Chi vuole (e chi no) il Governo Monti

Dopo la mossa del presidente Napolitano in Parlamento si va alla conta per vedere chi ci sta. Il no della Lega e Di Pietro, che preferiscono andare alle elezioni.

10/11/2011
Mario Monti.
Mario Monti.

La mossa di Napolitano ha impresso un’accelerazione al corso della politica italiana. Il resto lo stanno facendo i mercati. Il Colle si avvia a nominare il neosenatore a vita Mario Monti alla guida di un Governo di salvezza nazionale che dovrebbe unire Centrodestra e Centrosinistra nel sostenere una nuova maggioranza.

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Gli investitori hanno già rallentato la cessione di titoli di Stato, abbassando l’ormai famigerato spread. Vuol dire, indirettamente, che i mercati danno disco verde alla nomina dell’ex commissario europeo chiamato a salvare il Paese dal baratro, mettendo in pratica quell’agenda di provvedimenti che la Bce e l’Unione ci chiedono per rendere più affidabile la nostra situazione debitoria.

      Ora non resta che attendere la risposta del Parlamento. I più convinti della scelta di Napolitano sono Casini, Rutelli e Fini, ovvero il Terzo Polo. Quel Terzo Polo pronto a raccogliere lo smottamento dei deputati del Pdl in libera uscita dopo le dimissioni del loro leader. Anche Bersani e il suo Pd sembrano favorevoli a un Governo del Presidente. Quanto a Berlusconi, che ha controfirmato il decreto di nomina a senatore di Monti, sembra che si sia convinto di questa opzione, che tra l’altro prevede la nomina di Letta a vicepresidente.

     Sa che il suo Pdl, già in preda a spinte disgregatrici, finirebbe per implodere. I sondaggi gli dicono che il ricorso alle urne non si risolverebbe proprio con un successo: anche molti suoi elettori potrebbero travasare nel Terzo Polo e addirittura Nel Centrosinistra. Inoltre la salvezza finanziaria del Paese sta a cuore anche all’azionista di maggioranza dell’impero Mediaset (le cui azioni ieri hanno lasciato sui mercati il 12% del loro valore).

      E così stavolta il conflitto di interessi si risolve a favore di un governo che eviti la strada delle urne: anche il Cavaliere infatti tiene a che il Paese non precipiti nel baratro e salvi le sue aziende. Contrari a un Governo Monti sono due partiti per certi versi speculari: la Lega e Di Pietro. Il Carroccio è già chiaramente in campagna elettorale. Saranno i suoi elettori a decidere se ricordarsi o no che fino a un secondo fa erano al governo con dei loro ministri e con Tremonti (che ormai potrebbe divenire tema di una delle puntate del programma della Sciarelli, Chi l’ha visto?).

     Quanto a Di Pietro, preferisce giocare la carta delle elezioni e del populismo piuttosto che quella della responsabilità nazionale. Il suo partito è anticiclico rispetto al Pd: sa che un governo di larghe intese potrebbe appiattirlo a favore dell’eterno amico-nemico Bersani. E così preferisce proseguire con la logica del tanto peggio tanto meglio. L’attuale legge elettorale, peraltro, lo favorisce.      

Francesco Anfossi
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Postato da Rodolfo Vialba il 11/11/2011 10:29

Due partiti collocati su sponde opposte e verbalmente alternative si ritrovano sulla stessa posizione: no ad un governo di larghe intese, si alle elezioni anticipate. Come dire, non solo che alla fine gli opposti si toccano non essendoci differenze tra loro, ma che quando una parte (IDV) coltiva l’integralismo e il giustizialismo più insolente e l’altra (Lega) il misconoscimento dei valori costituzionali del vivere e del convivere, entrambi non hanno più gli occhi per vedere la drammatica situazione del Paese, ma vedono solo i propri egoistici interessi di gruppo e di casta e li antepongono a quelli del bene comune. Essendo l’Italia un Paese democratico e dato che ci saranno le elezioni al più tardi nella primavera 2013, spero che i cittadini italiani quando voteranno si ricorderanno di cosa dicono e fanno oggi IDV e Lega. Se poi, come mi auguro, si farà un governo di larghe intese e IDV e Lega voteranno contro non si potrà che essere soddisfatti dell’autoesclusione degli estremi dello schieramento politico.

Postato da fuma il 10/11/2011 19:08

Politici e bottegai Questa mi sembra una buona occasione per distinguere tra politici che hanno a cuore il bene del Paese, e semplici bottegai che ragionano solo, col paraocchi dei cavalli, in termini di zero virgola qualche % in più da lucrare in elezioni che oggi sarebbero solo infauste e drammatiche di fronte allo tsunami finanziario che si stava già riversando sull'Italia. E non mi sorprende più di tanto che, tra i bottegai, spicchino Bossi e Di Pietro, due facce (o forse anche la stessa, di faccia) del più bieco populismo che solletica la pancia del corpo elettorale. Mi sembra che il Paese debba la sua "salvezza", di cui non dubito viste le capacità e le potenzialità degli italiani, all'ottimo Presidente Napolitano, che va ringraziato per l'assidua e costante attenzione che negli ultimi mesi ha sempre rivolto a un governo e una maggioranza che amava dedicarsi al vero problema (sic!) che a detta loro angustiasse gli italiani: le intercettazioni!!! Per dare una scossa al sig. Berlusconi, oltre agli "spintoni" del presidente della Repubblica, c'è voluto un - 12 % in borsa di Mediaset, a riprova che il nostro ha sempre agito solo nell'interesse del Paese ... sic transit gloria Berlusconi, e mi auguro per sempre!!! Giuseppe Fumagalli

Postato da giorgio traverso il 10/11/2011 18:19

a mio parere,non ci deve essere nessun ministro del governo berlusconi,tanto meno lettta.un personaggio ambiguo e di poco affidamento,ricordiamoci,che è sempre stato il più stretto collaboratore,del presidente del consiglio. giorgio traverso

Postato da giogo il 10/11/2011 16:28

Della Lega...da veneto preferisco non addentrarmi in ulteriori commenti, perchè siamo al voltastomaco, la grande delusione è Di Pietro che dimostra di fare solo gli interessi della sua bottega...con tanti saluti agli interessi del PAESE...ma si rende conto del male che fa....il"sistematore" di Scilipoti in parlamento?? già di questo dovrebbe vergognarsi a lungo mi pare. Il PD non sembra ma E' favorevole ad un governo Monti, le cose da NON fare in questi momenti difficili è di sistemare personaggi MOLTO vicini all'ex sultano in posti chiave del nuovo governo che deve in primis salvare il Paese e non il narratore di piccanti "storielle al bunga-bunga". saluti

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