Don Ciotti: giustizia sotto sequestro

Processo breve, l'allarme del presidente di Libera: "Non basta indignarsi. Dobbiamo provare disgusto"

14/04/2011
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

“Non basta più indignarsi. Anzi indignazione è una parola di cui s’è fatto abuso, che dovremmo cancellare dal vocabolario. Dobbiamo provare disgusto. Penso che il “processo breve” sia un aspetto di quella che viene chiamata riforma ma che è in realtà un “sequestro” della giustizia”. Non usa mezzi termini don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera, nel commentare la legge di riforma del sistema giudiziario appena varata dal Parlamento. "Con l'approvazione della legge sul processo breve", si legge sul sito di Libera, la rete di associazioni e movimenti contro le mafie, "la legge diventa uguale per i potenti, diseguale per i deboli".

I processi oggi durano mediamente sette anni. Non è un’inciviltà giuridica?
 
 “Beninteso, dobbiamo augurarci una giustizia efficiente, capace di arrivare quanto prima a un giudizio. L’accertamento della verità è un diritto di tutti, degli accusati come delle vittime. Ma questa riforma sembra tagliata a misura di certi processi che vedono coinvolto un singolo imputato. E questo è uno scandalo per la democrazia, perché viola il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E un ulteriore passo verso quella deriva che la trasforma da democrazia in “plutocrazia”, potere del denaro sulle vite e sulle coscienze delle persone”.

Molti familiari delle vittime delle stragi protestano perché vedono cadere molti processi. E’ davvero così?

“Ancora si sta cercando di valutare le ricadute della riforma su alcuni processi per fatti che hanno colpito tante persone e causato tante vittime. Non voglio addentrarmi negli aspetti tecnici perché non ne ho le competenze. Ma mi sembra già grave che molti familiari delle vittime si sentano minacciati nelle loro speranze di giustizia”.

I reati di mafia, strage e terrorismo sono stati tenuti fuori dalla legge che accorcia i tempi della prescrizione.

“È vero che la norma prevede l’eccezione per reati come mafia e terrorismo. Ma non si tiene conto ad esempio della corruzione, che della mafia è quasi sempre il terreno di coltura. E questa non è una “dimenticanza”, dal momento che il primo processo a decadere in virtù della riforma sulla prescrizione breve – al punto da impedire al Tribunale di emettere persino la sentenza di primo grado – sarà il “processo Mills”, in cui quel singolo imputato è accusato, guarda caso, di corruzione”.

La legge emanata ieri dal Parlamento è secondo lei una legge ad personam per tirare fuori dai guai Berlusconi?

"Che sia una legge ad personam, l’ennesima, mi pare lo dimostrino i fatti, le troppe strane coincidenze. Mi chiedo come tutto questo possa essere compatibile con l’etica, sia essa cattolica o laica. Paolo VI disse che “la politica è la più alta ed esigente forma di carità”. Sono parole che sollecitano tutti, indipendentemente dai riferimenti religiosi e culturali, alla politica come sforzo per il bene comune”.

I cattolici non dovrebbero far politica in nome del bene comune e non del bene privato?
 
“La politica ha nella democrazia il suo ideale più nobile ma anche il più impegnativo, perché chiede a ciascuno di sostenerlo non a parole ma con i fatti, nella coerenza, nella sobrietà dello stile di vita, nella condivisione, nell’attenzione agli altri, nell’impegno per combattere i privilegi, le disuguaglianze, i monopoli, le forme d’impunità. È una tensione costante, che non ammette cedimenti. Occorrono coscienze sveglie, non anime complici o dormienti. Dobbiamo ritrovare insieme il senso di una politica capace di soddisfare il bisogno di verità, la “fame e sete” di giustizia delle persone e della partecipazione che permette di dare senso alla vita. Don Tonino Bello, grande vescovo di Molfetta e guida di Pax Christi, diceva ai politici cattolici: «amate senza riserve la gente che Dio vi ha affidato. A Lui, prima che al partito, un giorno dovrete rendere conto».

