Ma la scuola non è solo ferie e salario

Gran dibattito, su Famigliacristiana.it, sulla scuola e sugli insegnanti. Ma nessuno si chiede c he cosa imparano davvero i ragazzi. Perché?

04/05/2011

Chissà se ha ragione Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura, quando definisce “terrificante” il linguaggio dei giovani. E chissà quali ragioni, torti, concessioni e irrigidimenti ispirano le molte decine di lettori che, su questo blog, hanno commentato un articolo di Francesco Anfossi sulla scuola italiana.       

     Il romanziere peruviano prende spunto dal lessico di Twitter e Facebook per denunciarne la barbarie sintattica: e leggendo pure da noi “xké” al posto di “perché” e “tvb” come sintesi di “ti voglio bene”, vien da chiedersi se non stiano tornando in voga i caratteri cuneiformi in uso fra Ittiti e Sumeri, quando la parola faticava a trovare una espressione grafica. Solo che da allora sono trascorsi cinquemila anni, quanto basta per approdare a un linguaggio debitamente articolato.      

     Inoltre, uscendo dagli scambi di messaggi su Internet, sono anche da ascoltare quei docenti che giudicano di livello primitivo non solo i temi di scuola media ma gli stessi elaborati degli studenti universitari. Non sarà magari vero che, tesi appunto di Vargas Llosa, “se scrivi e parli così è perché pensi così, e se pensi così è perché (xké) pensi come una scimmia”. Qui siamo evidentemente all’eccesso letterario, per amor di tesi. Ma è un fatto, rimanendo in Italia, che la nostra lingua viene parecchio maltrattata. In alto e in basso.      

     Veda dunque il lettore di scorrere l’ottantina di pareri espressi dopo l’intervento di Anfossi (titolo, “Il Cavaliere e i prof bolscevichi”). Come l’articolo prendeva spunto dall’attacco di Berlusconi agli insegnanti politicizzati, così dalle reazioni è emersa una lotta tra fautori e critici del premier, tuttavia con un obiettivo supplementare e una lacuna. L’obiettivo, chiamiamolo così, è di colpire la classe insegnante imputandole stipendi troppo alti (!) a paragone della scarsa fatica: orari ridotti, ferie lunghe ecc. La lacuna consiste nel non chiedersi, politica a parte, che cosa imparino effettivamente i nostri ragazzi. A cominciare, ovvio, dalla linga italiana.        

     Nemmeno i docenti che hanno invaso questo blog, nella loro difesa documentata oltre che appassionata, sembrano porsi il problema. Pochi soldi, molto lavoro, libri di studio disonesti o imparziali: nient’altro o quasi. In sintesi, un professore fa il suo dovere e non lavora meno di un operaio o un impiegato. Ma è solo su questo che si deve discutere? In una società evoluta, interrogarsi sui livelli culturali è argomento che non merita di essere ridotto né a guerra fra classi né a concezioni corporative. Stiamo parlando dei nostri ragazzi: senza le esagerazioni antropomorfe di Bargas Llosa ma, certo, non senza allarme. Se davvero anch’essi parlano come scrivono, e pensano come parlano, non saranno delle scimmie. Ma se almeno in qualche misura questo è vero, ci sarà un perché. Anzi, un “xké”. 

Marin Faliero
Preferiti
Condividi questo articolo:
Delicious MySpace

I vostri commenti

Commenta

Per poter scrivere un'opinione è necessario effettuare il login

Se non sei registrato clicca qui

Postato da anna69 il 12/05/2011 19:59

A frassinello vorrei chiedere se non gli sia venuto il dubbio che gli stipendi degli insegnanti assorbano gran parte dei soldi destinati alla scuola semplicemente perchè il governo non sta investendo sulla scuola e la cifra destinata ad essa non risulta quindi sufficiente. La colpa, allora, va attribuita ai docenti o a chi vuol farli vedere come sanguisughe e non come persone o risparmiare su questo settore per coprire altri buchi? Perchè quando una persona afferma che tanti, come lei, cercano di fare bene il loro lavoro, ciò che dice viene sempre siglato come retorica? Lasciamo perdere, per favore, questo sa sì, di nostalgico, il fatto che decenni fa ci fossero maestri validi, certo, non lo metto in dubbio, ma i programmi erano diversi, le richieste e le esigenze lo erano altrettanto, una volta si facevano ragionare i bambini come piccoli adulti, c'era l'insegnamento prevalentemente mnemonico e meccanico, che a posteriori, con un ragionamento da adulti, si è rivelato efficace, ma attivarlo da piccoli non era poi così semplice. Ora a scuola si cerca di far ragionare i bambini, si riconosce che sono effettivamente persone (con i loro tempi di apprendimento, le loro storie, le loro problematiche e i loro personali contesti di vita), far capire loro quanto viene presentato attraverso esperienze dirette, attività manipolative, insomma, per comprenderci, con obiettivi legati al loro vissuto; poi avviene il processo di memorizzazione, agevolato da schemi di sintesi, mappe concettuali, ma solo quando si è sicuri che il bambino abbia veramente appreso e non solo "scimmiottato" un'esperienza. Io non ho vissuto i momenti scolastici cui lei fa riferimento nell'immediato dopo guerra fino ai primi anni 60, ma siccome non sono più una ragazzina mi ricordo il mio iter scolastico che non si discostava molto da quello da lei descritto, ma che ho dovuto rielaborare personalmente da ragazzina e adulta ( agevolata anche da validi insegnanti), poiché mancava proprio delle attività sopra citate. Certo, il traguardo è lo stesso di allora: educare, ma educare con cognizione di causa è differente. Non voglio tediare nessuno con discorsi di carattere tecnico ma desidererei solo far passare il pensiero che la perfezione non c'era allora e, purtroppo, nemmeno adesso perchè le pecore nere ci sono sempre state e sempre ci saranno, ma, per favore, non date alla scuola tutte le colpe perchè non mi sembra proprio corretto né obiettivo. Vorrei aggiungere un'ultima cosa, nella risposta di frassinello a Franco Salis si legge anche che da sterili test si possono valutare gli insegnanti, questo è terribile! Con questo, caro frassinello non voglio dire che i docenti siano una categoria intoccabile, anzi! Si potrebbe benissimo controllare, e senza errori di margine, gli insegnanti, osservando il loro operato direttamente in classe, vedendo i quaderni e assistendo a qualche loro lezione, da questo si desumerebbe senz'altro la preparazione, che se non fosse quella richiesta, si dovrebbe fare in modo che lo pseudo insegnante fosse invitato a fare qualcos'altro. Le prove cui lei allude invece servono solo a spendere una quantità considerevole di denaro ( il nostro) per poi non vedere nemmeno pubblicati i risultati della propria sede di servizio( dimenticati? Non visti? Buttati? Se si tratta di scuole "non campione" non considerati? Allora cosa li fanno a fare? )? Per piacere! Il mio lavoro deve rendere conto ai bambini e ai loro genitori! Il resto non mi interessa se viene fatto con i piedi! Ad Ironyman rispondo che di insegnanti come me, impegnati, ma non infallibili, che amano il proprio lavoro, ce ne sono tanti. Chi lavora alla scuola primaria sa che essa rappresenta la base dei "saperi fondamentali", da lì parte tutto e questo lavoro deve continuare anche nei gradi scolastici successivi. I maestri, e a me piace ancora tanto questo termine caduto un po' in disuso, sanno di avere tra le mani una “materia viva” tanto delicata solo quale può essere un bambino, grazie di non fare di tutta un'erba un fascio. A qualcuno verrà da sorridere a leggere queste parole, ma chi ne è convinto e lo prova sulla sua pelle ogni giorno le trova una cosa seria. Saluti.

