La sfida di Profumo, diploma a 18 anni

La proposta del ministro è di accorciare di un anno il percorso scolastico dei ragazzi italiani e portarli al diploma a 18 anni, come nel resto dell’Europa. Ma i sindacati insorgono.

15/09/2012
Il ministro dell'Istruzione Profumo con i tragazzi alla Fiera di Roma (Ansa).
Il ministro dell'Istruzione Profumo con i tragazzi alla Fiera di Roma (Ansa).

“La scuola italiana non ha bisogno di riforme, ne ha già avute fin troppe: c’è solo bisogno di una semplice oliatura”. Il ministro Profumo ha ribadito anche a noi questo concetto, proprio nell’intervista che ha rilasciato a Famiglia Cristiana in occasione dell’apertura dell’anno scolastico. Eppure, prima della scadenza del suo mandato, stando alle indiscrezioni- apparentemente molto informate e ben documentate- apparse sull’agenzia Dire, potrebbe riuscire proprio a lui quello che non è riuscito a ministri tenacemente riformatori come la Lady di ferro dell’istruzione, Letizia Moratti, e prima di lei all’ex ministro Berlinguer.

(Ansa)
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Accorciare di un anno il percorso scolastico dei ragazzi italiani e portarli al diploma a 18 anni, come avviene nel resto dell’Europa. Sarebbe questo l’obiettivo di una commissione di lavoro approntata dallo stesso Profumo di cui fanno parte insegnanti, dirigenti ed esperti del ministero. La commissione si sarebbe già riunita, il calendario ovviamente prevede tempi stretti. A dicembre il progetto dovrebbe essere sottoposto al ministro, in modo da poter essere presentato al consiglio dei ministri prima di entrare nel vivo della campagna elettorale.

(Ansa)
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Intanto è partito il fuoco d’artiglieria che ha fatto finire nei cassetti i progetti precedenti. I sindacati insorgono. “E’ solo un modo per risparmiare e tagliare altri posti di lavoro”, ha dichiarato Rino di Meglio, segretario del Gilda. Sulle stesse posizioni Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola. “Nei pochi mesi che gli rimangono il ministro Profumo farebbe meglio a concentrarsi sui problemi concreti della scuola italiana”, ha dichiarato. Difficile esprimersi con serenità a carte coperte. Gli ostacoli ci sono. E’ evidente che un problema pesante di precariato come quello che la nostra scuola si trascina dietro, di cui non è certo responsabile il ministro Profumo, difficilmente può convivere con una ulteriore contrazione dei posti d’insegnamento. In questo senso non va disconosciuto il coraggio del ministro, che finalmente ha indetto un concorso, invertendo la rotta.

Sarebbe ingiusto, in ogni caso, liquidare il progetto di Profumo come un semplice pretesto per ulteriori risparmi. La vera preoccupazione che a nostro avviso sta alle spalle della nuova avventura ministeriale è relativa alla dispersione scolastica. E’ troppo alta la percentuale dei ragazzi che lasciano precocemente la scuola senza un titolo di studio. Innalzare a 17 anni l’obbligo scolastico: sarebbe questa l’intenzione, un obiettivo che dovrebbe andare di pari passo con la contrazione del percorso scolastico. Come dire: più scuola di qualità per tutti, per non lasciare i ragazzi per strada, ma senza inutili parcheggi. Impossibile dire ora quali siano le intenzioni della commissione, che sostanzialmente potrebbe seguire tre strade. Anticipare di un anno il percorso scolastico o accorciare la scuola superiore portandola da cinque a quattro anni.

Entrambe le possibilità, a nostro avviso, comporterebbero una piccola grande rivoluzione. L’inserimento precoce di bambini non sempre pronti a un percorso scolarizzato, la revisione di tutti i programmi della scuola superiore. Il ministro ha convenuto con noi che l’anello debole della scuola italiana è la media inferiore. I tre anni delle medie segnano una battuta d’arresto nella formazione dei ragazzi e si rivelerebbero inadeguati secondo gli standard europei. Forse ha ragione il ministro. E’ qui che sarebbe necessaria un’oliatura, senza grandi rivoluzioni e con un po’ di buon senso. Riconoscendo che i nostri ragazzi oggi diventano adolescenti molto prima e che la loro precocità non può essere sfruttata solo per farne dei fenomeni da talent.

Vediamo bambini di quarta, quinta elementare affrontare consapevoli il pubblico, sottoporsi ai giudizi inclementi della giuria, cimentarsi con testi assolutamente inadatti alla loro età cercando addirittura di interpretarli in modo convincente. E’ troppo banale limitarsi a dire che scimmiottano gli adulti. Se possono fare tutto questo, per incrementare gli ascolti di una televisione troppo pigra per inventarsi qualcos’altro, possono anche lasciare il grembiule bianco e presentarsi con un anno di anticipo sui banchi più impegnativi di una rinnovata scuola media. Il ministro Profumo questo l’ha capito. Tutto sommato la rivoluzione c’è già stata. Ben vengano le oliature, purché non si metta mano a quello che già funziona. 