Come dovrebbero reagire gli italiani a tutto questo? Non le pare che in generale il ruolo dei cattolici in queste vicende politiche sia di quasi totale estraneità?

“L’ho detto all’inizio, non basta più indignarci. Dobbiamo ribellarci. Ribellarci eticamente e pacificamente, ma ribellarci. All’impotenza e alla rassegnazione, all’indifferenza e alla superficialità, che sono le grandi malattie spirituali del nostro tempo".

Non sembra di vedere un grande ribollimento...

“Se la deriva è arrivata fino a questo punto non è solo a causa di chi si è reso complice dello scempio di democrazia, chi in Parlamento ha sostenuto il falso sapendo che fosse il falso, dei tanti che ancora si fanno ipnotizzare da informazioni truccate, realtà rovesciate, esercizi retorici per nascondere la verità. Ma anche perché troppi sono stati alla finestra silenti e con le mani in mano, sottovalutando il rischio che tutti stavamo correndo. La rinascita politica, economica e sociale non può avvenire senza un risveglio generale delle coscienze, senza una ribellione etica che, nel segno della Costituzione, ridia al nostro paese la dignità e la libertà per cui tante persone si sono battute e hanno sacrificato la loro vita”. 

Francesco Anfossi
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Postato da RT57 il 16/04/2011 21:27

Ha perfettamente ragione l'amico SPARK : l'ambiguità di Avvenire e dei vescovi è vergognosa. A proposito del caso Ruby avevano richiesto al pari del presidente Napolitano di fare chiarezza subito data la grvità delle imputaazioni. Ebbene pare se ne siano già dimenticati e non prendono atto che l'imputato fa di tutto per fuggire dal processo e si autoassolve ma nello stesso tempo fa approvare leggi per scamparla del tutto anche se afferma che le serate del Bunga Bunga erano innocenti. Fatto sta che il Gip ha già sancito che la concussione esiste eccome e pure tutto il resto; inoltre dalle carte e dalle prove pubblicate tutti i giorni è evidente come stanno le cose. Proprio l'altro ieri due giovanni ragazze belle ma molto ingenue hanno avuto il coraggio di dire la verità sapendo di scontrarsi con un personaggio potentissimo che tiene sotto scacco il governi intero e i due rami del parlamento oltre a tutti i TG pubblici e privati. Brave ragazze il vostro coraggio dimostra che i giovani sono migliori di certi vecchi ammalati di sesso e potere. Mi viene in mente il romanzo di Manzoni dove i don Rodrigo con i loro capricci molestano gli umili e gli azzeccargarbugli soccorrono i potenti sempre e comunque; anche allora eravamo a Milano. Fatto sta che il sultano sta sfasciando lo stato e la giustizia al fine di sfuggire alla legge. Lo ha fatto per anni grazie a leggi ad personam per fatti gravissimi che hanno danneggato azionisti, stato e corrotto giudici. Se dunque anche la chiesa delle alte sfere manifesta le sue ambiguità a riguardo come ben evidenziato dall'amico citato, allora siamo rimasti solo nella nostra domanda di legalità e rigore morale. Di fatto oltre a Don Ciotti leggo molti amici qui su FC che mostrano di essere cattolici maggiorenni ( come affermava Prodi ) capaci di camminare da soli nonostante il cattiv esempio dei loro pastori che contestualizzano, inventano comandamenti o accusano l'operato dei giudici facendo confusione tra PM e Giudici in senso stretto. Si disse un tempo "date a Cesare quello che è di Cesare" ebbene prendiamo atto che per certa Chiesa il regno di Dio è dentro le sacrestie o nelle case private mentre molti di noi cattolici laici crediamo che esso sia anche nella società e nello stato e in tutti gli ambienti in cui viviamo. Su questo saremo sempre e dovutamente intrasigenti e coerenti. Grazie comunque a FC faro in questo buio pesto anche nella Chiesa.
PS Chi se la prende con i DICO come fosse un peccato mortale ricordo che il male reale e grande è l'Aborto e il mantenimento dell'attuale legge è stata più volte ribadito da questa maggioranza e dal suo capo, quindi tutto ma non difensori della vita questi pretoriani che tengono in scacco l'Italia intera, sempre ad uso e consumo personale, fautori del pensiero unico con un Grande Fratello unco al comando e al telecomando. Signore liberaci dal male mentre noi cerchismo di combatterlo tutti i giorni anche scrivendo qui e non solo qui !