Postato da frassinello il 11/05/2011 18:47

@Franco. Trovo molto ingeneroso questo attacco a tutto campo alla Gelmini, non perché abbia sempre ragione, ma perché l’ha avuta molte volte, a cominciare dalla riforma dell’Università e da certi tentativi di tagliare gli sprechi di una scuola che ha l’acqua alla gola perché spende troppo per gli insegnanti e il personale amministrativo. E anche per essere l’unica (dopo Giovanni Berlinguer) a non fare una difesa corporativa sel suo settore. Che la pletora del corpo docente non dia risultati è davanti agli occhi di tutti e i test lo dimostrano. Casomai il rischio è che i test partiti in questi giorni, per il loro meccanismo, diano risultati più positivi della realtà. E’ un discorso lungo, lo ha affrontato molto bene Luca Ricolfi ieri sulla Stampa di Torino e di questo, forse, potrebbe essere accusata la Gelmini. Non certo di aver invitato chi vuole le riforme a scendere in campo e magari candidarsi. Chi decide, in democrazia, sono i rappresentanti del popolo, non i “tecnici”, che disseminano i loro interventi in politica di disastri. Il “tecnico” è un consulente, il politico deve avere la parola finale in nome di chi lo ha votato. Senza, vi prego, che qualche buontempone adesso salti fuori con l’accusa di apologia della “dittatura della maggioranza”. Detto ciò, il resto – scusa caro Franco – è aberrante. Il ragionamento “sei tu che hai cominciato per primo” non sta né in cielo né in terra. Saremo anche sputtanati, ma se il Cavaliere dice una cosa giusta è giusta. E tutte le volte buttare tra i piedi il Bunga bunga è solo un mezzuccio demagogico per non affrontare i problemi. In questo noi italiani siamo ottimi maestri (battuta involontaria, lo giuro).

Postato da frassinello il 11/05/2011 18:17

@Anna. Potrei togliermela ribadendo un concetto: il 97 per cento dei fondi per la scuola va in stipendi, i tagli sono stati fatti dove si poteva fare (i salari no), cercando anche di non rinnovare contratti superflui. La battaglia ai tre maestri, per esempio, è sacrosanta. Siamo cresciuti benissimo e probabilmente più colti delle ultime generazioni con il maestro unico e in classi di 30 alunni. Però il maestro (o la maestra) lo erano con la M maiuscola. L’80 per cento degli italiani che ha fatto le elementari dalla fine della guerra ai primi anni ’60 sa di che cosa parlo. Insistere con la retorica del “bravo insegnante” è mistificatorio. La scuola italiana (e lo dice chi sa di che cosa parla, cara Anna) ha bisogno di una rivoluzione liberale, di mettere in concorrenza classi, istituti, docenti. E chi non funziona chiude e va a casa. Questo non vuol dire favorire la privata, perché la legge del mercato (culturale ed educativo in questo caso) può essere benissimo applicata anche all’interno della scuola pubblica. Poi bisognerebbe aprire il discorso sulla libertà di scelta delle famiglie, ma non voglio scatenare un altro putiferio. Concludo con due rapide considerazioni. La prima: confermo che piagnucolare sulla scuola citando 9 nuovi sottosegretari è infantile e qualunquistico. Questo non significa non chiedere alla politica di tagliare i suoi costi, ricordo solo – tanto per il gusto della polemica – che comunque i sottosegretari attuali sono molto meno di quelli del Governo Prodi. La seconda: il tema degli insegnanti di sostegno è spinosissimo, non si può giovare sulla pelle di chi è “diversamente...”. I tagli sono stati probabilmente indiscriminati, ma gli abusi erano tantissimi.

