Insieme verso le nozze

Il libro della ricerca Cisf sui corsi di preparazione al matrimonio

10/01/2011

La preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia è una realtà di dimensioni veramente notevoli che vede la Chiesa italiana impegnata a proporre annualmente quasi 9600 percorsi che coinvolgono circa 70mila operatori e 190mila coppie di fidanzati.

Un momento pastorale importante, dunque, che richiede un lavoro altrettanto importante di studio, riflessione e revisione al fine di renderlo sempre più significativo.

Insieme verso le nozze (ed. Cantagalli) è il titolo del libro apparso in queste settimane nelle librerie che intende presentare lo stato attuale del cammino di preparazione al matrimonio nelle diverse diocesi italiane.

Tale ”fotografia” è resa possibile grazie all’ indagine conoscitiva progettata in collaborazione tra l’Ufficio Famiglia della Cei, i membri della Consulta Nazionale di Pastorale Familiare ed esperti del CISF, il Centro Internazionale Studi Famiglia che ha poi realizzato la ricerca e ne ha presentato i risultati nel corso della settimana estiva di studio per operatori di pastorale familiare tenutasi a Cotronei (Kr) dal 24 al 26 giugno 2009.

L’indagine è stata svolta secondo una modalità articolata, con strumenti sia quantitativi sia qualitativi, che hanno consentito di costruire un quadro informativo completo, valorizzando al massimo il sapere e le competenze di tutti i protagonisti delle attività di preparazione al matrimonio.

Tale ricerca si segnala innanzitutto per la sua imponenza: complessivamente sono stati censiti 512 percorsi da 50 diverse diocesi di provenienza, con una localizzazione variegata e omogeneamente ripartita tra le regioni del nord, del centro e del sud; raccolti 192 questionari dagli UPF diocesani; 278 interviste a operatori che attuano e conducono i percorsi (coppie animatrici, sacerdoti, esperti…) da 41 diocesi distribuite su tutto il territorio nazionale e ben 5000 questionari compilati dai fidanzati stessi al termine del percorso.

Un numero così ragguardevole di risposte – risultato mai raggiunto prima d’ora – ha fornito ai ricercatori una visione a 360° del problema analizzato.

Proprio la completezza dei dati statistici uniti alla “viva voce” dei protagonisti, ha consentito di raggiungere un triplice obiettivo:
- sviluppare un percorso di analisi, indagine e riflessione sui cammini di preparazione al
  matrimonio e alla famiglia oggi presenti nella Chiesa italiana
- indagare i rilevanti cambiamenti in atto e la nuova fisionomia delle coppie di fidanzati
- individuare alcune linee orientative per le attività dei prossimi anni

1) Analisi dei percorsi in atto
Qualche dato esemplificativo (numero di incontri e presenza degli animatori)
In media i percorsi di preparazione al matrimonio si svolgono in 11 incontri, ma i due estremi sono  distanti tra loro: vi sono percorsi con un numero di incontri inferiore o uguale a 6 e altri con più di 16 incontri.
(Allegato 1)
La tendenza, rispetto a qualche anno fa, è quella di incrementare il numero di incontri, segno da un lato che si intende rendere sempre più serio il cammino di preparazione, dall’altro che si trova tra i fidanzati una situazione di impreparazione e distacco dalla fede sempre più accentuata.
La risorsa fondamentale per l’organizzazione e la gestione dei percorsi  è costituita dagli animatori. La figura principale di riferimento è senz’altro il parroco, presente nell’84% dei percorsi, e nel 6% è l’unica funzione presente. Ma accanto al sacerdote, una funzione che ha assunto un rilievo estremamente importante è quella delle coppie di sposi, presenti nell’81% dei percorsi. Un esempio molto positivo di ministerialità laicale che sa dialogare e completarsi con il ministero sacerdotale.

