Ma allora è tutto marcio?

Scommesse, doping, processi sportivi e penali. Dal ciclismo al calcio ci si chiede come fidarsi ancora. Ma, come contro mafia e corruzione, guai a smettere di lottare.

01/06/2011
Alberto Contador, vincitore del Giro d'Italia 2011.
Alberto Contador, vincitore del Giro d'Italia 2011.

  Ma se ci sono anche corruzioni come quelle, all’apparenza tutto sommato caserecce, legate a Beppe Signori - che di recente chi scrive queste righe ha frequentato testa a testa nella sua ruspante (e apparente, si deve dire adesso) normalità e serenità di ex che ha sempre qualcosa da fare per tenere bello verde il suo rapporto col pallone, - questo deve voler dire che ormai tutto lo sport è corrotto?  

Forse sì, almeno se si parla di sport di vetrina, sport gonfio di interessi assortiti, sport estremo, sport vorace che ha bisogno di vampirizzare le folle per nutrirsi e sottomettersele. E la frontiera corre fra sport che possiamo anche aspettarci corrotto e sport che proprio non possiamo pensare marcio. Non più fra sport pulito e sport sporco. D’altronde pulizia e denaro, pulizia e ricchezza, pulizia e lealtà, pulizia e onestà sembrano proprio non poter convivere.

Nel divenire di tutti i giorni,  mica soltanto nel divenire dello sport ricco. Che sempre più è metafora della vita intanto che la vita ormai lo è dello sport: la vita dove si deve vincere per essere qualcuno, qualcosa.  Il calcio presenta adesso le nuove truffe scoperte dopo ormai trenta e passa anni di truffe accettate persin più o prima che accertate, di sospetti latenti o di constatazioni acclarate. Il calciotruffa di Trinca e Cruciani sino al calcio di Moggi, il calcio delle manette ai giocatori dopo Lazio-Perugia all’Olimpico di Roma.

Il calcio dove ci si stupisce che in tribunale a Napoli si chiedano cinque e passa anni per Moggi e tante pene per tanti altri, e che invece non si allarghi la forte grave colpevolezza anche all’Inter, dopo che alla Juventus, e si spalmi tutto così che di sostanza visibile  reti poco.  Il ciclismo sta per dare il via (2 luglio) al Tour de France con alla partenza Alberto Contador che ha sì dominato l’ultimo Giro d’Italia, ma che  parte come favorito del Tour 2011senza ancora sapere se ha vinto l’edizione 2010 o se  invece la maglia gialla dell’anno scorso a Parigi non puzzi di doping.

Gli sport dei motori registrano costanti sospetti di trucchi così sofisticati che non vengono puniti: ci sono, si vedono ma non sono compiutamente spiegabili ai giudici spesso ingenui, inesperti, poveracci. Nell’atletica sembra ormai che i campioni si dividano fra quelli che si dopano senza essere scoperti e quelli che ci cascano. Il tennis non finisce mai di archiviare il suo scandalo continuo dei giocatori che scommettono, anche contro se stessi.

Tornando al calcio, si sospetta che mezza Asia scommetta su partite europee di cui laggiù si sa poco e qui si s troppo, nel senso che le si sa accomodabili senza grandi clamori.  Intanto ai vertici si comprano e si vendono organizzazioni dei Giochi olimpici, assegnazioni  dei campionati del mondi di calcio (al Qatar? Sì, al Qatar), e proprio di queste ore, di questi minuti è lo scandalo in fondo neanche troppo scandaloso della Fifa dove Blatter galleggia, rielettissimo, su un mare di fango di genesi assortita.  

Ma allora non c’niente in cui credere nello sport? Sbagliato: c’è da credere in quello che di pulito rimane, c’è da credere che possa difendersi, emergere. In fondo notizie come quella dell’inchiesta italiana sulle partite truccate e sui giocatori sottomessi sono una buona notizia: dicono che si ci si batte, che si scopre, si arresta, si punisce. Dicono che SI PUO’. Dicono che noi, che ancora CI CREDIAMO pur sapendo che possiamo sbattere la faccia contro un vetro sporco e spaccarcela, siamo ancora tanti: e infatti grande è lo stupore diciamo pure di massa per le ultime notizie.

E vogliamo combattere, e sappiamo combattere, perché non sì ci portino via la creatura che è nostra figlia e anche nostra ramante amatissima. Ma poi è come sapere che esistono il male, il crimine, la mafia. Mica per questo dobbiamo smettere di credere nella supremazia del bene e di batterci per essa, se non altro per poterci guardare sereni allo specchio quando cominciamo una giornata che è sempre di lotta onesta, di vita aperta, di leale sport del tirare avanti?

Gian Paolo Ormezzano
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