Postato da ironyman il 11/05/2011 00:03

Ci risiamo. Cosa imparino i ragazzi davvero importa poco. Avevo cercato di avventurarmi in una discussione in merito ma la polemica sul credo politico dei professori ha ripreso il sopravvento. Cara Anna, hai perfettamente ragione nel sostenere che molti mostrano di possedere una conoscenza della realtà scolastica, non fondata, ma non credo che lo facciano per miopia, per semplice superficialità o peggio per millanteria. La tesi che devono sostenere con ogni mezzo ed arteficio logico è che la realtà scolastica è inquinata dai professori comunisti. Una fandonia colossale che fa passare in secondo piano tutto il resto. E quindi tutti i mali della scuola devono essere ricondotti a questo assioma indiscusso ed indiscutibile per cui i professori sono privilegiati, lavorano poco, indottrinano ecc.. Insomma la solita cantilena e non se ne esce. Pensavo che questo filone si fosse esaurito nell’altro forum “ il cavaliere e i prof bolscevichi” che avevo abbandonato quando la discussione era degenerata in schiamazzo e diatribe personali, e che qui si potesse finalmente riprendere a ragionare in maniera seria e non sterile sulla capacità della scuola di corrispondere alle esigenze formative dei nostri ragazzi. Non intendo perciò riavventurarmici proprio adesso. Anche perché perfettamente inutile. Passiamo oltre. Dalle posizioni da te espresse mi è sembrato di cogliere una certa passionalità nel lavoro che svolgi, altrimenti non avresti reagito come hai fatto alle tante, troppe a mio parere, provocazioni alla tua categoria. Sarebbe perciò interessante continuare con te e con quanti interessati, a confrontarsi sul tema della discussione senza sconfinare in manicheismi fuori luogo. A tal proposito condivido la tua posizione sul linguaggio un po’ fuori dagli schemi dei giovani. Penso però che sia importante che essi maturino una buona capacità espressiva attraverso una migliore e più accurata conoscenza e padronanza della lingua. A mio parere la scuola trascura un po’ questo aspetto e non capisco se dipende dai programmi ministeriali (per la qual cosa propenderei), dalla sottovalutazione del problema o dalla inadeguatezza degli insegnanti o perlomeno di una parte di essi. Certo che arrivare ad affrontare un concorso per uditori giudiziari, quindi con una laurea in legge in tasca, sbagliando le doppie o la e con l’accento è drammatico. Come faranno a scrivere le sentenze i futuri Giudici con queste deficienze linguistiche?.

Postato da Franco Salis il 09/05/2011 18:27

Ma scusa,frassinello,ti dici esterreffatto,perché al di là di affermazioni condivisibili,colgo l’occasione per un attacco alla Gelmini. La domanda è questa: è vero o non è vero che ha falcidiato la scuola(falcidiare uguale tagliare con la falce indiscriminatamente quindi senza criterio di selezione) quindi non salvando quello che si sarebbe potuto salvare? E’ vero o non è vero che tutti gli atti della Gelmini sono improntati al “ripristino della serietà ” intesa come restituzione dell’autorità(autorità intesa come autoritarismo) alla scuola? E’ vero o non è vero che minaccia gli insegnanti che osano criticare le scelte del ministero dicendo loro che per far questo è necessario che si candidino e vengano eletti? Se la tua risposta è “non è vero” allora tu hai ragione di essere “esterrefatto”,ma se la risposta è invece “si è vero”, allora devi si esterrefarti ma non a causa mia, ma a causa della Gelmini.Ma la Gelmini quando è stata eletta? Essa è stata messa in una lista da Berlusconi e lei non perde occasione di menare vanto di questa scelta e ringraziare il benefattore. Non si tratta di odio per il cavaliere,vi è invece un grande disprezzo per il suo comportamento. Il fenomeno del bunga bunga non è cosa di poco conto:chi dovrebbe guidare la nazione,chi dovrebbe essere d’esempio per la crescita morale,si abbandona a sfrenate immoralità di cui si vanta “io non pago le donne,ma le conquisto”. Pedagogicamente è estremamente deleterio perché dimostra che c’è un modo per guadagnare subito e tanto e non fare la commessa a 800€ al mese. Ho visto di recente una operatrice turistica romagnola che implorava di non parlar male del cavaliere perché se no i turisti non sarebbero arrivati. A parte la simpatia verso una persona che in fondo vuole solo lavorare,ma perché non ha indirizzato i suoi strali al mascalzone anzi che indirizzarli a chi denuncia le mascalzonate? Queste non sono affermazioni ridicole,ma fatti strettamente legati alla realtà di cui il cavaliere ormai non nega ma si vanta. Per me è ladro sia chi ruba sia chi regge il sacco. Però per dimostrarti la mia serenità nella disanima della situazione,ti dirò qualcosa che ti farà piacere. Tu dici “E’ tremendo non poter esprimere le proprie opinioni senza essere additati come gli ascari del signore del Bunga bunga” si questo è grave. Però “chi di spada ferisce di spada perisce". Chi ha introdotto il concetto di “comunista mangia i bambini” mutuandolo da vecchia letteratura superata? Chi è dunque il dispensatore di odio? Chi ha avvelenato tutte o quasi le istituzioni democratiche? Ciao