Postato da luposilano il 16/04/2011 17:15

Mi dispiace che un uomo di chiesa usi così acredine e superficialità verso un'altra persona. Al contrario avrei gradito che usasse toni ancora più duri verso chi di fatto appoggia gli uomini che hanno legalizzato la strage degli innocenti e in modo particolare mi riferisco alla Rosy Bindi, che dovrebbe vergognarsi di essere stata iscritta all'azione cattolica e da ministro della sanità aveva proposto la legge sui Dico.

Postato da Gabriella Botta il 16/04/2011 15:16

Sono veramente rattristata. Oltre questa legge ad personam e alle altre che ha promesso di fare (es. intercettazioni), oggi ha nuovamente attaccato la scuola pubblica ed i suoi insegnanti. Questa continua denigrazione delle figure istituzionali, giudici, magistrati, insegnanti è quanto di più disastroso possa fare un capo di governo. A me pare chiaro che sia un poveretto malato di demenza senile, diversamente non parlerebbe come parla e non agirebbe come agisce. Ma possibile che chi gli sta vicino non lo veda? Sento che Gianni Letta si sente a disagio: buon per lui, ma ce ne ha messo di tempo però. Capisco le mezze figure che hanno trovato la poltrona comoda che diversamente non avrebbero mai avuto, ma qualche persona responsabile che non ha bisogno di Berlusconi per sentirsi qualcuno lì dentro c'è? Intanto l'Italia sprofonda nel baratro. Mi chiedo, ma esiste una destra seria, che rispetta i principi morali comuni, che rispetta la patria, i cittadini ed ha il senso delle istituzioni. Condivido anche i commenti su Lupi. Francamente i principi che mia madre fervente cattolica mi ha insegnato sono evidentemente molto diversi da quelli dell'onorevole.

Postato da Michelone il 16/04/2011 15:05

Urge una aggiunta a quanto già detto. La materia è il "processo breve" che distruggerebbe 15.000 processi!! Ora chiedo alle coscienze di tutti chi incolpare delle 176 mila prescrizioni (più di 450 al giorno)che, in media, annualmente si verificano. Quindi, circa 176 mila presunti colpevoli "assolti", circa 176 presunte parti lese insoddisfatte. Vogliamo dare la colpa di tutto ciò alla recente legge (forse) sul processo breve? Vero che questa legge legge, se approvata, agevolerà il Presidente del Consiglio (ma sono "certamente" provati gli addebiti mossigli?) o agevolerà anche altre migliaia di cittadini? Altre nuove leggi in materia di telecomunicazioni, edilizia, imprenditoria in genere, finanziarie ed economiche, etc. si potranno fare o agevoleranno il Presidente del Consiglio? Conflitto di interessi? Per caso il "conflitto" non potrebbe essere bipartisan dal momento che neppure le attuali opposizioni, quando al governo, ci hanno mai messo mani? Materia complessa, politica, morale sulla quale si potrebbe scrivere un'enciclopedia!

Postato da Albiarch il 16/04/2011 12:12

Questa politica, portata avanti, da una parte dei rappresentanti cattolici ( vedi processo breve ) è uno schiaffo all' intelligenza e al livello culturale di Noi italiani,...di Noi Cristiani.

