Il Papa a settembre a Cagliari

Nell'udienza generale Francesco annuncia che si recherà in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Bonaria. E poi "interroga" i fedeli sullo Spirito Santo.

15/05/2013
Papa Francesco benedice i fedeli al termine dell'udienza generale in Piazza San Pietro
Papa Francesco benedice i fedeli al termine dell'udienza generale in Piazza San Pietro

Prossimo viaggio al Santuario della Madonna di Bonaria, a Cagliari, in Sardegna, nel mese di settembre. È il papa stesso ad annunciarlo al termine dell’udienza di oggi. «Buenos Aires», spiega il Papa, «si chiama così per devozione a Nostra Signora di Bonaria». E poi racconta la storia della Madonna col Bambino in braccio e un cero nell’altra mano ritrovata in una cassa sulle spiagge della Sardegna allora dominata dai catalani. Da allora la Madonna fu venerata dai navigatori che la chiamarono "Bonaria", o della "Buona aria".

Grazie ai marinai il culto si diffuse poi anche a Siviglia e da qui in America Latina. Arrivata a Rio de la Plata, portata da due sacerdoti che facevano parte del gruppo comandato da don Pedro de Mendoza. Questi, per la sua devozione alla Madonna decise di onorarla concedendo il suo nome alla città che si stava fondando, appunto Buenos Aires. La data esatta sarà stabilita in questi giorni con i vescovi sardi in visita ad limina.



Prima, l'udienza generale era stata tutto un inno allo Spirito Santo. «Quanti di voi pregate tutti i giorni lo Spirito Santo?», aveva chiesto alla piazza dove c'erano circa centomila fedeli. «Sieti in pochi», li aveva rimprovera bonariamente. Per poi esortarli: «Pregate tutti i giorni lo Spirito Santo perché ci apre il cuore verso Gesù». Cristo parla dello «Spirito di verità. E cos’è la verità?», dice ancora Francesco. «La verità è la persona stessa di Gesù. Soltanto incontrando Gesù è possibile incontrare la verità. Lo Spirito Santo ci aiuta a farci vivere questo incontro e ad affermare. Gesù è il Signore».

Lo Spirito, ha continuato il Papa «ci fa ricordare le parole di Gesù e la legge del Vangelo iscritta nel nostro cuore». È questa legge del Vangelo che guida la nostra vita e i nostri comportamenti. Ogni giorno, costantemente. «Non si è cristiani a tempo», ha ricordato Francesco nel ciclo di catechesi dedicato all’Anno della fede, «ma si è cristiani in ogni momento. La verità di Cristo e dello Spirito Santo ci insegna che Gesù interessa sempre la nostra vita quotidiana».

E poi ha dialogato ancora con la folla: «Quale passo  stiamo facendo affinché la fede orienti tutta la nostra esistenza? La verità di Cristo, che lo Spirito Santo ci insegna e ci dona, interessa per sempre e totalmente la nostra vita quotidiana». E per due volte ha chiesto alla piazza: «Invochiamolo più spesso, tutti i giorni. Lo farete? Lo farete tutti i giorni?».

Prima dell’udienza il Papa aveva liberato due colombe chiuse in gabbia che gli erano state regalate e che il suo assistente stava riponendo assieme agli altri dono. Un applauso ha salutato il volo dei due volatili. Al termine, invece, tra i tanti saluti rivolti ai gruppi di fedeli presenti, un saluto particolare il Papa ha voluto rivolgerlo agli studenti, «in particolare a quelli di numerose scuole cattoliche. La scuola cattolica costituisce una realtà preziosa per l’intera società, soprattutto per il servizio educativo che svolge, in collaborazione con le famiglie, ed è bene che ne sia riconosciuto il ruolo in modo appropriato».

Prima dell’udienza, nell'omelia pronunciata a Santa Marta, il Papa era tornato sul tema del ruolo del vescovo. «Un vescovo», ha detto, «non è vescovo per se stesso, è per il popolo; e un prete non è prete per se stesso, è per il popolo: al servizio di, per far crescere, per pascolare il popolo, il gregge proprio, no? Per difenderlo dai lupi. È bello pensare questo! Quando in questa strada il vescovo fa quello è un bel rapporto col popolo, come il vescovo Paolo lo ha fatto col suo popolo, no? E quando il prete fa quel bel rapporto col popolo, ci dà un amore: viene un amore fra di loro, un vero amore, e la Chiesa diventa unita». E poi ha chiesto ancora di continuare a pregare perché «anche il vescovo e il prete possono essere tentati». E quali sono le tentazioni del vescovo e del prete?: «Sant’Agostino, commentando il profeta Ezechiele, parla di due: la ricchezza, che può diventare avarizia, e la vanità. E dice: "Quando il vescovo, il prete si approfitta delle pecore per se stesso, il movimento cambia: non è il prete, il vescovo per il popolo, ma il prete e il vescovo che prende dal popolo". Sant’Agostino dice: "Prende la carne per mangiarla alla pecorella, si approfitta; fa negozi ed è attaccato ai soldi; diventa avaro e anche tante volte simoniaco. O se ne approfitta della lana per la vanità, per vantarsi"».

Richiamando poi il capitolo 20 versetti 28-30 degli Atti degli Apostoli il Papa ha ricordato il monito di Paolo: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé». Francesco ha concluso: «Leggete questa bella pagina e leggendola pregate, pregate per noi vescovi e per i preti. Ne abbiamo tanto bisogno per rimanere fedeli, per essere uomini che vegliano sul gregge e anche su noi stessi, che fanno la veglia proprio, che il loro cuore sia sempre rivolto al suo gregge. Anche che il Signore ci difenda dalle tentazioni, perché se noi andiamo sulla strada delle ricchezze, se andiamo sulla strada della vanità, diventiamo lupi e non pastori, pastori. Pregate per questo, leggete questo e pregate».

Infine, il Papa ha messo in guardia dal pericolo del carrierismo e di andare dietro ai soldi: «San Paolo ricorda di aver lavorato con le sue mani, non aveva un conto in banca, lavorava». 

Annachiara Valle
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