Postato da anna69 il 09/05/2011 14:53

Gentile frassinello le rispondo dicendole che sono solita rispettare sempre le opinioni altrui, come deve essere in un paese democratico e come dovrebbe essere per qualsiasi persona sensata. La questione sta nel fatto che chi scrive, come nel suo ultimo intervento sull'articolo di Anfossi, che i tagli sono stati fatti agli stipendi e non ai materiali mi fa un po' sorridere e mi fa supporre che forse lei lavori in una scuola privata oppure ascolti solamente chi dice che la scuola non si deve lamentare di tutti i privilegi ( ???????? ) che ha, o altrimenti sia un genitore che ha avuto, e questo lo posso comprendere, esperienze negative con la scuola. Nel nostro Circolo non c'é più un soldo nemmeno per pagare i docenti supplenti, ma non perché sono stati sperperati da quelli in ruolo che, in silenzio, fanno ore aggiuntive, anche a scuola, per agevolare gli apprendimenti dei loro studenti, ma semplicemente perché non ci sono soldi. E dove sono finiti???????????? Certo, i risparmi sulle nuove nomine parlamentari e tutti gli sperperi fatti, a qualsiasi livello, non basterebbero, ma l'importante sarebbe cominciare, non le pare? Quando un collega é assente noi dobbiamo riunire in una sola classe, magari anche piccola ( mi riferisco alle dimensioni della stanza ), altre una o due classi, a scapito logicamente della qualità dell'insegnamento, poiché una persona, con tutta la sua buona volontà, non si può sdoppiare o farsi in tre. Che dire poi dell'innalzamento del numero di bambini per formare una pluriclasse, provi lei ad insegnare, contemporaneamente, a classi diverse le discipline fondamentali ( certo, chi vive la scuola come una passeggiata lo può fare, ma chi la vive seriamente, no!), che dire poi dell'insegnamento rivolto a classi con più di 26 alunni, con all'interno anche parecchi casi difficili di persone con handicap ( si ricordi che sono stati fatti parecchi tagli anche su questi bambini che necessitano di assistenti ad personam!) e/o straniere e/o con problematiche varie e guardi che non si tratta di favole, ma di situazioni all'ordine del giorno! Qui si vuole ridurre a mero denaro la serietà e il valore della scuola vera, si può risparmiare su tutto, volendo, ma non a discapito dei ragazzi. Mi confuti tutto ciò, soprattutto la parte che riguarda i diretti interessati e coinvolti, vale a dire i bambini, poi ne possiamo discutere.

Postato da frassinello il 09/05/2011 09:46

Carissima Anna, d'accordo sui linguaggi e su che cosa dov rebbe essere la scuola. Però, chi ti dice che chi scrive non conosca la realtà scolastica? Lo supponi solo perché non la pensa come te?

Postato da anna69 il 08/05/2011 15:26

Ho letto più volte questo articolo e mi sono rivista tutti i commenti scritti sull'articolo di Anfossi; non mi pare che dalle tesi sostenute dai docenti si estrapoli solamente un strenuo desiderio di difesa degli stipendi e delle ferie. Si evince anche il fatto che i ragazzi sono al centro dell'attenzione per i valori morali ed educativi da trasmettere. Il fatto che i ragazzi abbiano un linguaggio modificato e, a volte incomprensibile per noi adulti, può anche essere una questione di passaggio tipica di quell'età. Mi preoccupa maggiormente il fatto che certi adulti ostentino tanta cultura e conoscenza della realtà scolastica senza averne fatto esperienza diretta. Ultima cosa, in vari periodi storici, riportati anche sulle incisioni ( vedasi le pietre sepolcrali romane e iscrizioni varie ) le abbreviazioni ci sono sempre state e questo non é stato certo sintomo di ignoranza o regressione civile.

Postato da frassinello il 08/05/2011 10:37

Sono esterefatto. La geremiade di Giogo è qualunquismo allo stato puro e non meriterebbe risposta: piove governo ladro, si stava meglio quando si stava peggio, avanti così che non sappiamo dove andremo a finire. Insopportabile. Solo per fare un esempio, sono personalmente favorevole alla soppressione (o riduzione in macroaree) delle Province. Però, se vogliamo essere onesti, su 16 miliardi di euro di costi all’anno, tutti gli studi dicono che il risparmio, in termini economici, sarebbe molto modesto, giusto le indennità degli eletti. Perché le funzioni andrebbero mantenute. Chi come me le vorrebbe sopprimere (o ridurre) punta solo sul lungo periodo e la possibile sburocratizzazione, ma sono speranze non certezze. Lo stesso discorso vale per la riduzione dei parlamentari: un passo in avanti verso la moralizzazione, ma non un grande risparmio economico. Lascio stare i referendum: MAI il voto sui referendum, e giustamente, è stato mescolato al voto politico o amministrativo. Sarebbe un gravissimo inquinamento di campagne elettorali che vanno distinte. Costano 300 milioni di euro? A me va bene, ma se a voi non va bene ditelo ai firmatari! A Ironyman, sinceramente, non so che cosa rispondere. Ho letto e riletto tutto il dibattito, ma non ho trovato un attacco “ai comunisti”, solo una pungente polemica sui professori, con tutti i distinguo possibili e senza accuse specifiche “a quelli di sinistra”. Casomai mi è parso di cogliere molti dubbi sulla glorificazione e sacralizzazione della scuola pubblica, un’eredità dell’Ottocento che forse oggi non è più così intoccabile. Si può essere d’accordo o meno (e spero che Famiglia cristiana non sia pregiudizialmente in disaccordo), ma non si deve rispondere accusando di “berlusconismo” chi lo sostiene. E’ tremendo non poter esprimere le proprie opinioni senza essere additati come gli ascari del signore del Bunga bunga. Ripeto, sono esterefatto. Non da Giogo (cuore di papà...), non da Ironyman, che scrive sempre lo stesso ritornello, ma da Franco Salis, che fa descrizioni molto condivisibili per poi trarre conclusioni strampalate come l’attacco gratuito alla Gelmini che sarebbe favorevole al docente 2. Ma quando mai? Il dibattito è nato proprio per difendere il docente 1, quello che “non lava il cervello” a destra o a sinistra che sia. L’odio per il Cav. o la paura di non essere abbastanza “moderni”, porta a delle affermazioni ridicole. Quando i vescovi nel Sinodo vogliono opporsi a una proposta di risoluzione del Vaticano, per evitare il conflitto incominciano il discorso con queste parole “Placet iuxta modum, sed...” e giù una serie di contestazioni. Salis mi ricorda quei vescovi: analisi puntuali, descrizioni perfette, poi un po’ d’incenso al Pensiero Forte dei Luoghi Comuni. Altrimenti si passa per berlusconiani.