Postato da aquarius52 il 16/04/2011 10:56

Ha ragione Don Ciotti! io mi sento disgustato nel vedere la maggioranza di governo legiferare,solo ed esclusivamente,per salvare Berlusconi dai processi.La Chiesa dovrebbe adoperarsi zittendo quei cattolici che si riempiono la bocca della parola "valori cristiani" salvo , poi ,servire il loro capo approvando leggi ignobili.Non è più possibile tollerare l'arroganza,la sfacciataggine,le bugie e il disonore che questo premier e questo governo hanno arrecato all'Italia,agli occhi del mondo.Sempre attuali i versi del Sommo Poeta.."Ahi serva Italia di dolore ostello,nave senza nocchiere in gran tempesta,non donna di province,ma bordello..."

Postato da Libero Leo il 16/04/2011 10:06

Mi ha particolarmente colpito l'ultima risposta di don Ciotti: “Se la deriva è arrivata fino a questo punto non è solo a causa di chi si è reso complice dello scempio di democrazia, chi in Parlamento ha sostenuto il falso sapendo che fosse il falso, dei tanti che ancora si fanno ipnotizzare da informazioni truccate, realtà rovesciate, esercizi retorici per nascondere la verità. Ma anche perché troppi sono stati alla finestra silenti e con le mani in mano, sottovalutando il rischio che tutti stavamo correndo. La rinascita politica, economica e sociale non può avvenire senza un risveglio generale delle coscienze, senza una ribellione etica che, nel segno della Costituzione, ridia al nostro paese la dignità e la libertà per cui tante persone si sono battute e hanno sacrificato la loro vita”. Una interpretazione di questo bel brano potrebbe essere la seguente: 1) La ‘deriva’ potrebbe essere la ‘deriva del potere della magistratura’. 2) Lo ‘scempio della democrazia’ potrebbe consistere nel non accettare il risultato delle votazioni e nel volere che a governare non siano gli eletti dal popolo, ma altri: magistratura, intellettuali, moralisti, che si ritengono esseri superiori rispetto ai normali cittadini. 3) I ‘tanti che si fanno ipnotizzare da informazioni truccate, realtà rovesciate, ...’ potrebbero essere tutti coloro che leggono e si fidano solo dei maggiori giornali credendo che i giornali siano organi di informazione invece che organi di lotta politica, in qualche caso comandati da chi sta all’estero. 4) I ‘troppi’ che ‘sono stati alla finestra silenti e con le mani in mano, sottovalutando il rischio che tutti stavamo correndo’ potrebbero essere i normali cittadini che lavorano sodo ogni giorno per produrre ricchezza pagando le imposte. 5) Il ‘risveglio morale’ e la ‘ribellione etica’ potrebbero essere quelli di tutti coloro che hanno continuato a lavorare senza manifestare; costoro dovrebbero svegliarsi dal loro torpore e manifestare in piazza la loro volontà, non limitandosi solo a votare. 6) ‘Nel segno della Costituzione’ potrebbe fare riferimento alla parte della Costituzione che ne prevede la possibilità di modifiche per adeguarla ai tempi e per riequilibrare i poteri; in particolare per ripristinare il potere del Parlamento rispetto a quello della Magistratura, che si sta trasformando in un organo politico ‘sotto sequestro’ di una minoranza di magistrati, ed è sempre meno rappresentativa del popolo in nome del quale giudica.

