Bobbio
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Postato da Albiarch il 20/04/2011 17:48

Ecco perchè...Papa Giovanni Paolo II è a ragion veduta da definirsi...Karol il Grande!

Postato da dino avanzi il 20/04/2011 13:58

Ho l'impressione che la Chiesa Cattolica, soprattutto con il pontificto di Benedetto XVI , tenti un "riavvicinamento" alla Fraternità San Pio X ,mentre da parte loro vi sia un continuo "alzare il prezzo". Sarebbe interessante, in proposito, poter leggere pareri autorevoli e competenti. Dino 51

Postato da Celso Vassalini il 20/04/2011 12:25

Carissimo Direttore, vorrei comunicarLe questo mio pensiero riguardo alla Beatificazione di Giovanni Paolo II. Questa mia riflessione, va anche in onore di Fulvio Manzoni, referente della comunicazione bresciana BresciaSette T.T., che ha saputo dare voce a chi non la aveva. Il quale testimone di Giovanni Paolo II, nel percorso di vita da Fulvio fatto. Grazie al Wojtyla Anima del Regno. Quando si dice la Chiesa, si dicono tante cose e tante diverse realtà con una sola parola: la comunità dei fedeli, le congregazioni religiose, i sacerdoti che amministrano i sacramenti, i vescovi successori degli apostoli, la Curia dei ministeri Vaticani, il Papa che guida, decide, rappresenta in terra il legame tra le anime credenti e il Cristo che venne per indicare la via della salvezza e della nuova alleanza. Io è il mondo dei fedeli, le famiglie, i giovani, i vecchi, i bambini, i fratelli maggiori abbiano pianto. Il Papa è tornato alla casa del Padre. Noi come un’onda attraversa il ricordo del nostro concittadino di primo apostolo in medio oriente e un grande Maestro Paolo VI “forgiatore” di Karol Wojtyla che nel 1978, ha assunto il nome di Giovanni Paolo II, nella linea della Santa Continuità: quello del Papa Luciani morto dopo poche settimane di regno e si ricollocava ai due Pontefici che l’avevano preceduto nel segno del Concilio Vaticano II, cioè della nuova Chiesa, ecunemica, tollerante, pastorale, aperta alle voci della modernità e della collegialità. Insomma riformista, se vogliamo usare una definizione calzante anche se non propriamente canonica. Il mio forgiatore e maestro don Giuseppe Verzelletti, parroco di Roccafranca, sono sicuro che mi concederà questo passaggio. Invece cominciava una rivoluzione durata ventisette anni. Una rivoluzione densa di contraddizioni, tenute insieme come un tiro di cavalli impetuosi e spesso discordi, da una mano che riesce a unificarne il vigore ma non la natura e la finalità. Solo la grande multiforme personalità di Giovanni Paolo II è riuscita nell’impresa di rappresentare al tempo stesso la Chiesa della tradizione e quello dell’innovazione, il Dio degli eserciti e il Dio della misericordia, l’apertura conciliare e il centralismo curiale, la lotta contro il comunismo e la critica incessante al capitalismo, la mano tesa verso gli ebrei “fratelli maggiori” e la sintonia con lIslam “forgiatura e solco di Paolo VI; in fine l’attenzione rivolta ai non credenti e la reiterata condanna contro la civiltà dei Lumi e contro l’autonomia della ragione. Il suo successore, si è trovato alle prese con un eredità schiacciante che con fatica sta portando avanti. La Chiesa di Paolo VI, di Giovanni Paolo II è grande perché è riuscita a non concludersi con loro, continua nelle mani di Benedetto XVI. Questo è uno dei più grandi miracoli cioè “inspiegabili”. Sul piano degli accostamenti storici con i suoi predecessori prossimi o remoti si potrebbe osservare che la fase pacifista pone Giovanni Paolo II molto più vicino a Paolo VI e soprattutto a Benedetto XVI. Negli ultimi anni del suo pontificato quesiti della pace, del negoziato, del multi materialismo, della sua superiorità della diplomazia sulle soluzioni militari, sono stati tratti salienti della incessante predicazione di Giovanni Paolo II. A essi si sono affiancati i temi sempre presenti della tutela della famiglia. Il vigore con il quale ha tenuto questa posizione ricorda, se vogliamo ancora giovarci di assonanze con alcuni suoi remoti predecessori, i grandi papi politici che affrontarono la lotta contro l’impero e in genere contro il potere temporale dei regnanti quando si poneva in contrasto con la supremazia spirituale della Chiesa. Ricorda Gregorio VII e Innocenzo III e soprattutto Papa Pio XII, rivissuti in chiave moderna e nella dimensione di massa che caratterizza l’epoca nostra. Quel Transito che per ognuno di noi è il momento della propria morte. "Totus Tuus ego sum Nel Nome della Santissima Trinità. Amen". donato alla Chiesa il 7 Aprile 2005. Inizia così il testo del testamento del papa Giovanni Paolo II in data 6 marzo 1979 con le aggiunte successive. "Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà" (cf. Mt 24, 42) - queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinchè la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità. Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento. Del congedo da questo mondo - per nascere all'altro, al mondo futuro, segno eloquente (aggiunto sopra: decisivo) è per noi la Risurrezione di Cristo. Ho paragonata con il testamento del mio grande Predecessore e Padre Paolo VI, con quella sublime testimonianza sulla morte di un cristiano e di un papa. Nel documento, oltre al ricordo di vescovi, credenti di altre religioni e confessioni e del mondo della cultura, della scienza e della politica, c'è anche un ricordo per i giornalisti. "E quanti rappresentanti del mondo della cultura - scrive - della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale": sono anch'essi "abbracciati con grata memoria". Del messaggio che ci ha lasciato Benedetto XVI ha riassunto il senso ricordando le parole che pronunciò all’inizio del suo pontificato, il 22 ottobre 1978. «Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo». Giovani e giovanissimi che non vogliamo dimenticare il "Nostro" Beato Giovanni Paolo II ma che siamo pronti al richiamo del suo successore. Come quell’Uomo vigoroso, severo eppure sempre dolcissimo è stato il suo punto fermo, immobile dei loro anni più verdi. Il solo pilastro nel confuso vortice con cui il mondo ha mutato le sue figure come nel fondo di caleidoscopio. C’era il comunismo e ora non c’è più. Per molti Giovanni Paolo II è stato il faro, la sola luce, il solo verbo. Ho una grande tenerezza e gratitudine per il Papa. E’ stato per me esempio di forza e di tenerezza. Mi vengono in mente le parole di Paolo della Lettera ai romani: Nessuno vive per se stesso. Nessuno muore per se stesso. Giovanni Paolo II è vissuto per noi. Quante volte c’è lo ha ripetuto. Lo ricordo a Tor Vergata quando disse: “Voi non siete soltanto il futuro, siete il presente, siete la civiltà dell’amore”. Un augurio di buona Pasqua e da lassù caro Fulvio Manzoni salutami il Beato Giovanni Paolo II.
Celso Vassalini