Postato da giogo il 07/05/2011 12:01

Per antonel...Giogo è uno di quelli...è uno di quelli che han 2 figlie insegnati, è uno di quelli che han passato i 70, è uno di quelli che sulla propria pelle ha vissuto la GUERRA, è uno di quelli che visto il FIUME DI COMMENTI si è permesso di proporre umilmente una soluzione ai problemi economici di questo Paese visto che gli insegnati son mal retribuiti, come tante altre categorie. Ma dice il saggio Antonel "non possiamo paragonare i tagli alla politica rispetto ai costi della scuola" BENE allora avanti così AVANTI TUTTA va bene tutto "madama la marchesa". Evidentemente divagare e cambiare discorso per "qualcuno la cosa da fastidio" Se Antonel si informasse seriamente sui costi della politica (n.esorbitante di deputati e rappresentanti, provincie,regioni,comuni, enti e comunità varie, tutti indecentemente troppo pagati, indennità elett. ai partiti ecc.ecc. senza aggiungere le centrali nucleari, il ponte sullo Stretto...mi fermo) e magari aggiungesse una DILAGANTE corruzione a tutti i livelli ....togliendosi dei paraocchi da evidente sostenitore di questa sciagurata compagine che ci governa... aiuterebbe a migliorare l'arretramento in cui è precipitato il Paese. saluti x tutti PS. Si potean risparmiar più di 300 ml di euro..... se nelle elezioni di maggio si mettean i referendum di giugno...medita medita amico

Postato da ironyman il 06/05/2011 20:38

La questione è che oggi più che mai la politica inquina e condiziona tutti i campi. E dunque parlare di scuola ed interrogarsi su come possa evolversi per corrispondere alle esigenze della collettività diventa terreno di scontro politico. E’ quasi inevitabile. Il futuro dei nostri ragazzi è preso in ostaggio da contafrottole e visionari che pur di esaltare il proprio elettorato di riferimento non si fanno scrupolo di accender gli animi e aizzare gli uni contro gli altri. E così per un verso si inaspriscono le divisioni e la conflittualità e per l’altro si perde di vista la questione principale di come offrire un solido bagaglio culturale alle generazioni future. Detto questo devo esprimere il mio apprezzamento per la sensibilità ed il distacco ideologico con cui FC riprende spesso questioni legate alla scuola. Raccogliendo dunque la provocazione di Faliero non vi è dubbio, a parer mio, che la scuola non può essere ricondotta unicamente a lotta di classi e corporativismo, né a diatribe e chiacchiericcio come per lunghi tratti è sembrato a chi abbia seguito la discussione sui professori bolscevichi. Quindi mettendo da parte le visioni deliranti del premier, è più che mai lecito chiedersi quali sforzi e quali cambiamenti occorre che la scuola compia. Intanto credo che il modello di società in cui viviamo influenza molto i giovani e non solo nel linguaggio. Il prevalere di modelli basati sulla immagine piuttosto che sulla sostanza delle cose, del successo a tutti i costi a fronte dell’impegno continuo e faticoso, il mito del piacere da coltivare sino all’eccesso, la rincorsa sfrenata al consumo spesso effimero indotto dai messaggi pubblicitari, la bellezza delle cose semplici che appaiono sempre più noiose e così via, disincentivano i ragazzi dallo studio che non viene avvertito come mezzo di emancipazione e crescita. Per non parlare poi dei valori morali che gli adulti offrono (sorvoliamo a piè pari). Per questo penso che il ruolo dei professori è determinante. Occorrono professori appassionati del loro lavoro che deve essere sentito come una missione, professori che sappiano essere come il professore 1 che Franco ha descritto molto bene. E concordo con Lui perfettamente quando mette in guardia dall’ evocare l’ordine e la falsa autorità, senza scadere nell’eccesso opposto di assenza di regole. Insomma il ruolo del professore è molto delicato e necessita di molto equilibrio. Forse prima di dare giudizi avventati non sarebbe male se dessimo ascolto a quanti come Franco la scuola l’hanno vissuta. Penso perciò che sia giusto introdurre dei criteri che incentivino le capacità degli insegnanti di coinvolgere gli studenti. Ritengo poi che la scuola prima che sfornare avvocati, architetti, infermieri, debba formare gli uomini del futuro e perciò persone con un forte senso civico e che siano in grado di pensare con la propria testa con indipendenza di giudizio e libertà (mentre i contestatori dell’indottrinamento di massa, come da migliore tradizione italiana, perseguono solo l’obiettivo di imporre la propria dottrina) . Allora ben venga l’insegnamento della filosofia già dai primi anni di scuola (FC ha avuto il coraggio di aprire un forum su questo argomento), e più spazio per le materie umanistiche. La Costituzione ed i principi che l’hanno ispirata dovrebbero essere insegnati ai ragazzi. Ricordo che ai miei tempi si studiava educazione civica, una materia che forse non sarebbe inutile riproporre. E naturalmente occorre rivitalizzare la conoscenza della lingua. L’elaborazione del pensiero diventa attività sterile se non di dispone di adeguate capacità espressive Mi sembra che fu il rettore della Ca Foscari tempo fa a lanciare un grido di allarme sulle capacità di scrittura dei giovani laureati, incapaci persino si scrivere una semplice lettera. I giovani universitari oltre a mancare di abilità linguistiche di base sono deboli anche nelle capacità cognitive e questo è grave perché se con buoni interventi di soccorso linguistico si possono ridurre gli errori di grammatica, per le difficoltà nell’utilizzo del pensiero astratto non c’è terapia d’urto. Ciò che deve spaventare perciò non sono solo gli strafalcioni grammaticali che sono davvero molto gravi ma il non possedere i requisiti minimi per esercitare in modo consapevole i diritti di cittadino. Purtroppo nelle università la conoscenza della lingua non viene ancora avvertita come una materia fondamentale. Direi che poi che è indispensabile che gli studenti abbiano una migliore cultura generale troppo spesso carente e sacrificata rispetto alle conoscenze specialistiche che in verità possono essere efficacemente ampliate con la formazione on the job. Purtroppo, devo ahimè ripetermi, è la società intera che è costruita su un livello di ignoranza preoccupante. Ricorderete le risposte incredibili date da Parlamentari della Repubblica alle domande irriverenti fatte dalle iene. Raccapricciante il livello di ignoranza di uomini che devono decidere su questioni fondamentali per la nostra vita. Insomma ci sarebbe da discutere ma non lo si fa. Gli argomenti che tengono banco, è il caso di dire, sono altri. Quanti giorni di ferie hanno i professori, che idee politiche hanno (chissà come mai tutti comunisti) e via discorrendo. Sia chiaro, quando si parla di scuola è l’intero sistema che va messo in discussione e quindi anche i professori devono migliorare. Soprattutto la loro preparazione. Non ne sono certo, ma credo che ciò dipenda anche dal sistema di reclutamento dei precari. Ovviamente demonizzare una intera categoria, costituita soprattutto da persone che fanno il loro mestiere con scrupolo e dedizione, potrà forse essere utile per altri fini, ma di certo non aiuta la scuola.