Postato da ironyman il 15/04/2011 23:23

Per fortuna la Chiesa è anche fatta da uomini di provata fede come Don Ciotti che non girano lo sguardo dall’altra parte quando la giustizia è minacciata ed umiliata. Sono uomini come Lui che ci rendono orgogliosi di essere seguaci di Cristo e di appartenere alla vera Chiesa che non è quella rappresentata da quanti cercano di infangarne l’immagine migliore o da coloro che vogliono asservirla ai propri interessi personali. Per questo, per rispondere al dubbio di Santrev , credo che l’on. Lupi si dichiari cattolico, ma non si senta tale. O almeno credo. “Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me operatori d’iniquità” dirà Gesù a chi pensa di aver predicato in nome suo. E’ un monito per chi vive la religiosità in modo solo apparente e falsa. Vuol dire che si può apparire e fingere di essere fedeli e credenti e poi essere ritenuti «operatori d’iniquità perché magari si vive la fede rincorrendo devozionismi privati. Non si appartiene al Signore né si entra nel suo Regno, se ci si limita ad un culto esteriore; quanti cristiani, a tutt'oggi, si ritengono "a posto" perché hanno partecipato alla Messa della domenica?

Postato da spark il 15/04/2011 18:05

Ce ne fossero di preti come di Don Ciotti, Don Sciortino, Don Gallo e qualche altro di cui (mi scuso) mi sfugge il nome! Don Ciotti nella sua intervista parla di "disgusto", si tratta di un linguaggio chiaro e comprensibile a tutti, facendo nomi e cognomi. Non mi pare che lo stesso linguaggio sia usato sia dai nostri vescovi sia dalla stragrande maggioranza dei nostri sacerdoti! Qualcuno asserisce che le posizioni dei vescovi in questa circostanza sono state "dure, precise ed esplicite": vediamo un attimo, il commento del quotidiano "Avvenire", che e' l'organo ufficiale della CEI, sulla votazione di ieri alla Camera , tra le altre cose leggo"...Già, perché se si riuscisse a guardare l’Italia senza le lenti deformanti della partigianeria (ormai vero sport nazionale, al pari del calcio), si vedrebbe un Paese stritolato dalla questione giudiziaria. Con questa definizione non vanno intese, però, l’urgenza dell’attuale presidente del Consiglio di risolvere i suoi guai con taluni magistrati di Milano e la costanza (non priva di forzature procedurali, né, talvolta, perfino di venature d’astio) con la quale questi ultimi lo incalzano ormai da quasi vent’anni, bensì proprio la lentezza dei processi civili e penali....". E' vero, la posizione della Cei e' stata precisa ed esplicita! Ma precisa ed esplicita a continuare a perseguire la sua linea cerchiobottista; i nostri vescovi ci dicono: si e' vero, si tratta della questione giudiziaria di Berlusconi, ma d'altro canto (poverino) si trova solo contro magistrati che approfittano di forzature procedurali (notate bene che sono i magistrati a forzare le procedure e non gli onorevoli avvocati difensori del premier!) e perfino venature di astio nei suoi confronti! Non so se e' piu' scandalosa una posizione come questa o la presa d'atto di tutti i 314 onorevoli parlamentari (si fa per dire) che hanno certificato che Ruby era la nipote di Mubarak. E tutto questo accade mentre i muri di Milano sono cosparsi di manifesti con la scritta "VIA LE BR DALLE PROCURE". Dal disgusto si e' passati alla barbarie!
Osvaldo Bardelli

