Cinema, radio, Cd: Ligabue si fa in tre

È un periodo di grande fermento per Ligabue: mentre è nelle sale il documentario "Campovolo" ed esce un cofanetto di tre Cd, è tornato a un vecchio amore: la radio.

18/12/2011
Ligabue in concerto a Campovolo, Reggio Emilia.
Ligabue in concerto a Campovolo, Reggio Emilia.

Ligabue cento ne pensa e mille ne fa. Non più di un anno fa si parlava del suo disco Arrivederci, mostro!, 400mila copie nelle case dei fan, il lavoro più venduto dell’anno, che eccolo di nuovo in pista con tante novità. Il 7 dicembre è uscito nelle sale – 300 in tutta Italia – il docufilm Campovolo 2.011 la riproduzione fedele in 3D del suo ormai leggendario concerto tenuto il 16 luglio passato a Campovolo, Reggio Emilia, davanti a 120mila fan scatenati. Un’operazione che coniuga perfettamente l’anima più vintage del Liga (desideroso di tornare a quando il rock riusciva perfino a bucare il grande schermo con film eroici come Woodstock e diversi altri) e quella più tecnologica, affidando il montaggio addirittura agli studi di George Lucas su tecnologia in tre dimensioni.

Proprio in questi giorni, l’altra grande novità è la pubblicazione del live integrale del concerto. Tre Cd, un mare di musica e un brano inedito per ogni disco. C'è anche una terza novità, ancora una volta un Ligabue estremamente legato al suo passato: «Dopo tanti anni sono ritornato in radio. Ho condotto una pillola quotidiana su Radio2 da lunedì 29 novembre per dieci giorni, con mio fratello Marco e il mio manager e amico Claudio Maioli. Da giovani eravamo due “sfigati”, quando facevamo radio non ci ascoltava nessuno». Che Luciano abbia iniziato a occuparsi di musica proprio passando dalle radio libere era storia già nota e raccontata nel suo esordio alla regia Radiofreccia, e ora saperlo dietro a un microfono dopo tanti anni fa un certo effetto.

Ligabue, perché un film di Campovolo?
«Solitamente non mi piace rivedermi nei filmati, però la tecnologia di oggi, l’utilizzo del 3D, mi ha aperto nuovi scenari. È un processo non naturale, l’occhio umano non è abituato al 3D, però ti tiene incollato allo schermo, sembra di essere proprio lì sul palco. E poi Campovolo ha un significato particolare per me: venti anni fa suonammo in un piccolo palco davanti a qualche centinaia di persone; a luglio c’era gente da tutta Italia. Oltre alla fotografia esatta di quel concerto c’è anche una parte di me piuttosto intima, la mia Correggio e i miei amici, qualcosa che difficilmente avevo raccontato prima».

Forse poteva evitare il disco e uscire solo con il docufilm?
«Perché mai, il disco riproduce il concerto integrale, mi sembrava un’operazione carina da proporre. E poi ho deciso di inserire tre brani inediti: Ora e allora che una composizione che avevo lasciato fuori da Arrivederci, mostro!; M’abituerò, un brano extra di Sopravvisssuti e sopravviventi; Sotto bombardamento che composi 16 anni fa e trovo molto attuale. Racconta del fatto che più senti meno senti: più passano gli anni e più facciamo i conti con notizie che arrivano ogni venti o trenta minuti. La memoria si accorcia, è una cosa preoccupante».

È una critica alla società attuale e anche al modo di fruire la musica di oggi?
«Mi ha colpito molto Ivano Fossati quando qualche tempo fa ha dichiarato di voler mollare la musica. Gli ho scritto una lettera, mi sentivo di farlo, soprattutto perché mi ha toccato quando diceva che vorrebbe iniziare ad andare in vacanza, o semplicemente in giro la domenica senza dover cercare un’ispirazione a tutti i costi. Penso che ultimamente sia un po’ frustrante per i musicisti, non dico per chi come me ormai ha successo, ma penso ai giovani, agli esordienti: magari impiegano un anno per allestire un disco e poi questo viene ascoltato come sottofondo, scaricato gratuitamente. La musica gratis comporta un ascolto distratto, non c’è più il piacere di scegliere cosa ascoltare».

- La rivedremo nei panni di regista, magari per un nuovo film?
«Intanto sono tornato in radio, a Radio2. Poi non so cosa succederà ma non ha masi smesso di voler fare il regista, però devo avere una storia da raccontare. Quando l’avrò, vi farò sapere».

Federico Scoppio
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