Postato da Franco Salis il 06/05/2011 14:25

Mi collego al precedente post del 05.05.2011,ore 08,22 Non so se è chiaro che il comportamento dell’insegnante 2 “educa” alla violenza e all’autoritarismo all’odio verso non solo la scuola,ma le istituzioni in generale anche amministrative politiche giudiziarie,lo stato. Lo stato è il professore che mi ha umiliato,che faceva quello che voleva che mi ha reso la vita impossibile che ha mortificato le mie capacità anzi che svilupparle,in una parola ha esercitato su di me un dominio assoluto. In effetti pensandoci bene lo stato è il participio passato del verbo essere cioè è qualcosa che altri hanno costruito,io(alunno) pertanto non lo riconosco così come non riconosco le sue istituzioni. Di qui o gli alunni divenuti adulti trovano gli strumenti per poter esercitare il dominio a loro volta, o lo trovano fuori dalla legge cioè nella criminalità. L’ insegnante 1 ha invece insegnato che lui insegnante è al servizio dell’allievo che deve essere aiutato anche nelle difficoltà, rispettato sempre anche negli errori comportamentali apprenderà valori quali rispetto dell’istituzione, la condivisione la solidarietà,vedrà in una ottica diversa le “ingiustizie” e ne proporrà la soluzione con strumenti diversi dalla vendetta. L’insegnante 2 ha invece risolto i problemi con la forza,con falsa autorità , talvolta esercitandola vigliaccamente alla resa dei conti di fine anno. I tempi “educativi”sono decisamente più brevi,ma i risultati sono solo differiti e aggravati nel tempo. Eppure il professore apprezzato dai genitori è proprio questo ,con l’ordine, il proprio figlio, che è bravo, apprende di più. Ed è così che venivano apprezzate le prese di posizione della Gelmini tendenti a riportare “ordine” nella scuola. Brava Gelmini,era il commento quasi unanime dei genitori,ed è questo il danno difficilmente quantificabile della Gelmini supportata dal suo governo. Se poi aggiungi la competenza in ciascuna materia, la scuola è (quasi)fatta. Non ho mai creduto alla scarsa preparazione per effetto del “sei politico” del ’68; anche quei professori si sono integrati e hanno abbandonato le “idee” sessantottine,non tutti ovviamente. Politicizzazione(di sinistra) dei professori è una bestialità che solo una mente malata può concepire. Basta vedere come è nata la scuola,e quale impronta abbia avuto sin dal suo nascere. La società italiana e non solo italiana è stata governata dalle classi dirigenti dominanti che certamente non erano di sinistra se non altro per ragione anagrafica :banche e imprenditoria sono nate prima del socialismo (1882 o se vogliamo 1848 con la nascita delle società di mutuo soccorso). Mi pare,se la memoria non mi inganna che è stato Giolitti a sostenere che lo stato non doveva occuparsi delle relazioni sindacali nel senso che non doveva mettere le mitragliatrici sul perimetro della FIAT. Anche ciò ha indotto le classi dirigenti a capire che, per mantenere i loro privilegi,avevano bisogno del sostegno della cultura. Così il marito ingegnere andava in fabbrica per progettare e dirigere i lavori in una parola “comandare”,la moglie faceva l’insegnante per sostenere con la cultura i privilegi della marito. Lo stipendio dell’insegnante è sempre stato basso perché era qualcosa in più il reddito vero era apportato dal marito. l’insegnante doveva solo insegnare a “leggere scrivere e far di conto”e giustificare i privilegi della classe dominante e il mal di pancia della classe operaia. Le situazioni sociali sono soggette a mutamenti. Con l’emancipazione femminile, la moglie non accettava più il ruolo di supporto del marito,ma ha preteso e ottenuto un riconoscimento autonomo e professionale del suo lavoro considerato non più solo missione,ma professione,e come tale fonte di reddito. Nonostante questo miglioramento,arrivare a parlare di una classe docente sindacalizzata ce ne vuole. Basta vedere la partecipazione agli scioperi. A proposito di sindacalizzazione, non posso tacere del goffo tentativo messo in atto dalla FIOM di predisporre(anni 70) i libri di testo:tentativo miseramente fallito. Le case editrici non sono interessate alla “ideologia” del libro di testo,ma solo alla loro adeguatezza e soprattutto al profitto che ne traggono. Anche Marina Berlusconi ha dichiarato, facendosene vanto, che lei sapeva distinguere l’ideologia dalla capacità imprenditoriale,o qualcosa del genere).Non stupisce che organizzazioni di destra recentemente abbiano proposto libri di testo “unici” per abbattere i costi mutuando la proposta da organizzazione di sinistra,che da tempo l’ hanno abbandonata. A chi afferma che i libri di testo sono troppo cari(e che cosa non è troppo caro?) dico di prendere in mano un libro di testo di oggi e poi lo confronti con altro di una decina di anni fa:si troverà in mano due libri completamente diversi. Cioè i redattori, per lo più insegnanti, lo hanno costantemente adeguato tanto da avere un prodotto del tutto diverso. Questo adeguamento merita un compenso? Rimarrebbe di parlare di sistema scuola,ma non voglio approfittare della pazienza dei lettori.Buona sera.