Postato da e.milli il 15/04/2011 17:22

La paura è che gli tocchi di lavorare, anzi neanche, perché se i magistrati in futuro non riusciranno a chiudere un primo grado in qualcosa come tre anni (tre anni, non tre giorni) potranno sempre dire che è colpa di Berlusconi: eppure lo sanno tutti che i magistrati lavorano mediamente poco, che non di rado tizio «oggi non c’è», che caio «oggi lavora a casa», che sempronio «oggi non è venuto», che pochi si sobbarcano il lavoro di molti, che molti sono imboscati o fuori stanza: perché sono uomini e funzionari e dipendenti statali come gli altri, la differenza è che non timbrano il cartellino (e dici poco) e che in qualche caso si sentono eticamente superiori agli altri salariati pubblici. Cosicché i problemi sono sempre altrove: è colpa della «mancanza di risorse» se al pomeriggio in tribunale c’è il deserto dei tartari, è colpa della «cattiva organizzazione» se molti magistrati appongono fuori dalla porta gli orari di ricevimento come se fossero insegnanti delle medie, e se un avvocato cerca un fascicolo e però il pm l’ha portato a casa. Uno sgobbone come Francesco Ingargiola, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, lo disse chiaramente in un libro di Massimo Martinelli: «Nei tribunali il problema principale è proprio questo, far lavorare e motivare i giudici; perché se la giustizia è al capolinea non è colpa solo di leggi farraginose, ma anche di molti colleghi che non lavorano a sufficienza». Ecco perché i parenti delle vittime di Viareggio dovrebbero farsi spiegare, dai magistrati, come abbiano fatto a non fissare neppure la prima udienza dopo due anni e mezzo; i terremotati dell’Aquila dovrebbero farsi spiegare se undici anni e otto mesi non siano più che sufficienti per definire un giudizio ed evitare la prescrizione; mentre i risparmiatori truffati dalla Parmalat dovrebbero farsi spiegare, pure, perché siano serviti sette anni per un primo grado sulla bancarotta, mentre il processo bis - quello contro le banche - attende ancora la prima sentenza. Già oggi vanno in prescrizione 450 processi al giorno: i magistrati non hanno nessuna responsabilità in tutto questo? E neppure i 51 giorni di ferie l’anno - record italiano - significano niente? Si saranno mai chiesti, i magistrati, perché la vecchia uscita del ministro Renato Brunetta sui tornelli a palazzo di Giustizia, in un sondaggio pubblicato dal Corriere nell’ottobre 2008, vide favorevole l’80 per cento dei votanti? Anche Giuliano Pisapia, candidato sindaco a Milano, lo disse chiaramente: «Lavorano poco». Suggerì che si facesse come quel procuratore capo che ogni mattina bussava dai vari magistrati per dargli il buongiorno. Eppure, per qualche ragione che sa di sacralità, le toghe sono sottratte al computo dei fannulloni della pubblica amministrazione: forse perché affianco ai lavativi ci sono gli stakanovisti. A Napoli, dall’iscrizione alla richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi, il procedimento per il caso Saccà impiegò 32 giorni: feste comprese. L’Appello del caso Mills l’hanno sbrigato in un mese e mezzo e le motivazioni erano state depositate in 15 giorni anziché in 90: così il ricorso in Cassazione è stato velocizzato. Il primo grado oltretutto aveva fatto sfilare 47 udienze in meno di due anni, lavorando - sacrilegio - anche sino al tardo pomeriggio, talvolta - pazzesco - anche nei weekend. Nelle scorse settimane, in compenso, un’intera procura che doveva mandare alla sbarra Berlusconi - caso Ruby - si è fatta prestare gente da altri uffici, così da macinare tutte le fotocopie necessarie: del resto la prostituzione minorile è il problema cardine del Paese. Già che ci siamo: Antonio Di Pietro ha perfettamente ragione a dire che la giustizia italiana funziona benissimo e che il processo breve in sostanza c’è già: nel febbraio 2009 fu inquisito per offesa al Capo dello Stato e prosciolto in dieci giorni, tempo necessario affinché il pm compisse «una lettura attenta» e archiviasse con un fiume di motivazioni; Di Pietro dimostrò che la Giustizia è celerrima già dai tempi di Mani pulite, quando alcuni personaggi (solo alcuni, peccato) giunsero ai terzo grado in soli tre anni; lo dimostrò anche quando cominciò a querelare: un’intervista contro di lui, uscita su Repubblica nel febbraio 1997, andò a giudizio in meno di due mesi, il 3 aprile successivo; e che la giustizia non perda tempo lo dimostrò anche a Brescia, quando evitò ogni processo a suo danno (prestiti, Mercedes, case eccetera) incassando una serie di «non luoghi a procedere» che per qualsiasi altro cittadino, statistiche alla mano, si sarebbero tradotti in automatici rinvii a giudizio. Lui se la cavò in sei ore. Tutto il resto, meno rilevante, va come sappiamo: sette anni per mandare in primo grado un processo per usura (a Milano) e un minimo di cinque anni (nel resto d’Italia) per un qualsiasi penale in primo grado. È per questi processi che manca la carta per le fotocopie, che Tizio è in malattia, che la segretaria è in maternità: le solite cose che secondo l’Associazione nazionale magistrati costituiscono i soli problemi «strutturali» che ci vedono in coda alle classifiche mondiali sulla giustizia. I nostri processi durano dieci volte più della Francia e cinquanta volte più della Gran Bretagna: forse è perché li facciamo meglio.

