Gioco d'azzardo, una vera malattia

In Italia la dipendenza dal gioco non è ancora considerata una patologia a tutti gli effetti. Ma ammalarsi costa allo Stato circa 38.000 euro l'anno per ogni giocatore patologico.

21/03/2012
(Foto: Reuters)
(Foto: Reuters)

Pur essendo riconosciuta in tutto il mondo - l'Organizzazione Mondiale della Sanità già dagli anni Ottanta la annovera tra i disturbi psichici del controllo degli impulsi – la dipendenza dal gioco d'azzardo in Italia non è ancora considerata una malattia a tutti gli effetti. È assente dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e chi si ammala, come pure i suoi familiari, rimangono in balia di se stessi e senza diritto alla cura e all'assistenza. Una situazione drammatica e paradossale alla quale il ministro della Salute Renato Balduzzi ha deciso di porre rimedio attraverso un decreto sulle ludopatie. «Non c'è tempo da perdere», ha spiegato martedì a margine del convegno “A che gioco giochiamo?” organizzato alla Camera dei Deputati dal Terzo Polo, «credo che la ludopatia vada curata secondo le regole di una malattia: la prevenzione, la cura e la riabilitazione. Occorre quindi rafforzare tutto il percorso di contrasto, attraverso protocolli diagnostico-terapeutici, linee guida e quello che si fa normalmente quando c'è una malattia». Sull'inserimento nei Lea, invece, il ministro è più cauto: «Comporta un ragionamento che riguardi anche le risorse e quindi un ragionamento complessivo all'interno della rimodulazione dei Lea che faremo insieme con il nuovo Patto per la salute».

Una cosa è certa, dopo anni di politiche pro azzardo, lo Stato adesso si accorge che la casa brucia e cerca di correre ai ripari. «L'attenzione a questo tema», ha commentato Balduzzi, «è finalmente diventata generalizzata e questo è già un elemento importante perché si può cominciare a fare seriamente prevenzione quando c'è una consapevolezza di un problema. Adesso si tratta di trovare gli strumenti all'interno della collegialità governativa, nel dialogo con il Parlamento, per individuare da una parte i profili di ordine pubblico, quelli di assetto ordinato dei comuni, dell'organizzazione dell'urbanistica e poi profili più direttamente di tipo sanitario».

Le proposte di legge

In Parlamento ci sono diverse proposte di legge, alcune bipartisan, in attesa di essere discusse. «Noi abbiamo proposto anzitutto di rimuovere immediatamente un video che sta circolando nelle scuole e che è stato promosso dai Monopoli di Stato. Uno spot che propone il gioco come l’opportunità della vita per i giovani, ma che non dice che c’è anche la possibilità di non giocare», spiega la senatrice del Terzo Polo, Emanuela Baio. Tra le altre proposte c'è quella di elevare al 20 per cento l’aliquota implicita di tassazione sulla raccolta da giochi e destinare l’equivalente dell’1 per cento delle entrate erariali, pari a circa 140 milioni di euro, alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dei soggetti affetti da gioco d’azzardo patologico, così suddiviso: 33 per cento per lo Stato, 33 per i gestori e 33 sulle vincite. Altre ipotesi sul tavolo sono quelle di mutuare l’esperienza di alcuni comuni italiani, come Empoli, Padova e Grugliasco che hanno stilato un proprio regolamento definendo orari, distanze e forme di tutela per i minori e le fasce deboli e promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione che sottolinei i rischi connessi al gioco compulsivo destinando il 50 per cento delle somme spese dai Monopoli per gli spot pubblicitari che incentivano a giocare. Un'altra questione, di cui si discute da tempo, è quella di aumentare l'aliquota Iva. «Se oggi giochi in borsa paghi allo Stato il 20 per cento», spiega Baio, «se giochi d’azzardo paghi una media del 13 per cento, se giochi ad un videopoker paghi il 3 per cento. Non credo, però, che il governo accoglierà questa proposta».

Dello stesso tenore il disegno di legge presentato dal Pd alla Camera il 19 marzo scorso che prevede anche alcune norme antiriciclaggio come la proposta di aprire conti bancari e postali esclusivamente dedicati per concorsi pronostici e scommesse a carico degli esercenti, dove far confluire i flussi di denaro derivanti da queste attività; inoltre viene proposto di abbassare (da 2.000 a 1.000 euro per le case da gioco e da 1.000 a 500 per i giochi online) la soglia oltre la quale scatta l'obbligo per gli operatori di identificare i clienti. Il ddl dispone inoltre l'introduzione di un registro di scommesse e concorsi pronostici, dove annotare giornalmente gli importi della raccolta delle giocate e delle vincite. Per quanto riguarda i requisiti per i concessionari, è stabilito il divieto di partecipazione alle gare per una serie di soggetti condannati per reati di criminalità organizzata o concernenti il riciclaggio di denaro; sono introdotte inoltre sanzioni penali per omessa dichiarazione ed evasione tributaria anche per gli operatori esercenti attività di gioco, ed elevate quelle, attualmente molto basse, per tutte le ipotesi di esercizio abusivo.

Quanto costa ammalarsi

Ogni giocatore patologico costa allo Stato circa 38 mila euro all'anno tra costi diretti e indiretti. È la cifra indicata dallo studio “Social cost of gambling in Germany” del 2008. Nei costi diretti ci sono i trattamenti ambulatoriali e ospedalieri, la protezione dei giocatori, la ricerca e la prevenzione o altri come procedimenti legali e i crimini legati al gioco, che, secondo le stime, hanno il costo diretto più alto (3.571 euro). Tra i costi indiretti quelli causati da assenteismo sul posto di lavoro, dal calo di produttività e dalla disoccupazione. Non solo, la dipendenza spesso spinge i giocatori patologici a prestiti ad usura oppure a compiere azioni criminali eclatanti, come il poliziotto rovinato dai videopoker che nel dicembre scorso a Roma per pagare i debiti aveva rapito il compagno di classe del figlio chiedendo un riscatto. 

                                                                                                       Antonio Sanfrancesco

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Postato da LucianoT il 21/03/2012 22:26

E' lo Stato che permette, anzi pubblicizza ed invita a giocare: "gratta e vinci", " superenalotto" et similia. Quando non sono giochi amministrati più o meno direttamente dallo Stato, sono pubblicità di casinò online. Però, alla fine della pubblicità, si invita a "giocare con moderazione"..... E' la stessa "filosofia" delle scritte sui pacchetti di sigarette ("il fumo provoca il cancro", il fumo danneggia te e chi ti sta accanto", ecc ecc ecc...) ed anche qui lo Stato prende la sua bella (si fa per dire) percentuale.... L'assunzione di superalcolici, pubblicizzati ovunque, é consigliata con la raccomandazione finale "Bevi responsabilmente", ed anche qui, naturalmente, lo Stato intasca la sua percentuale..... Che altro dire, se non che i buoni propositi del ministro della Salute e di quei politici che presentano ddl ad hoc, fanno semplicemente rabbia e non appaiono convincenti?

Postato da loreto il 21/03/2012 19:49

Condivido il tenore dell'articolo che parla giustamente del gioco d'azzardo come di una malattia. Si facciano pure tutte le leggi che si vogliono per regolamentare il settore, ma resta il problema di fondo: considero cioè altamente diseducativo che sia lo Stato addirittura a promuovere certe lotterie abituando così i cittadini alla mentalità del gioco che poi si estende ad ogni tipologia di giochi d'azzardo e provocando infine la dipendenza. Risultato finale: lo Stato si trova a combattere contro una piaga sociale da esso stesso generata. Ma in che razza di nazione viviamo?

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