Calcio, tre bolle pronte a scoppiare

Tra allenatori precari, club "derubati" dei giocatori per le Nazionali e scandalo dei passaporti falsificati. Breve bilancio di un calcio in affanno, con tifosi demoralizzati.

11/10/2012

Ci sono tre bolle del calcio, e ogni tanto una si lega all’altra, formando figure persino buffe. Si aspetta sempre lo scoppio “totale” che non arriva mai.


Prima bolla quella del campionato:
tira avanti con supremazia juventina, contrasto forte napoletano (la rivalità fra le due squadre anzi le due società sembra anche uno strascico della supercoppa di Pechino, vinta dai bianconeri con gli azzurri partenopei non presenti per polemica alla premiazione: e il presidente del Napoli è stato deferito per questo, insieme con – ancora - Antonio Conte, stavolta per dichiarazioni lesive della giustizia sportiva, il tutto all’insegna della par condicio).

La Juventus in campionato è a quota 45 partite senza sconfitte sotto la gestione di Antonio Conte, 46 tenendo conto di un match con in panchina Del Neri, e mira al record del Milan di 58 (il Napoli l’ha sconfitta, ma in Coppa Italia).Terza forza da scegliere fra Lazio e Inter. Il Milan di Berlusconi che fa economie sembra fuori, la Roma di Zeman che snobba i suoi calciatori totem, Osvaldo ma soprattutto De Rossi,  idem.


Si fanno calcoli teorici ed anche abbastanza idioti sulle ripercussioni eventuali delle fatiche nelle coppe europee, oscillando fra due dogmi: “più si gioca meglio è”, ”giocar troppo fa danni”. E anche: “gli impegni esaltano, ”gli impegni stressano”.

Si riprende dopo le partite gli della Nazionale, il 20, con l’anticipo Juventus-Napoli, addirittura. Intanto gli allenatori saltano e gli stadi sono sempre meno pieni, anzi sempre più vuoti, il che dice che la gente ha capito e patito qualcosa del marcio di Scommessopoli, anche se tanta attività delle procure della giustizia ordinaria si scioglie nel mare della morbidezza, dei compromessi e dei cavilli della giustizia sportiva. Con Conte, nell’”affaire” l’uomo più importante come nome, che prima chiede il patteggiamento cioè confessa un qualche reato, poi dice che lo hanno obbligato gli avvocati e vuole sbianchettamento totale, che non arriva tenendo aperte altre polemiche, altre rivalse.

Seconda bolla quella appunto della Nazionale. Prandelli ha ottenuto di avere a disposizione i giocatori senza che i club facciano tante storie, gli è servito il secondo posto europeo.

Però gli stessi club scoprono che la concentrazione delle partite internazionali premondiali o amichevoli li priva di troppi giocatori insieme: la Juventus addirittura ne ha sedici in giro per il mondo, fra italiani e stranieri, e i suoi nostrani fanno, con Prandelli, allenamenti separati per non smarrire i dettami di Conte.
Il Napoli ha tredici esodati provvisori, con però un maggior numero di rientri dal Sudamerica, quelli con complicazioni di jet lag. Si attendono polemiche e richieste speciali da parte di altri club, anche se assai meno rappresentati in azzurro.
Intanto Prandelli conferma Balotelli, al centesimo appello per sapere se ha deciso cosa farà da grande, esclude Cassano che invece l’Inter esalta (e Buffon sta con Prandelli), convoca i romanisti che Zeman mette da parte.

Chi pensa che tutto questo non porti a screzi, urti, conflitti aperti e no, è un sognatore, o un pazzo. Noi stiamo comunque con Prandelli, anche perché siamo certi che i club sono quasi sempre in malafede e comunque sono nocivi al calcio etico che il citì insiste a praticare, sia pure con qualche accorgimento per non inciampare. Comunque adesso la Nazionale gioca per il Mondiale2014: in Armenia venerdì, a Milano martedì contro la Danimarca. Se riusciamo a entrare nel panico anche per questi due impegni siamo dei poveri pazzi, assai peggio che pazzi poveri.

Terza bolla quella dei passaporti taroccati. Sembra che Fermo, nelle Marche, sia la capitale delle cittadinanze italiane facili concesse specialmente ai calciatori sudamericani, attraverso le iniziative di un funzionario dell’anagrafe comunale, scoperto e denunciato. Calcio, calcetto e basket nel mirino.
Quindici, pare, i calciatori ”fintitaliani”, alcuni di grossi club, alcuni smistati all’estero. Si parla stavolta di carte d’identità della repubblica italiana, quella fondata sul lavoro e sul calcio e sulla corruzione, non di passaporti contraffatti come anni fa (da ricordare eccome l’Inter e il caso di Recoba, scoperto ad un controllo doganale in Polonia). Il capo della polizia, Manganelli, ha detto: “Aspettatevi qualcosa di grosso”.
E qualcuno ha avvertito che ha parlato anche di brutte novità in arrivo relative a Scommettopoli, piaga ancora aperta, con un’ultima raffica di nomi e con epicentro ancora a Bari. Ci sono state sui media reazioni discordi: qui il forte allarme nuovo, legato anche grossi nomi tirati in ballo, lì la tesi non troppo allarmistica che si tratti solo di scorie delle inchieste passate.
Ma il vero problema però sembra essere quello dei tifosi: sono come mitridatizzati, ormai non temono di poter essere avvelenati da nessuna scoperta brutta. E questo è proprio brutto.

Gian Paolo Ormezzano
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