Postato da Franco Salis il 06/05/2011 14:05

Per antonel il 05/05/2011 22.06"Devo dire che il lungo post di Salis ha molti punti condivisibili, ma anche lui cade un po' nella retorica." scusa dov'è la retorica? Mi sono limitato ad alcune esperienze di vita scolastica vissuta,o credi che sia inventata?Figurati che ho evitato di attingere dalla mia raccolta quella di un alunno che aveva esagerato con la sua esuberanza e il docente si era limitato a fargli rilevare che "così non va bene".Quell'alunno ha fatto di tutto per uscire per ultimo e chiedere scusa all'insegnante.Puoi non credere,ed io non ti posso obbligare, nè mi offendo,ciao.

Postato da antonel il 05/05/2011 22:06

Giogo è di quelli che...c'è ben altro. Non è possibile in questo povero Paese parlare di qualcosa, affrontare anche con estrema franchezza un argomento perché c'è sempre qualche Giogo che cambia discorso. Detto solo per inciso, è vero che i costi della politica vanno tagliati, ma non possiamo paragonare questi costi con quelli, molto più pesanti, della scuola. Anche a dare una bella sforbiciata del 30-40 per cento alla politica non illudiamoci di trovare i fondi per dare una svolta al nostro sistema scolastico. Se non ce n'è rendiamo conto è solo qualunquismo. Devo dire che il lungo post di Salis ha molti punti condivisibili, ma anche lui cade un po' nella retorica. Lasciamo stare la Spagna di Zapatero, quella - per intenderci - dei matrimoni gay. Hanno ragione, caro Salis, quelli che qui dicono che il problema italiano sono i professori numeri 2, che sono troppi anche perché sono troppi gli insegnanti ed essendo troppi vengono pagati poco, mentre i numeri 1 dovrebbero essere pagati di più. Meno posti e più candidati significa poter fare una selezione più seria e severa. Non ne usciamo: la scuola è per gli studenti e i professori devono essere al loro servizio; se non lo fanno bene sono responsabili di un decadimento che è difficilmente contestabile.

Postato da Franco Salis il 05/05/2011 08:22

Non ho letto tutti gli ottanta pareri espressi dopo l’intervento di Anfossi (titolo, “Il Cavaliere e i prof bolscevichi”). Dopo essere stato a scuola per trent’anni, (non da pluriripetente ma da insegnante), sono in grado di affermare che i giudizi denigratori degli insegnanti sono ingrati. Questo non significa che a scuola non ci siano “lavativi”, ma per quella che è stata la mia esperienza sono in numero limitato,non so se più o meno che nelle altre amministrazioni. Oltre ai lavativi ci sono due categorie di docenti: quelli ripetitivi che ogni anno ripetono la stessa minestra non accorgendosi che i ragazzi dell’anno precedente non sono gli stessi dell’anno in corso, e quelli che adeguano continuamente il linguaggio oltre che i contenuti(professore di lettere che rilegge i Promessi Sposi per la centesima volta vi scoprirà qualcosa che sino alla 99ma lettura era sfuggita .Aggiungo alcune esperienze. Un docente chiamamolo 1 guarda il registro di classe e rileva che un alunno è assente da tre/quattro lezioni,chiede informazioni in classe,rileva una certa reticenza,si alza va al telefono e informa la famiglia. Le reazioni della famiglia sono le più disparate. Docente 2 dice: se non avete voglia di studiare statevene a casa. L’insegnante numero 1 viene colpito dal pianto rumoroso di un alunno a seguito della valutazione del compito non soddisfacente,nonostante lo sforzo messo in atto. Il professore 1 dice all’alunno,se vuoi,puoi uscire,qualcuno lo accompagni, quando rientri ti darò tutte le spiegazioni che vuoi. L’alunno rientra e viene invitato sulla cattedra accanto al docente,che gli dedica due ore per analizzare il suo compito facendo rilevare che per dire le stesse cose si sarebbe potuto esprimere in altra maniera e gli mostra la maniera. Insegnante 2: ma che cosa vuoi è scorretto sotto tutti gli aspetti. Un giorno un po’ di “cagnara in classe” il docente 2 : basta, dove credete di essere, al mercato? Segue silenzio di terrore. Insegnante 1 bene,quando siete d’accordo, possiamo iniziare a fare lezione,ciascuno richiama il proprio compagno e subito si fa silenzio “quasi religioso”.Contenuti : se spieghi il Manzoni oltre agli spetti tecnici,i contenuti sono quelli che sono,si parla di cattolicesimo manzoniano,se parli di Leopardi i contenuti saranno diversi,ma il docente non potrà rilevare la grande dignità che il Leopardi riserva all’uomo. Se parli di Vittorini, di Pavese, Gramsci i contenuti saranno ancora diversi e politicamente diversi, siamo nel neorealismo che corrisponde allo sdanovismo russo (Sdanof ministro russo della cultura).Scusa,se ti dico che la stragrande parte degli insegnanti lavora come il docente 1,mi dici che lavorano tre ore al giorno e per otto mesi all’anno? Dico che non è esatto:ci sono lavori "accessori" da aggiungere. Inoltre in Spagna l'insegnamento è considerato un lavoro usurante.L’utilizzo di certe espressioni o forme,(xkè,tvb) non sono terrificanti,ma sono il modo di espressione legato ad un tempo e all’età dell’utente. Che cosa avrebbe detto il premio nobel quando erano in voga,forse ora non ci si ricorda neppure più, espressioni come “fuori di cotenna, per dire fuori di testa?”Sarà comunque compito dell’insegnante non accettare queste espressioni negli elaborati di esercitazione scritta per evitare che venga limitata la crescita della capacità espressiva.

