«Noi anziani, fragili, ma utili»

Il Papa visita uno dei 15 centri che a Roma la comunità di Sant'Egidio gestisce per assistere le persone della terza età: «Chi accoglie gli anziani accoglie la vita».

12/11/2012
Papa Benedetto XVI visita un'anziana nella casa della Comunità di Sant'Egidio (Reuters).
Papa Benedetto XVI visita un'anziana nella casa della Comunità di Sant'Egidio (Reuters).

«Esco rinvigorito e rafforzato da questa visita!». Così esclama Benedetto XVI accomiatandosi da Viva gli Anziani, la casa di via Nicola Fabrizi, al Gianicolo, a Roma, dove la Comunità di Sant'Egidio accoglie e assiste un gruppo di persone della terza  età. Il Papa, accolto dal ministro Andrea Riccardi, dal presidente della Comunità Marco Impagliazzo e dai vescovi legati a Sant'Egidio (fra cui monsignor Vincenzo Paglia) è rimasto all'interno della struttura per anziani circa un'ora.

La casa ospita 28 persone, alcune autosufficienti, altre bisognose di assistenza. «Vengo tra voi come Vescovo di Roma, ma anche come anziano in visita ai suoi coetanei. Conosco bene le difficoltà, i problemi e i limiti di questa età, e so che queste difficoltà, per molti sono aggravate dalla crisi economica», ha detto Benedetto XVI, 85 anni compiuti lo scorso aprile. Il Papa ha potuto salutare sia gli ospiti della casa del Gianicolo sia  gli anziani arrivati da altre strutture gestite a Roma dalla Comunità di Sant'Egidio.

Fin dalla sua fondazione la Comunità si è avvicinata al mondo degli anziani e oggi questo servizio raggiunge 18 mila persone seguite da circa 8 mila volontari. Durante la sua visita,  il Papa ha incontrato, fra gli altri, Maria, una centenaria trasteverina che faceva la batterista sulle navi da crociera; Maria, 98 anni, originaria di Sotto il Monte (paese natale di Giovanni XXIII); Francesca, 90 anni, nata in Tunisia da una famiglia di pescatori siciliani; Vincenzo, ex muratore, con i suoi 70 anni il più giovane della casa. Papa Benedetto si è anche fermato in uno dei mini appartamenti del condominio, dove ha salutato Giovanna e Maria, due amiche che per l'occasione hanno imbandito la tavola con bibite e pasticcini.

Nel giardino interno della struttura, davanti a una piccola folla, il Papa è stato salutato da Marco Impagliazzo e da Enrichetta, una donna di quasi 91 anni. «Non posso più fare quello che voglio io, come un tempo, però non mi sento inutile», ha detto la donna con la voce tremante per l'emozione. «Vorrei dirvi con profonda convinzione: è bello essere anziani!», ha detto il Papa nel suo breve discorso. «In ogni età», ha proseguito, «bisogna saper scoprire la presenza e la benedizione del Signore e le ricchezze che essa contiene. Non bisogna mai farsi imprigionare dalla tristezza!».

Benedetto XVI ha aggiunto che «si dovrebbe operare con maggiore impegno, iniziando dalle famiglie e dalle istituzioni pubbliche, per fare in modo che gli anziani possano rimanere nelle proprie case. La sapienza di vita di cui sono portatori è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato dal vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita! Chi accoglie gli anziani accoglie la vita!». «Non scoraggiatevi mai», ha esortato il Papa, “voi siete una ricchezza per la società, anche nella sofferenza e nella malattia. E questa fase della vita è un dono anche per approfondire il rapporto con Dio (…) diventate intercessori presso Dio, pregando con fede e con costanza. Pregate per la Chiesa, anche per me, per i bisogni del mondo, per i poveri, perché nel mondo non ci sia più violenza. La preghiera degli anziani può proteggere il mondo, aiutandolo forse in modo più incisivo che l'affannarsi di tanti”.

Roberto Zichittella
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Postato da LucianoT il 13/11/2012 00:54

FIn da piccolo, nella nostra casa hanno vissuto, in tempi diversi, due prozie ed una nonna, accompagnate negli ultimi anni della loro vita con l'amore e l'affetto che a suo tempo avevano elargito a piene mani ai miei genitori, di cui erano zie e mamma. Lungo tutti gli anni che sono state da noi, non ha mai, dico mai sentito i miei genitori lamentarsi perché non abbiamo potuto fare le vacanze che avremmo voluto o uscire alla domenica per tutta la giornata, essere insomma "liberi" di fare quel che sarebbe stato bello fare. Le zie e la nonna sono state parte integrante della nostra famiglia e non dei "sacchi" depositati davanti allla porta di casa. Non sono sempre state rose e fiori, a volte è stata dura, le malattie le hanno rese sempre più dipendenti ed indifese, eppure sono state con noi sempre, fino al loro ritorno tra le braccia di Dio. Comprendo quanto non sia facile, spesso molto faticoso, ma "il cielo è qui su questa terra" (Gen rosso) e l'importante è amare ed essere amati qui ed ora. Guardare l'anziano è capire che, spesso i ruoli si invertono poiché da figli si diventa genitori dei nostri stessi genitori, è prendere coscienza della caducità della vita ma nel contempo di quanto sia importante viverla amando, spesso "sperando contro ogni speranza", poiché a questo siamo chiamati: amare. Tutto il resto è solo accessorio e contingente. Grazie a Benedetto XVI per le profonde parole espresse agli anziani di Roma ed in loro agli anziani di tutto il mondo!

Postato da Andrea Zilio il 12/11/2012 18:43

Commovente. Interessante. Raro. La solitudine dei vecchi, specie se vedovi è un dramma in fieri. Non ci sono più le famiglie patriarcali, non tutti possono avere una badante. I figli? Bisogna aiutarli ancora, a custodire i loro figli, non possono perdere il lavoro. E' già il lavoro che comincia ad allontanarsi dai figli. Le vere famiglie comprendono tre generazioni. L'ho imparato da una suora piccola e carissima, suor Servidea, già vecchia quando mi insegnava, molti anni fa. Ci spiegò la storia del riccio delle castagne. Ne ha tre dentro. Una per me che lavoro, dissse il padre. Una per te che non lavori disse al figliolo. Una per il nonno, seduto sulla soglia, che ha già lavorato. Noi piccoli credevano fosse una favola, invece ci spiegò come deve essere la famiglia.

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