Postato da santrev il 15/04/2011 14:53

Ricordo che Berlusconi non é solo. Molti rappresentanti del mondo cattolico, in primis l'on. Lupi, sostengono le scelte del premier! Ma qualcuno mi puó spiegare che tipo di cattolici sono questi? O sono io che non capisco niente? Personalmente mi vergogno che una parte importante del mondo cattolico di fronte a fatti come quelli che stanno investendo il nostro premier non trovino di meglio che girare la testa dall'altra parte o tenere la bocca chiusa. Ha ragione Dino 51, quando parla di messaggi devastanti indirizzati ai nostri giovani, ma il fatto grave é che c'é l'avallo di una parte dei rappresentanti cattolici in seno alla politica.

Postato da giuseppe.distefano il 15/04/2011 14:50

certo leggere Don Ciotti, ridà speranza nei momenti bui. Aggiungo solo un piccolissimo dettaglio: per accorciare la durata dei processi basta aumentare il numero dei giudici, dei loro collaboratori e dei fondi a loro disposizione: non lasciare senza giustizia le parti lese! vergogna.

Postato da dino avanzi il 15/04/2011 13:31

Che dice sacrosante verità, ma ormai Berlusconi ha talmente distorto l’informazione che lo taccerà da comunista e quindi sarà il diavolo e molti gli crederanno. Sono convinto che Berlusconi su un piano etico mandi, soprattutto alle giovani generazioni, messaggi devastanti : basta avere soldi e la faccia tosta di negare l' evidenza, per " farla franca" e "fare i soldi". Dino 51

Postato da e.milli il 15/04/2011 09:32

Don Ciotti probabilmente è un santo, ma non è che ha sempre ragione. Ha passato una vita a dare del mafioso ad Andreotti, ha "allevato" il suo amico Caselli convincendolo delle malefatte del Divo. Che è stato assolto con formula piena e una lontanissima prescrizione tanto perché cane non morde cane (magistrati con carriere non separate) e Caselli era già abbastanza massacrato che bisognava dargli un contentino. Adesso l'obiettivo è Berlusconi. Se tanto mi dà tanto... Per il resto "santo subito".

Postato da RT57 il 15/04/2011 00:40

E' uno schiaffo morale a tutti gli italiani onesti che credono nelle leggi e nelle istituzioni. Di fatto l'Italia è in mano ad un gruppo di 314 pretoriani ( compresi i ministri ) che proteggono totalmente il sultano e i suoi delitti. 314 individui sulla busta paga del caimano che li ha comprati uno a uno con un voto di scambio illecito oltre che scandaloso. Un cinismo del genere, unico al mondo a parte in certe dittature africane alla Gheddafi o Bocassa, non si era mai visto e la dice lunga sullo stato di salute morale del parlamento e delle istituzioni ( Governo, Parlamento, Commissioni ). Dai TG e giornali al soldo del premier seguirà la propaganda a favore di questo indulto confezionato ad uso consumo del potere, delle cricche. Un potere cinico, violento, arrogante, a cui manca solo il controllo sui giudici. Non so se Napolitano avrà il coraggio di opporsi e se i Vescovi si gireranno dall'altra parte come sempre. Ai cittadini per difesa resta solo l'occupazione del Parlamento !

