Famiglie in lutto e laici nella Chiesa

La pastorale dell’ultimo accompagnamento in Francia

13/05/2011

In Francia il coinvolgimento dei laici nei riti funebri è abbastanza diffuso. Secondo una ricerca del 2008,  tre quarti dei funerali francesi avvengono nell’ambito della Chiesa Cattolica, il che mostra come in questo momento estremo questa sia una presenza significativa anche per persone e famiglie solitamente non praticanti.

Il funerale non è un sacramento, e le celebrazioni dei riti funebri possono essere guidate anche da laici.  Questa pratica pastorale si avvera in Francia per un quarto dei funerali, e coinvolge la maggioranza delle parrocchie.
Il motivo non è solo la scarsità di sacerdoti, ma anche la convinzione che la morte riguarda la comunità intera, e che in questi momenti può essere dato valore anche alla vocazione laicale.
I volontari sono chiamati dai servizi funebri, naturalmente su richiesta dei familiari. In Francia fra il decesso e il funerale devono esserci almeno 48 ore e non più di sei giorni. In questo arco di tempo i volontari preparano la celebrazione funebre e incontrano la famiglia. 

La rivista settimanale La vie discute alcuni temi che riguardano questo volontariato pastorale: 
 

Cosa rende un volontario adatto a questo tipo di attività?
La domanda che il singolo si deve fare è se si sente psicologicamente in grado di affrontare situazioni spesso drammatiche e dolorose. “Più che in alte attività pastorali, in questo ambito è necessaria una certa serenità interiore. È  importante essere venuti a patti coi propri lutti e la propria morte e con la consapevolezza dei limiti umani”.  Ma, aggiunge la psicologa impegnata nella formazione, non bisogna neanche avere paura di buttarsi in questo lavoro: non si è soli ma si lavora in una squadra ben formata.
Le équipes sono composte per la maggior parte di volontari di età fra i 60 e 80 anni. Secondo l’inchiesta del 2008 il 75 % sono donne.

Perché serve una formazione?
La cerimonia non si improvvisa, e si deve basare su certe competenze tecniche, come può essere la capacità di prendere la parola davanti ad un pubblico. Ma serve anche la formazione teologica e liturgico-sacramentale.
È necessaria anche la formazione al commento della Parola, l’omelia, che prevede la capacità di utilizzare parole proprie per rendere accessibile il messaggio biblico.

Quale è il messaggio che la Chiesa vuol fare passare?
Al cuore di questo tipo di lavoro pastorale sta l’annuncio del mistero pasquale. La celebrazione condivisa implica una parola di speranza: invita a guardare la fiamma del cero pasquale e ad uscire da un cerchio, il cerchio della morte, per andare verso la vita.  È  un momento per testimoniare il Vangelo, mentre le famiglie vivono momenti tristi. Il senso della celebrazione cristiana  serve a ridare fiducia nella vita.

Si impara ad essere accoglienti verso le famiglie?
I volontari di questo lavoro pastorale devono testimoniare la loro fede e manifestare anche la compassione di Cristo.
“Questo si impara”, dice il sacerdote responsabile della pastorale liturgica e sacramentale in un programma di formazione. “Accogliere va oltre l’ascolto, significa anche raccogliere la sofferenza. Noi insegniamo tecniche d’ascolto, come per esempio la riformulazione di quanto espresso in modo che le persone capiscano che sono ascoltate davvero.
Ascoltare bene permette anche di capire come la famiglia si situa nei suoi rapporti con la Chiesa.
Tante famiglie mi hanno detto che questo tipo di accompagnamento ha dato loro un'altra immagine di Chiesa, che  ha permesso loro  di riconciliarsi con lei”.

I funerali sono di grande importanza nel processo di lutto. “Noi siamo gli accompagnatori del defunto, che affidiamo a Dio, ma accompagniamo anche le famiglie, che cerchiamo di orientare verso un rapporto diverso con la persona defunta, nella prospettiva del futuro e non solo del passato”.
Per meglio comprendere le famiglie,  tante diocesi sensibilizzano i volontari sulle prospettive antropologiche della morte, e verso le varie tappe che caratterizzano il processo del lutto.
A tema viene messo anche l’atteggiamento verso la morte della nostra società, che tende a negarla. “I rituali attorno alla morte  sono quasi spariti. Il funerale deve invece dare alle persone in lutto l’opportunità di separarsi del mondo dei morti attraverso il rito,  per poter congiungersi nuovamente con il mondo dei vivi”.

Harma Keen
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