Età e lavoro

Seminario internazionale. Invecchiamento delle forze di lavoro e sostenibilità sociale nella prospettiva del cambiamento demografico. Centro di ricerca WELL- Work Welfare Enterprise Lif

11/11/2011

L’apertura del seminario non avrebbe potuto essere più forte e quasi surreale in questo momento storico: le politiche norvegesi in tema di senior workers, lavoratori non più giovani.

Gli esperti norvegesi hanno introdotto il dibattito parlando con serenità e esperienza  di lavoratori anche oltre i 67 anni, di introduzione nelle aziende di senior-policies, delle necessità per le aziende di tenere conto di un sano age-mixing, quale valore positivo.
Presume atteggiamenti nuovi, una visione di lifelong learning, di formazione permanente che non si limiti ad un veloce corso d’inglese aziendale, dove anche i media hanno il loro ruolo a proiettare un immagine di percorso di vita più flessibile e più ricco.

Invecchiare non è sinonimo di malattia, o in altre parole,  la malattia non è definita dall’età.
In contesti demografici che conosciamo tutti, con un futuro dove in ogni caso sempre meno giovani lavoratori stanno dietro ogni singola persona pensionata,  in epoca di prolungata aspettativa di vita,  non c’è motivo per togliere all’individuo crescita  umana e alla società competenze e capitale sociale.
Le politiche per i senior vanno accompagnate con iniziative di promozione della salute, devono tener conto delle differenze individuali o se si vuole delle risorse umane non nel termine di sfruttamento,  ma di valorizzazione. Senior policies non possono essere uguali per ogni tipo di lavoro, non possono essere imposti e devono essere concordati.
Valorizzazione delle risorse umane dunque e flessibilità, concetti che del resto non riguardano solo lavoratori senior, ma ogni fase della vita.
(I relatori hanno collaborato al libro “Older workers in sustainable society”).

La Norvegia conosce poca disoccupazione giovanile, in Italia uno dei più grandi se non il primo problema sociale con svariate conseguenze. Non sono da sottovalutare le difficoltà delle persone fra i 40 e 55 anni espulsi dal mondo del lavoro con grandi difficoltà di rientro, e nemmeno si possono  negare i dati che testimoniano la scarsa partecipazione delle donne nel mondo del lavoro in Italia.
Ma come ha voluto sottolineare al dibattito Giovanni Marseguerra, docente di economia politica all’ Università Cattolica, dati Ocse mostrano che nei paesi dove le persone lavorano più a lungo non necessariamente esiste meno occupazione giovanile.
Simili dati ci sono anche per il lavoro delle donne negli studi comparativi nei paesi Ocse: più attive e integrate, più fiorente le economie e più positivi i dati demografici.
Flessibilità e valorizzazione delle risorse umane e del capitale sociale sembrano dunque le parole d’ordine. 

Il seminario è stato organizzato dal Centro di ricerca WELL, Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica 
 

 

 

Harma Keen
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