Lo sport italiano in cerca di modelli

Manca, oggi almeno, allo sport italiano un ambasciatore totale, capace di rappresentarlo per intero. I casi Mennea, Tomba, Balotelli.

26/03/2013
Mennea festeggiato da Primo Nebiolo e Gianni Minà (Ansa).
Mennea festeggiato da Primo Nebiolo e Gianni Minà (Ansa).

La scomparsa di Pietro Mennea, l’affermazione personale, nella stessa settimana, di Balotelli nel calcio di Italia-Brasile 2 a 2, la brutta giornata in Malesia di Alonso e della Ferrari, con errori nostri persin più grandi del malcomportamento altrui, il successo solitario e con impennata della bici, da motociclista, del ciclista slovacco Peter Sagan, cresciuto in Italia, nella Gand-Wevelgem (prima grande corsa del 2013 sulle celebri strade belghe), dopo la Milano-Sanremo innevata e finita  al tedesco Ciolek, possono essere tutti eventi collegabili con una domanda: esiste al momento attuale e anche alla luce degli ultimi risultati un grande personaggio internazionale dello sport italiano, uno come è stato Mennea per i diciassette lunghissimi anni di tenuta del suo record mondiale dei 200 metri (19”72 nel 1979), uno che tutto il mondo accetti ed applauda?

Uno come Valentino Rossi sono a pochi anni fa, come la Gran Dama Ferrari sino alle ultimissime battute della Formula 1 2012, come la tennista quando vince il torneo individuale (il doppio è un altro gioco) al Roland Garros, era appena il 2010 di Francesca Schiavone e sembra quasi preistoria?

Il personaggio grosso, grande, assoluto, popolare è fondamentale nel villaggio globale dello sport. Deve essere uno che parla un idioma capito da tutti, deve essere uno capace, sulla scena, di interpretare vari ruoli, mica soltanto quello del campione nello sport che pratica e dove vince. Uno che faccia bene pubblicità a prodotti comuni alla massa. Uno proponibile su tutti i teleschermi, per tutte le agglomerazioni internettiane.

Un ambasciatore totale. Uno come è stato per anni Alberto Tomba, tanto per far nomi, gradasso magari, simpaticone sicuramente. Uno come Paolo Rossi nel Mundial calcistico 1982 in terra spagnola: segnò sei gol,  non un’enormità, ma tutti decisivi, tutti irridenti nei riguardi degli avversari, tutti da italiano furbo, e per anni quando viaggiavamo, nel calcio e non solo, dicevamo “Italia” e ci rispondevano “Paolorossi”. Così come nell’automobilismo dicono ancora e sempre Ferrari, trovando assenso e anche consenso, ma l’ideale sarebbe il nome di un pilota italiano su Ferrari: chiediamo troppo?

Noi italiani siamo molto legati ai personaggi. Il ciclismo ci ha persino abituati male, con Bartali e ancor più Coppi signori del rinascimento, nel dopoguerra, dell’Europa delle macerie belliche, poi ha tirato avanti niente male con Gimondi, Moser (Francesco, suo nipoteMoreno è in lista davvero d’attesa), Pantani, non trovando però, come invece prima, una cornice storico-ambientale ideale per imporre i miti. Il calcio nostro di personaggi ne ha sfornati addirittura troppi (ma il Grande Torino non ebbe tempo di imporsi alla grande fuori Italia), però tutti un po’ autarchici, così che adesso fatichiamo a selezionarne uno di sicura presa internazionale, in uno sport poi che ha imparato a trascurare le identità nazionali, con in ogni paese i club massimi farciti di stranieri. Dei divi calcistici attuali, Totti è troppo romano anzi romanistico, Del Piero, che stando in Australia batte ancora tutta la Juventus nella vendita di maglie bianconere con nome e numero, è stato troppo juventino, di Rossi ce n’è uno e amen. Balotelli ha la pelle nera ed è mattoide: italiano di testa e di nascita a Palermo, però in qualche modo ancora figlio del Ghana. Hai dei limiti non solo caratteriali, ma nell’attualità il Personaggio con la maiuscola è forse lui. Funziona: e nella Nazionale, non solo nel Milan, ché allora sarebbe un limite.

Andiamo meglio con le donne, fra le donne. Federica Pellegrini nuotatrice e “nuotattrice” è personaggio fortissimo nelle piscine di tutto il mondo, le sue avventure sentimentali sono seguite con attenzione neanche troppo pruriginosa, considerata la loro intensità. Diciamo pure che lei può essere considerata il numero 1 di una classifica nostrana assoluta, uomini & donne, nonostante il suo flop olimpico di Londra 2012, ma diciamo anche che il nuoto che pratica è, mondialmente, ancora sport un poco elitario (niente campioni neri in piscina, ad esempio). Ed elitario è il pattinaggio artistico di Carolina Kostner.
C’è pure un’altra italiana “personaggia” assai, ed è Josefa Idem, non per nulla scelta come testimonial da una industria alimentare che non sbaglia pubblicitariamente un colpo: ma è italiana di Germania. Tutta italiana Valentina Vezzali, testimonial lei pure nello stesso ambito pubblicitario. Ha raggiunto e forse superato Stefania Belmondo ed Emanuela Di Centa, ma come la Idem patisce uno sport non universale: lei la scherma, l’altra la canoa. Teoricamente sarebbe un affare barattarle tutte e due con un personaggio dell’atletica leggera, dove per noi non c’è stato mondialmente nulla di davvero grosso e tutto nostro dopo Sara Simeoni.

Proponiamo la ricerca del personaggio ottimo massimo per la fruizione italiana non solo per gioco, ma perché davvero lo sport, che è anche mercato di uomini e poi cose, deve adesso impegnarsi anche in questo tipo di ricerca. E segnaliamo che il 7 aprile entra in scena un tipetto nostrano catturatore di vaste e quasi sempre meritatissime simpatie, uno che ha soltanto o addirittura 34 anni, è stato personaggissimo e forse può tornare ad esserlo, anche se è giusto avanzare un po’ di scetticismo sulla sua residua volontà feroce di vincere.
Lui questo 7 aprile gareggia in Qatar, e poi avanti per 17 prove, su una moto Yamaha, quella dei suoi trionfi più belli, ritrovata dopo due anni senza vittorie sulla Ducati, lui si chiama Valentino Rossi, e senza avere più vinto nulla appunto dal 2010 è ancora usatissimo dai pubblicitari per il suo forte e simpatico “appeal”, anche e magari specialmente offerto e imposto giù di sella. L’altro giorno nei testi premondiali in Spagna è andato più veloce di tutti, come non gli accadeva da due anni. Ha in scuderia il forte e scomodissimo Jorge Lorenzo spagnolo campione del mondo, deve temere anche altra Spagna, visto che connazionali di Lorenzo sono Dani Pedrosa e l’emergentissimo ventenne Marc Marquez della Honda.

Gian Paolo Ormezzano
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