2) La fisionomia dei fidanzati

Qualche dato esemplificativo (età dei fidanzati e pratica religiosa)
Rispetto al profilo dei fidanzati che emerge dalla ricerca, il dato più rilevante è la loro età, cresciuta notevolmente negli ultimi anni: più della metà (il 55%) supera i 30 anni.
(Allegato 2)
Al di là delle considerazioni di tipo sociale e culturale, il risvolto pastorale di questo fatto è evidente: in un contesto secolarizzato come il nostro, l’innalzamento dell’età significa anche più anni trascorsi lontani dalla Chiesa e dalla pratica religiosa, con la conseguente necessità per i percorsi di non dare per scontati gli aspetti fondamentali della fede.
Infatti, in oltre il 60% delle diocesi italiane la percentuale di fidanzati “convinti e praticanti” non arriva neppure al 15%.
E’ evidente, dunque, che i giovani che si preparano al matrimonio sono ben lontani dal professare esplicitamente la propria fede; è necessario allora che siano accompagnati lungo itinerari di educazione e crescita nella fede a partire dalla loro concreta e diversificata situazione di vita.

E le convivenze? L’aspetto comunque più urgente su cui ragionare è la presenza delle coppie conviventi ai corsi di preparazione al matrimonio: il fenomeno è diffuso e non ignorabile, come mostra il grafico in allegato (3)
In media, una coppia ogni tre che partecipa ai percorsi di preparazione al matrimonio vive già una relazione di convivenza, e in un quinto dei percorsi di preparazione al matrimonio le coppie conviventi sono più della metà di tutte le coppie partecipanti (con netta prevalenza delle regioni del Nord).
La convivenza, dunque, costituisce di fatto il luogo privilegiato in cui oggi, per moltissimi giovani,  matura la scelta del matrimonio cristiano, ponendo sfide pastorali che non sempre riescono a trovare risposte adeguate.
Da un lato, il fatto che queste coppie abbiano deciso di regolare la propria unione con il sacramento del matrimonio è certamente positivo e va accolto di buon grado.
Dall’altro, risulta evidente che, limitandosi alla pura accettazione della situazione di fatto si finisce per avallare la prassi attuale, facendo apparire “retrogradi” e “bigotti” i fidanzati per così dire “normali”.
Su questa tematica, la nostra ricerca ha fatto emergere una situazione di stallo e di difficoltà ad affrontare il problema.
Il 90% delle diocesi, infatti, non segnala nessuna iniziativa specifica sul tema convivenze. Solo il 10% delle diocesi, invece, ha elaborato qualche sporadica esperienza di accompagnamento, a volte con percorsi ad hoc, a volte rendendo omogeneo il gruppo dei partecipanti, a volte istituendo due corsi “paralleli” con un approccio diverso per rispettare e valorizzare le diverse realtà di vita delle coppie.

Non mancano a questo proposito anche le esperienze negative: l’aver strutturato dei sottogruppi di conviventi ha generato – in alcuni casi - malcontento perché queste coppie si sono sentite “diverse” e perché desideravano confrontarsi con chi la pensa in modo differente.
Dalla ricerca emerge anche la posizione di coloro  che affermano che non è necessario studiare qualche iniziativa specifica perché, proprio in considerazione del fatto che in conviventi costituiscono ormai la grandissima maggioranza, tutti gli incontri sono finalizzati ad aiutarli a riscoprire la loro unione in una visione di fede.


3) Prospettive future
Sulla base dei dati rilevati, la ricerca consente agli operatori di individuare alcune linee di riflessione che consentano di valutare quali siano le strategie migliori per rendere la preparazione al matrimonio un fatto sempre più incisivo nella vita dei giovani. Le questioni aperte spaziano dalla dimensione temporale (percorsi più distesi nel tempo e accompagnamento delle giovani coppie di sposi) a quella organizzativa e contenutistica (percorso unico uguale per tutti o percorsi specifici studiati per le diverse situazioni di partenza?); dalla metodologia utilizzata (quali strategie mettere in atto per raggiungere gli obiettivi prefissati?) alla mancanza di unitarietà – a volte - nella proposta dei cammini di preparazione al matrimonio all’interno della stessa diocesi.

La ricerca del CISF dunque si propone come uno strumento idoneo e importante per identificare e promuovere risposte adeguate alle nuove sfide pastorali nelle prassi operative delle nostre Chiese locali e può costituire un valido stimolo per ripensare l’adeguatezza delle proposte in atto proprio sulla base degli interrogativi e dei bisogni formativi di chi oggi chiede il matrimonio cristiano.

Antonella Pennati
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