La relazione giovani/adulti

La relazione giovani/adulti e le dinamiche educativo- affettive nei contesti formativi. Tesi in breve di Francesca Scavuzzo

20/05/2013

"Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca, ed una delle esperienze che meglio promuovono la crescita dell'altra persona, sorge dall'apprezzare un individuo nello stesso modo in cui si apprezza un tramonto. Le persone sono altrettanto meravigliose quanto i tramonti se io li lascio essere ciò che sono. In realtà, la ragione per cui forse possiamo veramente apprezzare un tramonto è che non possiamo controllarlo" . Carl Rogers

Tesi di Francesca Scavuzzo
Relatore: Stefano Salmeri


Anno accademico 2010-2011

 

Corso di laurea in Scienze dell'Educazione 
Facoltà di Psicologia e Scienze della Formazione
Università degli studi di Enna "Kore"


Francesca Scavuzzo






 

Introduzione

La giovinezza è considerata una fase cruciale per la formazione e per la trasformazione di ciascuno, si tratti del corpo e dello spirito o che riguardi la scelte decisive che conducono all'inserimento definitivo nella vita della comunità.
Da questo punto di vista essa è effettivamente il momento dei tentativi senza futuro, della "ricerca", della "gavetta".
Partendo dall'osservazione dei principali contesti educativi e dei momenti storici più rilevanti si cerca di cogliere la trasformazione avvenuta nel concetto di giovinezza, appurando l'incapacità da parte della società di riconoscere ad una categoria sociale al pari delle altre una definizione ed un'autonomia propria.
Interrogarsi sulla relazione educativa nelle sue svariate sfaccettature consente di far luce sull’importanza da essa assunta nella costruzione del sé dell’adolescente e nel perfezionamento della propria autostima e delle proprie potenzialità, al fine di condurlo al riconoscimento della propria unicità e irripetibilità.

A partire dai cambiamenti in atto nella famiglia di oggi, si discute sul valore della genitorialità e sulla necessaria attivazione di pratiche educative da parte del genitore in grado di orientare il figlio all'affermazione di sé, in un clima di piena accettazione ed accoglienza.

Il passaggio all’età adulta e il suo progressivo dilazionarsi nella società contemporanea ha avuto immediate ripercussioni nella formazione dell’identità dell’adolescente e del suo progetto di vita.
I cambiamenti della vita del giovane, infatti, non possono essere scissi dai sistemi sociali in evoluzione in cui avvengono; molti tratti che lo caratterizzano hanno più a che fare con la strutturazione sociale che con gli stravolgimenti psichici o biologici.
Spaventati e smarriti i giovani non si attivano per accelerare i processi di transizione, ma rimangono sospesi a metà tra il non-essere "piccoli" e il non-essere "grandi", in uno stato di marginalità sociale.

È in questa dimensione fluttuante ed indefinita che l'identità giovanile stessa appare come qualcosa di fluo, in divenire, un'identità poliedrica e camaleontica che muta a seconda del contesto e dell'ambiente.
Spetta dunque alla società creare le condizioni per stabilire un legame con gli adolescenti, fornendo loro gli strumenti che ne permettono l'orientamento e investendo sulla loro sfera emotiva.
È, a tal proposito, doveroso individuare luoghi e agenti quali la famiglia, la scuola e l'extrascuola che si facciano carico di creare esperienze costruttive.
Da ciò scaturisce quella fragile, quanto indispensabile, relazione che viene a crearsi tra gli adulti e i giovani.

I giovani e la famiglia

Quando si parla di adolescenza non si può fare a meno di parlare della famiglia e quando si parla di famiglia non si può fare a meno di rimandare al concetto di genitorialità, da non confondere con quello di generatività cioè la capacità di procreare dell'individuo.

La genitorialità non dovrebbe concludersi nel semplice "avere" o "possedere" un figlio, ma dovrebbe includere un preciso percorso di orientamento nel mondo circostante per il quale le prime risorse andrebbero dunque ricercate proprio nella relazione genitori-figli.
Purtroppo, la mancanza di punti di riferimento forti, primo tra tutti di quello maschile, è una caratteristica che si fa sempre più accentuata e preoccupante.
La relazione, oggi più che mai, appare minata dalla mutazione in atto nella famiglia contemporanea.
Nel quadro familiare attuale, nel migliore dei casi, l'assenza dei genitori è data dagli estenuanti ritmi lavorativi e, nel peggiore, dal divorzio o dalla separazione dei coniugi.
Si parla di "separazione della categoria della coniugalità da quella della genitorialità" .
L'onere di educare i figli comporta, da un lato, una buona relazione di coppia tra i coniugi e, dall'altro, un ambiente domestico in cui ci siano mutuo rispetto, rettitudine, ascolto e dialogo.
Spetta al genitore seguire la crescita del figlio, prefiggendosi di agire secondo criteri giusti ed equi, senza dimenticare le molteplici sollecitazioni a cui il ragazzo è sottoposto giornalmente dalla sottocultura giovanile.
Il genitore-adulto deve essere consapevole che è suo il compito di educare alla progettazione esistenziale il figlio, e che tramite il linguaggio dell'accettazione darà la possibilità al giovane di conoscersi a fondo, incoraggiando il suo passaggio dalla dipendenza all'autonomia.
È possibile affermare che molte delle convinzioni che l'adolescente svilupperà sulla propria persona e sulle proprie capacità, dipendono dalla relazione instaurata con i genitori.
Un figlio incoraggiato e motivato, che trova nel genitore cure affettive e relazionali, è un individuo che crede nei propri obiettivi e nelle proprie aspirazioni, che è capace di perseverare di fronte alle difficoltà e alle avversità, che crede che gli ostacoli possano essere superati con l’impegno.