Simonetta Pagnotti
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Postato da Franco Salis il 16/09/2012 09:29

Quindi non si tratta di accorciare la conclusione degli studi, ma di anticiparne l’inizio. La proposta era stata già avanzata, ma c’era stata una levata di scudi da parte della FISM che vedeva un modo surrettizio di sottrarle terreno da sotto i piedi: la scuola materna, dove la FISM è massicciamente presente, si ridurrebbe di un anno. Tutti invocano le riforme ma quando pesti i calli a qualcuno, quello ti si mette di traverso, chiunque esso sia. Ma se la riforma è in senso globale, potrà aver la possibilità di sottrarre qualcosa a qualcuno, ma lo può compensare in altra parte di essa. Venendo alla proposta, teniamo presente che si deve copiare ciò che c’è di buono nell’Europa e conservare, se non esportare quello che abbiamo noi di buono. La scuola italiana conserva una buona dose di umanesimo (ma quanto è grande questa dose?) che nel mondo anglosassone non conoscono.In Europa l’indirizzo è prettamente tecnicistico e specialistico, per cui in altri tempi, era facile trovare lavoro a 18 anni. Ehi ,giovani, ve lo immaginate il lavoro “sicuro” a 18 anni? Per concludere chi voleva continuare gli studi a 21 anni si ritrova con quella che noi chiamiamo “mini” laurea e per loro invece è una laurea “grande”. Poi ci sono i corsi post lauream o/e i master, un tempo pagati. Nelle Università prestigiose, ma solo in quelle, il passaggio al mondo del lavoro era e ancora è “automatico”. Di contro chi frequenta un master all’estero dopo la nostra laurea “magistrale o tre+ due”, trae maggior profitto di coloro che hanno studiato nella loro patria. Come mai avviene questo? Sembra incomprensibile! E no, la formazione “tecnica e umanistica” delle nostre università (tutte? Boh!) dimostra in tutta evidenza la sua bontà. Quindi quell’anno in più non è perduto: il giovane così formato, avrà maggiori possibilità di adattarsi al mondo che cambia e rispondere in continuità positivamente. Solo così si può parlare di “posto di lavoro sicuro NOIOSO”. Ai “tempi degli dei falsi e bugiardi” quando mi occupavo di queste cose, in Italia vi erano 125 indirizzi dell’Istituto tecnico industriale! E’ evidente che il proliferare degli indirizzi era in funzione occupazionale degli insegnanti con tanti saluti al “debito pubblico”. Chissà perché Franco Salis si dà la zappa ai piedi, eh, si, perché ha beneficiato di provvedimenti che hanno contribuito al debito pubblico, anche se nel passato aveva contribuito all’espansione della scuola con stipendi di fame, quindi espansione a sue spese. La verità va sempre detta, anche quando fa male, ma io ho la pelle di carapace. Debbo ribadire, prima di concludere, che la valutazione degli alunni e degli insegnanti deve avvenire da soggetto del tutto estraneo alla scuola e al ministero. Il ministero è di per sé inquinante! Se non si ha il coraggio di convincersi e agire di conseguenza a ciò, non ci si lamenti della “raccomandazione” e della conseguente malversazione nella pubblica e privata impresa! Conclusione: il ministero, commissione o non commissione, si limiti a dettare le norme di carattere generale, come previsto dallal’art.33 commi 2 e 3 della Costituzione “ La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. Quanto a “senza oneri” si riferisce al diritto “di istituire” e non “di gestire” come appare evidente dalla lettura degli atti preparatori. Tutto il resto deve essere elaborato a livello locale con la partecipazione di più soggetti .Quanto detto è la sintesi della sintesi del PROGETTO DI SISTEMA SCOLASTICO INTEGRATO. Secondo il ministro: “La scuola italiana non ha bisogno di riforme, ne ha già avute fin troppe: c’è solo bisogno di una semplice oliatura”. Spero che sia una frase esternata per non allertare anzi tempo i soggetti interessati. O il mondo cattolico si impegna per questo progetto, o non si metta a piangere quando le scuole paritarie perdono finanziamenti e fanno ricorso a mezzi non proponibili. Ciao, buona domenica

Postato da martinporres il 15/09/2012 12:48

Concordo è opportuno accorciare di un anno il percorso scolastico. Non capisco perché debbano insorgere i sindacati. Gli stessi si devono preoccupare di garantire i posti di lavoro e non devono entrare nel merito del progetto.

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