Chiesa e fede, scocca l'ora dei laici

Anticipiamo l'intervista a Giorgio Campanini sul ruolo dei laici nella chiesa pubblicata sul n. 25 di Famiglia Cristiana.

Campanini: responsabilizzazione dei laici? La chiesa è in ritardo

15/06/2012
Il professor Giorgio Campanini.
Il professor Giorgio Campanini.

A quasi cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962) è tempo nella Chiesa di bilanci e – perché no? – di rilanci. Uno dei grandi temi affrontati dai padri conciliari riguardò la natura della Chiesa, che passò da una concezione gerarchica e piramidale a una essenzialmente comunionale.

“Popolo di Dio” è titolato il capo secondo della costituzione dogmatica Lumen gentium: vescovi, sacerdoti e laici, tutti con carismi e ministeri diversi ma con pari dignità a servizio della Chiesa per l’unica missione: portare Cristo al mondo. A proposito dei laici, la cui riscoperta si deve proprio a questa rinnovata visione ecclesiologica, poco più avanti si dice: «Grava su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, perché il disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno di più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra».

A che punto è la loro responsabilizzazione oggi nella Chiesa? Hanno una loro autonomia o sono ancora gregari rispetto alla gerarchia? Tema delicato, su cui abbiamo a lungo parlato con gli autori del libro Manca il respiro (Áncora, euro 13): Giorgio Campanini, noto politologo, e Saverio Xeres.

Professor Campanini, può darci una sintetica fotografia del laicato oggi nella Chiesa?
  
«Molti passi in avanti sono stati compiuti dal tempo del Concilio a oggi, ma un’effettiva corresponsabilità – che implica la valorizzazione dei laici al momento della consultazione e riservando alla gerarchia, in materia di fede e di morale, la decisione – è ancora lungi dall’essere realizzata. Per rendersene conto basta scorrere l’elenco delle grandi decisioni della Chiesa italiana, ad esempio nell’ultimo decennio, e verificare in quale misura i laici siano stati effettivamente ascoltati, sia in sede nazionale che in sede locale».

I rapporti tra gerarchia e laicato hanno comunque conosciuto alcuni importanti momenti di confronto, come lei riconosce...
   
«I convegni ecclesiali sono stati un importante momento di ascolto, ma troppo diradati nel tempo. Sotto altri aspetti – ad esempio per quanto riguarda l’elaborazione dei piani pastorali – vi è da temere che si sia addirittura fatto qualche passo indietro. Sarebbe necessario istituire nuovi “luoghi” di ascolto o almeno valorizzare quelli esistenti».

A questo proposito, come funzionano gli organi di consultazione dei laici, consigli pastorali diocesani e parrocchiali in primis?

    «Male. Comunione, collaborazione e corresponsabilità sono caratteristiche lontane dal rappresentare, per quanto riguarda i laici, la norma nella Chiesa italiana. Molti pastori riconoscono schiettamente che la nostra Chiesa è ancora accentuatamente clericale».

I movimenti ecclesiali hanno cambiato qualcosa nel rapporto tra gerarchia e laicato?

    «I nuovi movimenti hanno indubbiamente promosso una complessiva crescita del laicato e favorito, sotto molti aspetti, un nuovo protagonismo laicale. In generale non hanno avvertito come cosa propria il loro pieno inserimento nella vita delle comunità parrocchiali o diocesane, salvo quelle che i movimenti hanno considerato “vicine” alla loro sensibilità e nelle quali si sono riconosciuti. La linea tradizionalmente perseguita dall’Azione cattolica, quella di una collaborazione schietta e convinta con la Chiesa locale, è purtroppo diventata in molte realtà minoritaria, con il rischio della creazione di “Chiese parallele” o di Chiese locali divenute una quasi ingovernabile sommatoria di realtà autoreferenziali».

Nel volume si segnala la mancata istituzione del Consiglio italiano dei laici. Quale contributo potrebbe dare un siffatto organismo?

    «L’ipotesi di un Consiglio dei laici non è un’esigenza, o addirittura un sogno personale, ma una precisa indicazione del concilio Vaticano II: lo chiede, sia pure proposto come non obbligatorio, il decreto Apostolicam actuositatem al n. 26. Non si vede dunque perché in Italia non possa essere davvero realizzato un organismo già operante in numerosi Paesi. Occorrerà studiare con grande attenzione il problema; ma non vi è dubbio che un autorevole “Senato” laicale potrebbe essere un prezioso organo di consultazione dell’episcopato».

famigliacristiana.it
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