Postato da giogo il 04/05/2011 19:16

Che battibecco ragazzi, che chiacchericio bla bla bla....ma gli insegnanti (comunisti,tutti?) lavorano poco e sono pagati tanto o sono pagati poco ma parecchi sono bravi ?!! Mi pare che non se ne va a capo...una cosa è certa rispetto ai grandi ed evoluti paesi europei sono i meno pagati...forse lavorano un po meno? ma! PERO' se andiamo a guardare i signori che stanno nei parlamenti e parlamentini qui crolla tutto il chiacchericio.... E' ORA DI INDIGNARSI E DI GRIDARLO FORTE....BASTA! Sono i meglio pagati in Europa i ns. parlamentari e i rappresentanti nelle regioni e nelle provincie pure. Sapete quante ore lavora alla settimana un parlamentare...molto meno di 2 gg, e gli altri ? pure...sapete che hanno cercato di aumentare il numero dei rappresentanti (fossero pochi)dei grandi comuni Italiani, VERGOGNA !! Di questo dobbiamo innanzitutto scandalizzarci. C'è una grande crisi e allora tutti in primis ai signori sopracitati va ridotto lo stipendio e il loro numero (quasi mille) vanno chiuse le provincie,burocrazia inutile e molte comunità montane (che in alcuni casi sono al mare) molti enti inutili vanno soppressi ecc. C'è URGENTE BISOGNO di una coscienza civica e anche cristiana per squotere questo andazzo politico-egoistico-affaristico, bisogna gridarlo FORTE e ripetutamente tutti i santi giorni INDIGNATEVI INDIGNATEVI INDIGNATEVI

Postato da antonel il 04/05/2011 18:12

Sono andata a rileggermi tutto il dibattito. Declassarlo a uno scontro tra fautori e critici del premier mi sembra ingiusto, soprattutto nei confronti di chi ha duramente criticato chi nella scuola ci lavora e deve farla funzionare davvero, cioè i professori. Non si può tacciare le persone di essere fans di Berlusconi solo perché sottolineano certe cose. Detto questo Vargas Llosa ha ragione e sostenere che vanno messi al centro di tutto gli studenti è sacrosanto. Contesto solo il titolo. Quello giusto è "Ma la scuola NON DOVREBBE essere solo ferie e salario". Purtroppo spesso lo è.

Postato da c.pacchioni il 04/05/2011 17:49

Gentile dottor Faliero, la pregherei di leggere con attenzione il dibattito e, se mi permette, i miei interventi. Sono stata molto contestata per aver ricordato quello che Lei ricorda e cioè che il metro di valutazione della scuola sono gli studenti, non gli interessi sindacali dei docenti. Questa è la vera malattia della nostra scuola. Per tutta risposta ho ricevuto molta retorica e nessuna obiezione concreta. Che poi ci siano insegnanti e autori di libri che cercano di fare propaganda e "lavare il cervello" dei ragazzi non è un'accusa campata in aria. Lo sappiamo tutti e qualcuno, non io, ha portato anche degli esempi schiaccianti. Naturalmente non si può fare di ogni erba un fascio, ma di erbacce infestanti ce ne sono troppe.

Postato da e.milli il 04/05/2011 16:34

Condivido molte argomentazioni, ma mi sento un po' umiliata nel notare che alcune affermazioni mie e di altri lettori sono state "semplificate" per una sorta di par condicio che non trovo giusta. Quando, per esempio, si parla di stipendi troppo alti ci si riferisce al carico di lavoro ma anche e soprattutto al fatto che troppi insegnanti costano troppo alla scuola italiana e fagocitano i fondi che potrebbero servire per migliorare la formazione dei docenti (meno e pagati di più) e dare quei servizi che spesso mancano. Sui libri di testo, poi, mi sembra che siano stati fatti esempi concreti con nomi e cognomi. Per il resto, d'accordo.

tag canale

MODA
Le tendenze, lo stile, gli accessori e tutte le novità
FONDATORI
Le grandi personalità della Chiesa e le loro opere
CARA FAMIGLIA
La vostre testimonianze pubblicate in diretta
I NOSTRI SOLDI
I risparmi, gli investimenti e le notizie per l'economia famigliare
%A
Periodici San Paolo S.r.l. Sede legale: Piazza San Paolo,14 - 12051 Alba (CN)
Cod. fisc./P.Iva e iscrizione al Registro Imprese di Cuneo n. 00980500045 Capitale sociale € 5.164.569,00 i.v.
Copyright © 2012 Periodici San Paolo S.r.l. - Tutti i diritti riservati