Nanotecnologie contro i disastri

Spugne-robot collegate ai satelliti: un'invenzione tutta italiana per far fronte alle emergenze ecologiche, come quella recente nel Golfo del Messico. Un video per capire.

08/09/2010
I robot Seaswarm, costruiti con le nanotecnologie, che in caso di disastro ecologico possono "assorbire" il petrolio sulla superficie del mare.
I robot Seaswarm, costruiti con le nanotecnologie, che in caso di disastro ecologico possono "assorbire" il petrolio sulla superficie del mare.

Erano riusciti da appena un mese a bloccare la fuoriuscita della marea nera dalla Deepwater Horizon ed già scoppiata un'altra piattaforma al largo delle coste della Louisiana. Non ci sono vittime e l'incidente sembra già rientrato. Invero ci sono versioni contrastanti, sicché oggi ci troviamo a domandarci che si farà davanti a prossimi, possibili guai. Ci saranno rimedi? Qualcuno sta studiando qualche strumento nuovo?

    L'indomani dell'incidente BP a giugno avevamo descritto come una promessa della scienza più avanzata una spugna costruita con le "nanotecnologie" che un giorno si sarebbe potuta usare per assorbire il petrolio disperso in mare in seguito a fuoriuscite. Sembrava una promessa lontana, una meta remota in cui erano coinvolti da protagonisti anche giovani italiani laureati nei nostri atenei , poi emigrati altrove, poi ritornati con le loro esperienze . E invece la promessa, dopo soli tre mesi, è diventata realtà, nel senso che il prototipo lo hanno già fatto navigare.

    Per meglio dire, hanno costruito una scatola-robot collegata a satelliti , l' hanno attrezzata con una sorta di cintura trasportatrice costruita con materiali a nanotecnologie e l' hanno buttata in acqua. Non proprio in mare, ma per i primi collaudi, sul fiume Charles che divide il campus del Mit , il Massachussetts Institute of Technology, dalla città di Boston. Fra i suoi creatori, e sono tanti, i nomi italiani sono ben tre . L'ingegner Francesco Stellacci è professore al Mit, ma è anche di Milano dove ha fondato una società per le nanotecnologie. Gli architetti Carlo Ratti e Walter Nicolino oltre che lavorare anche loro al Mit hanno creato un studio di architettura a Torino.

    Ora tutti e tre, insieme ad altri colleghi di tante origini diverse hanno presentato questo gioiellino alla Biennale di Venezia dove nel padiglione Italia vi è una sezione dedicata a come cambierà il mondo entro il 2050. A Venezia il robot sarà visibile fino all'11 novembre mentre fra qualche mese potrebbe entrare in azione in tantissime copie nel golfo del Messico dove le macchie causate dalla BP non sono certo scomparse.

    Non è facile spiegare cosa sono le nanotecnologie, una branca della scienza le cui applicazioni sono vastissime. Il termina indica genericamente la manipolazione della materia a livello atomico e molecolare. Pensate per esempio ad una spugna di cucina. La potreste usare per raccogliere il petrolio fuoriuscito nel mare così come vi è capitato di raccogliere l'olio che vi è caduto mischiando l'insalata? Certamente no a meno che ve la costruiate assemblando direttamente atomi e molecole secondo un modello ispirato alla spugna stessa. Solo allora avreste una struttura in grado di assorbirlo questo petrolio per poi riversarlo in una cisterna.

    Certo l'oceano non è il vostro lavandino e quindi con una spugna così non ci potete andare voi nel mare a pulirlo. E infatti Stellacci , Ratti ed un'altra ventina di specialisti stanno pensando di mandarci tanti robot come quello che vedete nella foto. Sono robot che hanno anche un nome, Seaswarm, sciame marino. Sciame perché ciascuna di quelle scatole è collegata alle altre col wireless ed il GPS con i quali si mantengono collegate galleggiando a sciame. Tutte sono alimentate ad energia solare.

    Uno degli obbiettivi del salone Italia alla Biennale, abbiamo detto, è illustrare come le nanotecnologie, per esempio le nanomacchine o le nanomedicine, cambieranno il nostro modo di vivere. Non ci sono solo gli incidenti all'orizzonti, ma per esempio anche una nuova medicina: pensiamo alla nanochemioterapia. Ci saranno nanorecipienti in grado di penetrare nel nostro organismo in modo indolore e di liberare quantità centellinate di farmaco nel posto giusto.

    Ma questo è un altro discorso. Stellacci e Ratti hanno mandato alla Biennale di Venezia il loro Seaswarm perchè è un modo di illustrare come la nostra società sarà protetta dalle macchine. Come un vero sciame Seaswarm sarà in grado di coordinare i suoi robot nelle macchie del Golfo od ovunque vi fossero in futuro incidenti analoghi in modo da mantenere fra di loro una distanza appropriata. Nel Golfo del Messico questi robot dovranno essere 5.000 al costo di 20.000 dollari l'uno, prezzo di un'automobile media. Nulla in confronto a quanto si è speso fino ad ora con chiatte, vascelli e risultati minimi.

    Fra qualche mese ne riparleremo.

Ida Molinari
Preferiti
Condividi questo articolo:
Delicious MySpace

I vostri commenti

Commenta

Per poter scrivere un'opinione è necessario effettuare il login

Se non sei registrato clicca qui

Articoli correlati

Nobel, il trionfo delle nanoscienze

Ora che sono stati assegnati i due Nobel 2010 dedicati alla scienza pura, la fisica e la chimica, possiamo osservare l'interessante mutamento delle aeree geografiche da cui provengono i...

Ida Molinari

tag canale

MODA
Le tendenze, lo stile, gli accessori e tutte le novità
FONDATORI
Le grandi personalità della Chiesa e le loro opere
CARA FAMIGLIA
La vostre testimonianze pubblicate in diretta
I NOSTRI SOLDI
I risparmi, gli investimenti e le notizie per l'economia famigliare
%A
Periodici San Paolo S.r.l. Sede legale: Piazza San Paolo,14 - 12051 Alba (CN)
Cod. fisc./P.Iva e iscrizione al Registro Imprese di Cuneo n. 00980500045 Capitale sociale € 5.164.569,00 i.v.
Copyright © 2012 Periodici San Paolo S.r.l. - Tutti i diritti riservati