Ri-conoscere la Famiglia

Quale valore aggiunto per la persona e la società. Decimo rapporto Cisf sulla famiglia in Italia, 2007

In breve

15/04/2010

Il Decimo Rapporto sulla famiglia in Italia continua la tradizione, ormai ventennale, con cui il Cisf  si impegna ogni due anni a fornire al pubblico una lettura dei problemi della famiglia italiana nell’ottica di un tema specifico, che comporta nuove conoscenze dei fenomeni in atto e nuovi corsi di azione pratica.

L’approccio è laico, nel senso che si pone sul piano della ragione umana e cerca di dare ragioni argomentate che tutte le persone possono comprendere, anche se non necessariamente condividere.

Il tema scelto per questo Rapporto è di grande attualità. Di fronte alle pressanti richieste di riconoscere le cosiddette "nuove famiglie", che vengono chiamate con varie etichette (unioni civili, convivenze more uxorio, convivenze omosessuali, ecc.), e ai crescenti riconoscimenti già ottenuti o ottenibili per queste forme di aggregazione, quali sono le ragioni che ancora possono motivare il sostegno a "la" famiglia?

Ovverosia: perché possiamo ancora parlare di una "famiglia" che mantiene delle differenze con altre forme sociali che pretendono di chiamarsi famiglia o quanto meno di avere gli stessi trattamenti?

Quali differenze, quali diversità – se pure esistono – possono giustificare le distinzioni, sia teoriche sia pratiche, che ancora ci fanno parlare di famiglia anziché di unioni civili o altro?Da un lato, coloro che sostengono i diritti delle persone che con-vivono a ricevere riconoscimenti uguali, simili o analoghi a quelli dati alla "famiglia" sono chiamati a dimostrare in che cosa queste unioni sono uguali, simili o analoghe alla famiglia.

Dall’altro, chi sostiene la specificità della famiglia è tenuto a dare conto – con nuove ragioni – del perché la famiglia non sia assimilabile alle altre forme di vita comune.

Questi sono i problemi a cui il presente Rapporto intende rispondere.Le risposte non possono essere date facilmente. Molti ritengono che i problemi possano essere risolti in modo semplice, cioè dando a tutte le forme di convivenza anagrafica il titolo di famiglia.

Ma se questo modo di risolvere i problemi può avere un’utilità linguistica, nel senso che ci può servire nel discorso ordinario della vita quotidiana – "tanto per capirsi" –, esso non resiste un solo minuto quando si devono definire i concreti diritti e i doveri delle persone che adottano una forma di vita o l’altra.

Non si tratta solo di un problema di riconoscimenti pubblici, per esempio per usufruire di benefici di welfare. Ma si tratta anche di riconoscimenti fra privati (per esempio nella divisione di una eredità), e, prima ancora di questo, si tratta di un problema interiore ed esistenziale del singolo individuo, quando si accorge di non riconoscersi più in un’identità personale e familiare che credeva di avere.Il presente Rapporto intende gettare una nuova luce su questi aspetti così rilevanti della nostra organizzazione sociale.

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