Brindisi, migranti: tragedia in mare

Una barca si è incagliata contro gli scogli della costa brindisina, dinanzi a Torre Santa Sabina, rovesciandosi. A bordo, si pensa, 70-80 extracomunitari. Morti e feriti.

27/11/2011

Morti e dispersi. Partito cinque giorni fa dalla Turchia con a bordo - secondo qualche testimonianza - circa 70-80 persone, un barca a vela  è naufragata nelle acque della Puglia. Causa della tragedia, le pessime condizioni atmosferiche: il mare era a forza 5 e c'erano forti folate di vento.  Secondo un bilancio diffuso dal Viminale, nella tarda serata di sabato 26 novembre risultavano recuperati due corpi senza vita. Un terzo è stato visto da molti testimoni. Quarantuno i sopravvissuti, stando a quanto detto Prefettura di Brindisi alle prime ore di domenica 27 novembre.


Durante le primissime fasi dei soccorsi, Carabinieri e Polizia hanno trovato sul luogo dell'incidente e nelle campagne limitrofe una trentina di persone, 4 delle quali minorenni; altre due persone sono ricoverate in ospedale ad Ostuni per fratture e lesioni varie, ma le loro condizioni non sarebbero gravi. La barca si è incagliata contro gli scogli sulla costa brindisina, dinanzi a Torre Santa Sabina e si è rovesciata. A bordo soprattutto afghani, iracheni, pachistani e cittadini del Bangladesh. Per questo viaggio della speranza avrebbero pagato sui 3 mila euro a testa.  

L'allarme per il naufragio è stato dato attorno alle 18-19 di sabato 26 novembre da un abitante del luogo attirato dalle urla disperate dei naufraghi. Sono stati subito allertati i Carabinieri e la Capitaneria di porto. Le persone soccorse sono state condotte in una struttura nelle vicinanze del luogo dell'incidente. Molte di loro sono state trovate da Carabinieri e Polizia mentre si allontanavano a piedi dal luogo dell'incidente o vagavano nelle campagne alla ricerca di un luogo dove trovare aiuto.  «Secondo un testimone», dice l'assessore regionale Fabiano Amati, che si trova sul posto, «a bordo del barcone c'erano 70-80 persone. Molti dei sopravvissuti sono scappati via subito dopo il naufragio del barcone e, per questo, comprendere quante siano effettivamente le vittime». 

Erano anni, ormai, almeno dal 2003, che la Puglia non era costretta al tragico conto delle vittime delle carrette del mare, dopo che per tutti gli anni Novanta l'Adriatico si era trasformato in un calvario insanguinato.  «Non possiamo più convivere», ha detto stasera il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, «con il naufragio di migliaia di uomini e donne in fuga da guerra, fame e povertà. E' necessario rimettere al centro delle politiche di accoglienza umanità e solidarietà».

La barca a vela naufragata, con una settantina di migrati clandestini a bordo,  la sera di sabato 26 novembre al largo della Puglia (foto: Ansa).
La barca a vela naufragata, con una settantina di migrati clandestini a bordo, la sera di sabato 26 novembre al largo della Puglia (foto: Ansa).


L'allarme per il naufragio è stato dato attorno alle 18-19 di sabato 26 novembre da un abitante del luogo attirato dalle urla disperate dei naufraghi. Sono stati subito allertati i Carabinieri e la Capitaneria di porto. Le persone soccorse sono state condotte in una struttura nelle vicinanze del luogo dell'incidente. Molte di loro sono state trovate da Carabinieri e Polizia mentre si allontanavano a piedi dal luogo dell'incidente o vagavano nelle campagne alla ricerca di un luogo dove trovare aiuto.  «Secondo un testimone», dice l'assessore regionale Fabiano Amati, che si trova sul posto, «a bordo del barcone c'erano 70-80 persone. Molti dei sopravvissuti sono scappati via subito dopo il naufragio del barcone e, per questo, comprendere quante siano effettivamente le vittime». 

Erano anni, ormai, almeno dal 2003, che la Puglia non era costretta al tragico conto delle vittime delle carrette del mare, dopo che per tutti gli anni Novanta l'Adriatico si era trasformato in un calvario insanguinato.  «Non possiamo più convivere», ha detto stasera il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, «con il naufragio di migliaia di uomini e donne in fuga da guerra, fame e povertà. E' necessario rimettere al centro delle politiche di accoglienza umanità e solidarietà».

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