Calori e Pea come Guardiola e Mou

I due allenatori emergenti della Serie B hanno giocato e lavorato con Guardiola e Mourinho. Ecco i loro ricordi e le loro esperienze.

15/02/2012
José Mourinho (copertina: foto Fotogramma; questa foto Ansa).
José Mourinho (copertina: foto Fotogramma; questa foto Ansa).

Uno lo manda Mourinho, un altro Guardiola. Testimonial importanti, pubblicità garantita. E pazienza se loro allenano in serie B, lontani dal calcio dei grandi, ancor più lontano da quello europeo, dove i loro sponsor ci stanno di diritto, e non da ieri. Loro ci provano, a risalire la china delle gerarchie.

     Fulvio Pea, “raccomandato” da Mourinho, è in vetta col suo Sassuolo, a pari merito col Torino. Alessandro Calori, “raccomandato” da Guardiola, è stato chiamato al capezzale di un Brescia malato e sta recuperando posizioni viaggiando verso la zona play-off. Due protagonisti, altrettanti sponsor di prestigio. Pea ha un appuntamento quasi fisso: l’Sms dalla Spagna (soprattutto quando vince), inviatogli da Mou. “Accade spesso, è molto gentile, ci tiene alle persone con cui ha avuto rapporti di lavoro”. Mou allenava l’Inter (che avrebbe realizzato il Triplete), lui guidava la Primavera nerazzurra. Come sia nato quel sodalizio lo sanno in pochi: “E’ come se avessi vinto una sorta di ballottaggio. Marco Branca, il direttore sportivo, gli portò tre nomi di tecnici cui poter affidare la squadra Primavera. Mourinho, come sua abitudine, si documentò in maniera accurata sui candidati e scelse il sottoscritto. Per me, un grande onore”.

     Un grande onore, certo. Ma anche un’esperienza importante e un eccellente trampolino di lancio: “Mi diede una grande opportunità, perché le giovanili dell’Inter sono un gran bel punto di partenza. L’Inter ha fatto molto bene a livello giovanile nella ultime stagioni, devo dire che ho contribuito anche io, con buoni risultati e ottimi giovani lanciati nell’orbita del calcio italiano. Mourinho mi scelse, io lo ripagai vincendo una Champions League under 18 e il Torneo di Viareggio. E vedo miei ragazzi che stanno facendo molto bene: innanzitutto Bardi, portiere rivelazione del Livorno, e Destro, un attaccante che già rappresenta una certezza per il futuro”.

     Certo, magari Mou avrebbe potuto portarlo con sé al Real Madrid: “Ma no, lui ha il suo staff: è giusto così. E poi sta andando bene anche a me, col Sassuolo”. Un po’ sulla falsariga del suo mentore: “Penso di somigliargli nella cura quasi maniacale di tutti gli aspetti che interessano una squadra di calcio. Sto attento a tutto, vigilo su ogni cosa. Guardo alla parte atletica, al recupero degli infortunati, oltre che, naturalmente, all’aspetto tattico e alla preparazione delle partite. Non tralascio nulla, perfino gli aspetti burocratici”.

     Altra storia, quella del legame tra Alessandro Calori e Pep Guardiola. Giocavano insieme, anni fa, proprio a Brescia. Il primo da ruvido difensore centrale, il secondo da sapiente metronomo del centrocampo. Un rapporto di lungo corso, che non s’è mai interrotto, malgrado le differenti parabola da allenatori: “E’ normale, perché Guardiola è un bravissimo ragazzo, ha un carattere speciale, per nulla intaccato dalla fama”.

     Uno ha già vinto tutto, pur essendo giovane. L’altro si barcamena, con l’obiettivo di mettersi in luce. In comune, la militanza bresciana (dove Calori è appena tornato) e un curioso aneddoto: “Ai tempi in cui a Brescia facevo il calciatore, vivevo in uno splendido posto, in piazza Duomo. Poi lo prese proprio Pep”. Si sono scambiati casa, Calori si augura di scambiarsi anche conoscenze calcistiche. “Come dicevo è una splendida persone, molto disponibile. Ci scambiamo molti Sms, rare telefonate. Mesi fa, quando aveva pochi giorni di libertà, venne a Brescia, ci vedemmo insieme ad altri compagni, parlammo di tutto, dei tempi passati insieme e del calcio in generale. Fu molto bello”.

     Calori passa per uno studioso del calcio. Non è detto che un giorno non faccia visita al Barca di Guardiola, un modo per vedere i migliori al mondo e per aggiornarsi: “Non è escluso, approfittando dell’amicizia con Pep. In realtà, prima della chiamata del Brescia avevo programmato una visita all’Ajax. Ma in futuro un giro a Barcellona lo farò”.

Ivo Romano
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