Mengoni alla conquista d'Europa

Dopo aver trionfato a Sanremo, il cantautore che rappresenta l'Italia all'Eurovision Song Contest confida: "Sono un pantofolaio, ma adoro firmare autografi".

17/05/2013
Marco Mengoni dopo la vittoria all'ultimo Festival di Sanremo.
Marco Mengoni dopo la vittoria all'ultimo Festival di Sanremo.

L'appuntamento è per domani sera, quando Marco Mengoni salirà sul palco di Malmo in Svezia per rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest 2013, il festival della musica europea (diretta su Rai 2). Si presenterà con L'essenziale, il brano con cui ha trionfato all'ultimo Sanremo. Se vincesse anche lì sarebbe un'altra tappa di un anno fin qui fortunatissimo che ha visto il suo Cd #Pronto a correre dominare le classifiche, mentre i suoi concerti fanno registrare ovunque il tutto esaurito. Noi lo abbiamo incontrato nella hall di un hotel milanese dove si è presentato con la sua tipica aria di chi sembra vagare coi pensieri da tutt’altra parte. E invece ha buttato lì: «Mi ricordo bene di te. C’eri alla presentazione del disco, eri seduto in terza o in quarta fila, e mi hai chiesto se ci sarà una versione in inglese». In effetti, è andata proprio così. «So di dare l’impressione di uno che ha sempre la testa fra le nuvole: un po’ è vero e un po’ fingo per poter osservare con attenzione chi ho di fronte». 

#Pronto a correre
(il simbolo "#" è quello che si usa nei messaggi su Twitter, un omaggio al numerosissimo seguito di fans che ha sui social network) è un disco che può sfoderare, oltre alla sua, le firme di Gianna Nannini, di Cesare Cremonini e addirittura di Ivano Fossati. Un disco pieno di ritmo, ottimista, molto diverso dal precedente che conteneva Come ti senti, brano in cui con acida ironia Marco si era divertito a raccogliere le domande e le considerazioni più stupide che gli venivano rivolte: da "C’è qualche oscuro segreto nel tuo passato?", a "Le guardi le brutte?", da "Eri un bambino ciccione?" a "Se vieni da un talent, non puoi avere ideali". Lui però spiazza di nuovo: «Le domande adesso sono cambiate forse perché sono cambiato io, o meglio è cambiato il mio modo di presentarmi. Prima, potevo apparire un po’ presuntuoso. In questi ultimi due anni ho lavorato molto su me stesso e quindi sul modo di scrivere le canzoni, cercando più concretezza, più semplicità». E per farlo, si è circondato solo di collaboratori giovani, a partire dagli studenti dell’Accademia di belle arti di Brera che hanno curato la parte grafica del Cd. «Ho 24 anni e mi trovo meglio con chi ha più o meno la mia stessa età e ha vissuto le mie stesse esperienze, anche se, con la vita che faccio sempre in giro, mi sento più vecchio. Io sarei un pantofolaio, un "pigiamone"».

Il cantautore durante il concerto a Bologna in onore di Lucio Dalla.
Il cantautore durante il concerto a Bologna in onore di Lucio Dalla.

Marco è figlio unico: «Ho passato buona parte della mia infanzia da solo, perché i miei genitori lavoravano sempre. Da bambino questa condizione mi pesava, poi crescendo il disagio si è attenuato anche grazie alla compagnia delle mie tre cugine. Ora non temo la solitudine, anzi, la ricerco e questo un po’ mi fa paura perché forse dovrei aprirmi un po’ di più agli altri». Quest’immagine però contrasta con il Mengoni che ha un rapporto generosissimo con i suoi fans: ovunque vada a presentare il suo disco, si ferma ore per scambiare una battuta o firmare autografi. «È il minimo che possa fare per persone che magari hanno viaggiato e hanno fatto una lunga fila solo per te».

La canzone che ha segnato la sua vita è La luce dell’est di Lucio Battisti: «Mia mamma la metteva sempre quando ero bambino. Io non capivo tutte le parole, ma ero rapito dalla musica. È un atteggiamento che ho mantenuto anche adesso: quando ascolto una canzone, valuto l’emozione immediata che mi arriva». Della mamma, Marco porta sempre con sè un rosario: «Me lo ha dato quando, a 17 anni, sono andato via di casa per studiare e lavorare. E da allora quando ci vediamo, lei mi dice che devo ridarglielo affinché possa "ricaricarlo" con il suo amore. È super apprensiva: ha paura che con il lavoro che faccio mi possa succedere qualcosa, ma non ne ha motivo. Se capita di andare a una festa ci vado, ma per il resto faccio una vita normalissima». Del papà, invece, Marco dice che è un «tipo molto particolare. Per lui io sto facendo un lavoro come un altro. Passa più tempo che può fra i campi. La sua prima figlia è la sua cavalla Melody. Poi vengo io. Però so che quando ha saputo della mia vittoria a Sanremo, pure a lui è scesa la lacrimuccia. Fa tanto il burbero, però è come una torta con il cioccolato fuso all’interno. In futuro, mi immagino pure io papà. Vorrei un figlio anche adesso, ma non ci sono le condizioni. Però è anche vero che non sono cose che si possono progettare: quando verrà, verrà».

Anche sul suo futuro come artista, Marco non vuole pensarci su più di tanto: «Viviamo nell’epoca dell’usa e getta, spesso a prescindere dalle cose che fai. Da questo punto di vista, mi sento corazzato perché, contrariamente a ciò che molti pensano a proposito dei giovani usciti dai talent show, ho fatto una lunga gavetta per arrivare fin qui: ho cantato nei matrimoni, nelle "sagre della porchetta", dappertutto. Ho fatto pure il barista e, per un solitario come me, è stata davvero una palestra di vita perché ero costretto ogni sera a confrontarmi con le persone. Magari un giorno aprirò un bar tutto mio. Per ora, mi godo questo momento. Il mio bicchiere è mezzo pieno: ma di vino, cioè di gioia».

Qui sotto il video di L'essenziale.

Eugenio Arcidiacono
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