09
ago

Lettera d'amore a un Papa

    Sono innamorata di te, papa Karol, della tua grande umanità, bontà, dolcezza, del tuo rispetto e devozione per noi donne, per il tuo sorriso, per i tuoi occhi così profondi, gioiosi, amorevoli con cui sei entrato, come una luce radiosa, in tutti i nostri cuori.
    Tu hai capito tutti, hai amato tutti, hai parlato a tutti i cuori, hai sofferto come Cristo per tutti noi incoraggiandoci a non aver paura di mostrarci dignitosi anche nella sofferenza. Sei stato l'unico, il grande, il gigante che hai portato come Cristo la croce, la sofferenza, senza mai mostrare rabbia, cattiveria ma incoraggiandoci a portare anche noi la nostra croce con serenità e quasi gioia.
    Sei stato uno di noi, bambino quando gioivi e sorridevi vedendo degli artisti, esultando e ondeggiando le braccia come solo un bambino può fare, senza avere vergogna e paura di essere visto da migliaia di spettatori. E questa era la tua grandezza, la tua libertà, che ha fatto di te l'unico Papa libero da ogni protocollo, autentico, sincero, unico, artista, il grande, il nostro Papa.
    Quando accarezzavi i bambini e li prendevi in braccio eri un padre, un nonno, un bambino come loro. Mi ricordi, in questo amore per loro, l'altro Papa "il Papa buono" Giovanni XXIII quando diceva: "Quando andate a casa accarezzate i vostri figli e dite loro questa è la carezza del Papa".
    Uomo, per la devozione, il rispetto, l'amore che hai avuto per noi donne, amandole tutte, prima fra tutte la mamma più grande del mondo, la Madonna. E come ci si può dimenticare quando con tanta dolcezza tenevi per mano la piccola, la matita di Dio, la grande Madre Teresa.
    E come dimenticare la tua dedizione, l'amore grande per i giovani. Hai saputo accendere i loro cuori, esaltando i loro entusiasmi, la loro voglia di vivere, di amare gli altri, dando un significato nuovo alla loro vita. Se tutti i giovani avessero avuto la fortuna di conoscerti e ascoltare una sola delle tue profonde e toccanti parole, penso che tante deviazioni, tante noie, tante violenze si potevano evitare.
    E infine quando curvo per la tua sofferenza, vecchio, malato, tremante nel corpo e nelle parole, ti abbiamo amato ancora di più, tutti, bambini, donne, giovani, anziani e chissà, forse egoisticamente, ti avremmo voluto vedere ancora, anche così, perché dentro quel corpo sofferente e ammalato, che mai ha suscitato compassione ma anzi devozione e rispetto, c'era il nostro caro amato Papa.
    Ti ho scritto una lettera d'amore, caro Papa mio e di tutti, e penso di aver saputo interpretare col cuore tutto quello che tante persone vorrebbero dirti o scriverti. Grazie per averci amato tutti, per averci dato gioia, per esserti mostrato a noi come un libro bianco, come era il tuo abito, come erano le tue montagne che tu amavi tanto. Niente è stato un caso nella tua vita. La tua sofferenza prima nella tua infanzia, quando hai perso la tua cara mamma, tutte le tue conquiste meritate con tanti sacrifici, l'amore grande per la Madonna, il perdono che hai dato al tuo attentatore, la tua giovane età come Papa e la tua prestanza fisica sono serviti a non stancarti mai, a viaggiare tanto, cambiando la storia umana e politica del mondo.
    Il tuo lungo pontificato, neanche questo è stato un caso. E neanche la tua sofferenza è stata un caso. Mai successo di vedere un grande uomo soffrire in diretta e trasmettere agli altri amore, serenità, fiducia, voglia di vivere e di sorridere. Papa mio, ti offro i miei figli, la mia famiglia, tutti i giovani, tutto il mondo, scuotilo! Dal Paradiso dove tu vivi beato e felice continua a sorriderci, sciogli tutti i nostri cuori e fa che ognuno di noi celebri e viva la tua vita come un dono, come hai fatto tu!

Grazia - Villa San Giovanni (Rc)

Pubblicato il 09 agosto 2011
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