The Sun, la luce del rock

La conversione del leader Francesco Lorenzi ha dato una svolta alla band italiana: dopo un periodo di crisi che li stava portando alla disgregazione, hanno scoperto il Vangelo.

12/01/2013
I quattro musicisti che compongono la band The Sun.
I quattro musicisti che compongono la band The Sun.

Nel 2004 furono eletti dal critica come la migliore punk rock band dell’anno; di recente invece sono stati scelti per la campagna di raccolta fondi “A Natale ritorna alle origini”, promossa da Ats pro Terra Sancta (Ong della Custodia di Terra Santa) a favore della raccolta fondi per i frati Francescani che operano in Terra Santa, venendo incontro ai bisogni più immediati di bambini, giovani famiglie e anziani di Betlemme e provvedendo alla mancanza di assistenza medico-sanitaria pubblica.

Quattro dischi sul mercato, una serie di date sparse nel mondo, tra Italia, Brasile e Giappone, da far gola alle migliori rock band internazionali, i The Sun hanno svolto in questi anni un particolare percorso che li ha portati a rivedere il senso di ciò che stavano facendo. Fino ad essere consacrati tra le migliori band di christian rock in Italia, successo suggellato anche dal loro recente disco Luce.

«Abbiamo avuto un buon successo, fatto tournée in mezzo mondo», racconta Francesco Lorenzi (voce e chitarra). Con lui ci sono da sempre Matteo Reghelin (basso), Gianluca Menegozzo (chitarra) e Riccardo Rossi (batteria). Per molti anni una band che aveva successo riproducendo i cliché tipici di ogni rock band che si rispetti. A un certo punto, qualcosa nella vita di Francesco, tra i leader fondatori del gruppo, cambia. «Era a cavallo tra il 2007 e l’anno seguente, al ritorno da un lungo tour sentivo che avevamo perso la genuinità istintiva di una volta, un percorso che ci stava portando a mettere in discussione la nostra amicizia, perché noi quattro siamo prima di tutto buoni amici. Avevamo perso la strada, chi esagerava con l’alcol, chi desiderava solo suonare per incontrare più ragazze possibili, chi faceva uso di droghe. Una circostanza abbastanza normale nel panorama musicale. Però alla fine di quella tournée ci fu una vera e propria crisi, Riccardo il batterista era devastato dall'alcol, noi altri quasi non ci parlavamo più. In quel periodo sono entrato in crisi profonda, ho iniziato a farmi molte domande».

L'album del gruppo.
L'album del gruppo.

«Poi una sera, mentre mi trovavo a casa dei miei genitori», continua Riccardo, «mi arriva una telefonata da un amico e mi dice che il programma della notte era saltato, mia madre mi passa un piccolo depliant, c’era un’immagine di Cristo e invitava a partecipare a un gruppo di preghiera. Sentii una voce che mi diceva di andare ad ascoltare, alla fine andai. Entrai in questa parrocchia e mi accorsi che non c’era nessun volto amico, nonostante fossi in un paesino dove tutti più o meno ci conoscevamo. Volevo scappar via, invece mi venne incontro una bella ragazza, molto sorridente, e mi trattenni. Il Signore utilizza anche questi espedienti per trattenerti. C’erano dei giovani che raccontavano la storia di Gesù, parlavano di amore e socialità e subito capii che avevo molto in comune con tutti loro. Sapevo di essere in crisi, mi ponevo domande sul senso di quello che stavo vivendo, e avevo una particolare predisposizione anche ad accogliere nuove risposte».

Di lì a poco tutto cambia. Francesco è atteso dagli altri in studio, devono preparare il nuovo album. Invece lui stravolge la sua vita, si dedica alla preghiera, alla conoscenza del Vangelo e, improvvisamente, dopo due dischi interamente cantati in inglese, inizia a scrivere canzoni in italiano. Dio, la vita dopo la vita, il coraggio, l’immortalità dell'anima, la gratitudine, l’amore per Dio e per l'umanità, la fede, sono le tematiche che entrano nella sua mente e si propagano nella sua scrittura, finché, dopo una fase iniziale di isolamento, riesce a coinvolgere anche gli altri membri della band. «Così tutto è diventato più semplice, più spontaneo», racconta Francesco.

In un paio di anni i quattro tirano fuori altri due dischi, dal marzo 2010 iniziano a frequentare Betlemme, la prima occasione è un concerto con musicisti da tutto il mondo, per protestare contro il muro di separazione. Un amore che passa da un recente tour in Palestina e culmina proprio con questa campagna di raccolta fondi che inorgoglisce molto Francesco e i suoi compagni.

Federico Scoppio
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