Un genitore, dal canto suo, è capace di accettazione nei confronti del figlio quando riesce a prendersene cura in modo non possessivo e preservandone la sua alterità, senza proiezioni, senza idealizzazioni e senza autoritarismi, evitando cioè di cadere nella tentazione di espropriarlo della sua diversità.
È una relazione asimmetrica, dove non ci si rispecchia nell’altro, ma dove, piuttosto, si accetta una reciproca interazione di significati e di visioni del mondo.

 

Aspettative e Riconoscimento

È evidente che l'elemento inscindibile nella relazione educativa è il riconoscimento che si realizza in un perfetto quanto delicato equilibrio tra autorità e libertà, arduo da raggiungere.
Inoltre, non va dimenticato che, nella relazione educativa, chi educa non può esimersi dal comunicare, oltre che verbalmente, anche attraverso l'esempio e tutti quei gesti che assumono, nella loro valenza affettiva e morale, un'importanza tale da non poter essere ignorati.
L'adulto deve essere consapevole di comunicare attraverso la vita stessa e che il suo compito educativo comprende un dimensione empatica dell'affettività e dell'insegnare "ciò che realmente si è".
L'empatia congiunta all'autenticità di chi insegna, aldilà di ogni falsificazione, è ritenuta caratteristica inscindibile dell'educatore, come dice San Paolo: "Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele".

Il riferimento alla teoria di Rosenthal e Jacob sull'effetto Pigmaglione vuole, a tal proposito, chiarificare ancora meglio come l'atteggiamento dell'educatore-adulto possa avere un forte impatto sulla  concezione del sé dell'educando.

L'effetto Pigmaglione è da tenere in considerazione ogni volta che si intraprende una relazione educativa, in quanto è dimostrato che ad un'alta aspettativa corrisponde un alto risultato e, viceversa, ad una bassa aspettativa uno scarso risultato . 
Le profezie hanno, infatti, il potere di far avverare se stesse, per il solo fatto di essere pronunciate e credute.
Il processo stesso di comunicazione delle aspettative influisce, dunque, sull'immagine che il giovane svilupperà di sé e delle proprie attitudini.

Conclusioni

Si reputa dunque necessario, al giorno d'oggi, valorizzare la dinamica relazionale che intercorre tra l'adulto e il giovane al fine di garantire a colui che cresce un corretto sviluppo di sé e una buona autostima.
Approfondendo le fasi che conducono all'amore maturo e progettuale tra i giovani, si sottolinea l'importanza che riveste l'educazione alla vita sentimentale e matrimoniale nella società odierna, riconoscendo l'attuale problematicità nel vivere la dimensione degli affetti e della sessualità a causa di una carente alfabetizzazione affettiva e di validi modelli adulti.
In una prospettiva pedagogica, l'educatore-adulto mira a formare una comunità capace di inscrivere la relazione elettiva in un contesto di significati duraturi in cui ad amare si impara attraverso un'atto di volontà.
La stessa validità educativa è rintracciabile nell'umanizzazione del tempo libero del giovane, passando attraverso la riappropriazione della componente della creatività e cercando di dare una risposta concreta al fenomeno del disagio, palesato o nascosto, e della delinquenza minorile.
Tutto ciò è perseguibile attraverso la trasmissione adeguata di valori e principi etico-morali, costruendo un processo di cura volto al dialogo e al riconoscimento di un giovane uomo costantemente impegnato a ristrutturare la sua immagine.
L'adulto, quale guida del giovane deve assumere il ruolo di facilitatore del potenziale umano e desistere da ogni tentazione di plasmare il giovane su di sé valorizzandone, piuttosto, l peculiarità e le doti.
Spetta all'adulto mettersi alla ricerca di quel profondo tesoro che ciascun ragazzo custodisce e che aspetta di essere riconosciuto.

 

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