Epidurale, quando la cultura supera la natura

Il Ministero della Salute ha recentemente esteso la possibilità di questo tipo di anestesia. Ma dietro alla rimozione del dolore si nasconde una grande questione culturale.

L'estensione voluta dal ministro Balduzzi

16/01/2013
Foto Thinkstock
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È stata accolta da più parti come una vera conquista, una rivoluzione culturale che allinea l’Italia all’Europa: è l’introduzione nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) dell’anestesia epidurale per il parto indolore. A fine anno il ministro della Salute Renato Balduzzi ha aggiornato i Lea e stabilito la «maggiore diffusione dell’analgesia epidurale, prevedendo che le Regioni individuino nel proprio territorio le strutture che effettuano tali procedure e che sviluppino appositi programmi volti a diffondere l’utilizzo delle procedure stesse». Anestesia diffusa e gratuita per tutte le partorienti, è stato scritto su molti giornali, per superare “finalmente” l’anatema biblico del “partorirai con dolore” e un certo retaggio maschilista e patriarcale che avrebbe frenato la “liberazione” della donna dalla sofferenza del parto.

Non altrettanto entusiaste, anzi alquanto preoccupate per la salute e il benessere psicofisico delle donne e dei loro bambini sono invece molte ostetriche e psicologhe esperte del percorso nascita. Una voce controcorrente ma estremamente lucida e quasi “profetica” rispetto al trend occidentale che vuole la nascita sempre più come un evento pulito, asettico, indolore, da affrontare con un approccio medico. «Le attuali condizioni di vita, lo stress e i ritmi frenetici della vita quotidiana, il rifiuto del disagio e dei momenti di difficoltà rispetto a un ideale di perfezione e di successo hanno reso l’esperienza del dolore nel parto un elemento intollerabile», sottolinea Loredana Zecchin, ostetrica presidente dell’associazione milanese “Felicita Merati”. «Eppure, in un parto fisiologico il dolore ha un ruolo fondamentale e una molteplicità di significati: con la sua ritmicità guida il parto ed è uno stimolatore endocrino che presiede al rilascio alternato di ossitocina e di endorfine, che aumentano la resistenza della donna. Il dolore è anche un’esperienza psichica: permette di sfogare la sofferenza emotiva di separarsi dal quel figlio che si è portato in grembo per nove mesi».

Esistono molti strumenti per la gestione e il contenimento del dolore, dalla respirazione alla comunicazione affettiva con il padre del bambino, fino alla presenza costante dell’ostetrica in un ambiente accogliente. «Ma se la prassi sanitaria riduce spazi e personale dedicati a questo momento, imponendo che il parto sia sempre più un evento controllato, da svolgere in fretta, nella solitudine della donna, allora è chiaro che l’epidurale sembra l’unica risorsa possibile».

Benedetta Verrini
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