Postato da Nicola Cassone il 15/04/2011 00:10

Don Ciotti ha ragione è nei fatti che l' On. Lorenzo Ria (Udc) abbia proposto un emendamento che avrebbe escluso dal baneficio di questa brutta legge chi deve difederni da un'accusa già accertata in altro processo. E' il cas del processo Mills e mister B. Pdl, Lega e "responsabili" hanno tirato diritto. Senza ritegno tutti in riga come bravi soldatini.

Postato da galletto il 14/04/2011 22:32

ormai ogni giorno ce n'è una nuova. Questa del processo breve è semplicemente vomitevole. In arrivo la scure sulle intercettazioni, senza elencare i danni che già sono stati fatti da questo governo. E' esagerato chiedere l'intervento dell'Onu? Questi qui non li scalza più nessuno. Comprare i parlamentari è diventato facilissimo. Non vedo futuro. Aiuto!!!

Postato da Andrea Annibale il 14/04/2011 21:18

Scrivo solo per dire che non trovo nulla fuori posto in ciò che dice don Ciotti, personaggio per cui nutro un grande affetto e una grande stima. A volte molta gente sta zitta perché approva le posizioni dei Vescovi che mi pare siano state in questa circostanze, dure, precise ed esplicite. Per quanto mi riguarda, se sono d’accordo con ciò che scrive Famiglia Cristiana non intervengo. Mentre, se leggo interventi che mi trovano in disaccordo, liberamente e democraticamente faccio sentire la mia voce scrivendo al condirettore don Giusto Truglia. Il silenzio è spesso tacita approvazione di ciò che dice la Chiesa ed è sbagliato, secondo me, interpretarlo automaticamente come indifferenza. Ciao.

Postato da Marzia318 il 14/04/2011 20:08

Condivido ogni parola di Don Ciotti, ma noi poveri esseri comuni cosa possiamo fare più di esprimere nei nostri ambiti la nostra indignazione, se anche i nosttri rappresentanti politici vengono spiazzati da quelli che sono sempre pronti a vendersi al Gran Capo? E' una situazione da cui non si riesce ad uscire per la semplice ragione che la maggioranza degli italiani oggi sono privi di etica come lui. O si risvegliano le coscienze per un miracolo o siamo tutti persi.

Postato da fuma il 14/04/2011 20:02

Grazie, Don Ciotti ... mi auguro che i tanti cattolici "dormienti" si sveglino, finalmente!!! Cosa deve succedere ancora per rendersi conto che il sig. Berlusconi sta rovinando definitivamente l'Italia???!!!

Postato da luca anedda il 14/04/2011 18:34

Come non essere completamente daccordo con Don Ciotti.Lo spettacolo offerto da questa maggioranza asservita completamente al "dominus"è surreale.Nessun parlamentare ha sentito la necessità morale di dire basta.Di fronte all'ennesimo provvedimento, ritagliato sulle esigenze processuali dell'imputato Berlusconi,nessuno ha avuto un sussulto di moralità residua.Sembra di essere tornati ai tempi del Fascismo ,quando il Parlamento osservava attonito alle gesta di un Mussolini senza freni,che poi sfociò nel famoso discorso del 3 Gennaio 1925,dopo il delitto Matteotti. Le stesse coreografie mediatiche si agitano,le stesse propagande si sentono ormai.Francamente comincio a preoccuparmi seriamente.Se un Parlamento può oggi approvare una legge come quella che è passata ieri alla Camera,in omaggio al volere di un capo senza freni, che non ha paura di nulla e quindi procede nel disprezzo dei più elementari codici di comportamento politico e morale,cosa potrà succederà domani? La copertura mediatica c'è tutta;l'indifferenza della gente pure;ed attraverso queste due cose si possono combinare seri guasti a tutto l'impianto democratico della Repubblica. Il Capo dello Stato è una garanzia,un baluardo:ma basterà?

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