Salvini e i "buonisti tolleranti"

Matteo Salvini, europarlamentare della Lega, ha accusato non meglio identificate associazioni di pseudo-volontariato di istigare la violenza. Risponde don Colmegna

14/05/2013
Matteo Salvini
Matteo Salvini

«Un conto è migliorare la legge Bossi-Fini per renderla più efficiente, un conto è sbracare. Se le autorità locali ci mettono del loro con i tagli alla Polizia locale non si dà una mano alla sicurezza. Follia? La follia dura 5-10 minuti, quell’uomo lì è andato in giro per due ore» - queste la parole che Matteo Salvini, europarlamentare della Lega Nord sempre molto "caldo" sul tema immigrazione, ha rilasciato a Tgcom24. Niente di nuovo, vien da dire. Ma questa volta Salvini si è spinto oltre, ventilando qualche "magagna" delle associazioni di volontariato che si occupano di accoglienza agli stranieri. Ovviamente, in vero politichese, nessun riferimento preciso. «Questo Kabobo mi risulta che sia analfabeta, quindi chi gli ha compilato i moduli del ricorso? Forse c’è qualcuno che ci guadagna. Quante sono le associazioni di pseudo volontariato di buonisti tolleranti e accoglienti coi quattrini altrui che incassano denaro pubblico per mantenere questa gente? Sono tante».


E ancora: «Il ministro Kyenge fa istigazione a delinquere quando dice che l’immigrazione clandestina non dovrà più essere un reato. Solo a Milano città ci sono 50mila clandestini, cosa succederebbe se un ministro della Repubblica gli facesse intuire che può essere regolarmente presente senza rischiare nulla. Combatto perché italiani e stranieri convivano tranquillamente. Ci sono tanti stranieri arrivati qui rispettando la legge che pagani, faticano e sudano. L’immigrazione clandestina va bloccata. In Ghana c’è la pena di morte per reati come questi. Se avesse fatto quello che ha fatto qui nel suo paese gli avrebbero dato la pena di morte. Io sono contrario alla pena di morte ma spero che sia messo in galera per il resto dei suoi giorni, spero in Ghana, così non ci costa di denaro pubblico».

Don Virginio Colmegna
Don Virginio Colmegna

Alle dichiarazioni di Salvini, don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità, avrebbe preferito non dover rispondere. «Quello che sento, è l'ennesima testimonianza di una politica incapace di ascoltare e capire. Mi rimane amarezza, per il lavoro e l'impegno di tutte quelle persone che operano nel volontariato con passione e determinazione. Sono queste le parole che istigano al rancore, proprio perché provengono da chi dovrebbe promuovere, sostenere e dimostrare coesione. Forse Salvini non ha chiaro che chi opera nel settore dell'ospitalità agli immigrati non è vero che lavora automaticamente nell'illegalità. Anzi. È proprio perché ama la legalità che si batte per trasformare i fantasmi in persone riconoscibili».


«La politica, invece di perdersi in queste vicende, urlando, deve agire per la cittadinanza, schierandosi e difendendo le vittime, tutte le vittime. Si dovrebbe parlare di leggi da riscrivere e non lanciare accuse. Siamo i primi chiedere che le regole siano chiare in modo da non cadere nell'illegalità».

Savino Pezzotta
Savino Pezzotta

E sugli omicidi di Milano è voluto intervenire anche il Cir, Consiglio italiano per i rifugiati: «La gravità di questo gesto, la voglia di fornire risposte, non deve indurre in nessun modo a speculazioni su questa vicenda, né a strumentalizzazioni. Non sono né le leggi troppo permissive, né la mancanza di sostegno o le condizioni di accoglienza inadeguate, le cause di questo dramma. Ma la follia di un criminale. Il Cir è gravemente preoccupato che questo atto possa produrre conseguenze gravi per i tanti richiedenti asilo, rifugiati e migranti che cercano una via nel nostro paese. Il tentativo di attentato all’organizzazione Progetto Arca, davanti la cui sede questa mattina sono state rintracciate delle molotov, è la prima preoccupante avvisaglia.


«Per il Consiglio Italiano per i Rifugiati le dichiarazioni del Ministro Kyenge segnano ormai un passaggio dal quale non è più possibile sottrarsi: la legge sulla cittadinanza deve essere riformata all’interno di questa legislatura” dichiara Savino Pezzotta Presidente del Cir. Le attuali previsioni legislative sono totalmente inadeguate a dare risposte a una società che ormai vive di migrazioni e multiculturalità. Sono lo specchio di un Paese che esisteva decenni fa, di quell’Italia che ancora non era, o non si percepiva, come paese migratorio». 

«Si può discutere di come riformare la legge, ma non se farlo. Come Cir siamo convinti che la misura legislativa più adeguata in Italia sia quella dello Ius solis temperato. Ovvero legare la nascita o l’arrivo da piccoli nel nostro paese alla lunghezza di residenza e al percorso di formazione fatto in Italia. Questo è il modello più avanzato che esiste già in altri paesi europei” dichiara Christopher Hein direttore del Cir.

Alberto Picci
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