Postato da FRANCO PETRAGLIA il 20/04/2011 11:04

LA BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II IL PAPA VENUTO DA LONTANO E DAL FREDDO PER RISCALDARE I CUORI DEL MONDO. RITENGO PROVOCATORI E INGIURIOSI GLI ATTACCHI LEFEBVRIANI Carissimo e stimatissimo Direttore, Giovani Paolo II sarà innalzato all’onore degli altari in tempo record, anche se il fatto non desta scetticismo in nessuno. Nelle Grotte Vaticane, dove riposano le sue spoglie mortali, il flusso di gente è continuo.Ogni giorno un numero impressionante di persone provenienti da tutto il mondo sostano davanti alla lastra bianca di marmo con impresso il nome del papa polacco e pregano, lasciano fiori, oggetti, immagini ,messaggi. Evidente che papa Wojtyla è già santo nel cuore della gente ,la quale si rivolge a lui per implorare grazie e aiuti spirituali. Questo pastore venuto da lontano e dal freddo ha saputo riscaldare i cuori di tutto il pianeta. I suoi ventisette anni di pontificato sono stati scanditi con spirito missionario e quindi di augusta bellezza. Il suo costante viaggiare(104 viaggi internazionali) nei posti più remoti e celati del globo, con l’anelito di abbracciare ed avvicinare tutti, credenti e no, a Cristo(esponendosi a ogni situazione), vuol dire vivere fino in fondo il Vangelo. Karol Wojtyla, il papa della sofferenza (vedi l’attentato, gli interventi operatori,il parkinson), ha saputo incarnare più d’ogni altro il ruolo del successore di Pietro. Il suo stile di annunciare con forza, liberamente e pubblicamente, “Aprite le porte a Cristo”, ha scosso le coscienze umane dei quattro angoli della Terra ,incoraggiando ed aiutando questi popoli a spalancare il cuore alla salvezza. Rimane memorabile la sua massima:”Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro” E’ ancora vivo in me il suo volto luminoso e pacato quando, nel 2002, ebbi la fortuna e la gioia ineffabile di incontrarlo in Piazza san Pietro. Evento che mi ha segnato profondamente.Sono certo che la beatificazione del primo maggio di questo operaio della vigna del Signore sarà un tripudio di gente comune proveniente da tutti i continenti, ma soprattutto da parte dei Papaboys (molto amati dal pontefice), per esprimere all’amico-fratello e maestro il loro intenso riconoscimento. Personalmente mi auspico, per tutto il bene che egli ha seminato, che da Piazza san Pietro possa salire al cielo, nel più breve tempo possibile, l’urlo della proclamazione:” Giovanni Paolo II è Santo!”. Grato per la Sua cortese accoglienza , Le porgo i miei più cordiali e affettuosi saluti.
Franco Petraglia
Cervinara (AV)

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