Olanda e Uruguay, sogni in semifinale

Gli arancioni centrano l'obiettivo finalmente dopo 30 anni. La Celeste, che un tempo fu di Schiaffino, rincorre il Mondiale dal 1950, quando lo vinse l'ultima volta.

02/07/2010
L'esultanza delll'uruguayano Forlan per la rete del vantaggio contro il Ghana.
L'esultanza delll'uruguayano Forlan per la rete del vantaggio contro il Ghana.

Due gol da manuale di Sneijder, Maicon che si danna, Felipe Melo che fa una papera fenomenale prima di farsi cacciare. Muntari che tira una sassata da 40 metri e la mette in porta. E Julio Cesar che becca due gol. Italia zeru tituli. Però il Sudafrica, nella prima giornata di quarti di finale, sembra la residenza estiva di Inter-Juve, con Sneijder che fa quello che ti aspetti e Felipe Melo pure. Muntari, invece, molto più del previsto. Anche perché a differenza di certe notti (specie se cagliaritane) qui Muntari non è solo: a sospingerlo c'è la voce delle vuvuzelas, colonna sonora di un Paese adottato da un intero continente. Nel porto dei sogni incrociati c'è un viavai che sembra un formicaio. Ma solo due su quattro hanno diritto di sopravvivere. E non sempre quelli che avremmo scritto su carta alla vigilia.

    Il Brasile è partito convinto che l'Olanda, con il suo sogno lievitato negli anni di magra come un soufflé, avesse un cuore di panna e infatti l'ha trafitta prestissimo, prima con un gol annullato in fuori gioco, e poi con uno valido e geniale di Robinho. Ma il cuore dell'Olanda si è rivelato di ferro e alla fine ci si è rotto i denti un Brasile bello e tosto, per niente lezioso ma punito per incertezze difensive.

    2-1: l'Olanda in semifinale per la prima volta dopo oltre trent'anni. E il Brasile che c'era sempre, a casa. Ed è una nemesi che il verdeoro più europeo della storia le becchi dall'Olanda proprio nel Mondiale in cui l'Europa andava a casa un pezzo alla volta come mai nella storia. Evidentemente pochi ma buoni. Il Brasile c'è stato, ma l'Olanda non ha rubato niente, ha solo accolto con un sentito grazie il regalo di Felipe Melo che, dopo l'assist a Robinho, ne ha fatto uno anche a Sneider destinato alla porta di Julio Cesar.

    L'Uruguay ha il Mondiale parcheggiato in seconda fila dal 1950, cioè da quando l'ha vinto l'ultima volta. La boccia di cristallo del pronostico lo vede tecnicamente favorito sul Ghana, ma essere Africa in Sudafrica non è la stessa cosa che esserlo altrove e, comunque, ai ghanesi non manca la prestanza atletica, simbolo anche del nuovo che avanza e di una squadra giovane dentro.

    Muntari fa cantare ancora le vuvuzelas alla fine del primo tempo, ma Furlan le mette a tacere all'inizio del secondo, 1-1 e tante occasioni per parte per tutti i supplementari, le ultime chiarissime per il Ghana. Il cuore resiste, ma è un cuore metaforico, quello vero ormai a quel punto è sfiatato per tutti. Restano solo i battiti tumultuosi che precedono i rigori, quando il cuore va come gli pare, senza regole, perché lì sul baratro del sogno, saltano le marcature dell'anima. Non serve allenarsi. Puoi tirarli centomila volte in allenamento, ma non sarà mai come lì, con un mondo sulle spalle. Il primo però è diversissimo da come l'avevano immaginato. Ed un regalo che il Ghana non osava più sognare. Arriva al 120° minuto, quando Suarez intercetta con la mano un pallone sulla linea di porta. Espulsione e rigore per il Ghana. Tira Asamoah Gyan. Vuvuzelas in apnea e sogno che acquista spessore: una cosa fisica, troppo. E infatti si frantuma sulla traversa.

    Restano i rigori: gli altri, quelli che servono a spezzare l'esito dei supplementari in parità. E il Ghana ci va con il peso di un'occasionissima sprecata.
Forlan: gol
Asamoah Gyan: gol
Victorino:gol
Appiah: gol
Scotti: gol
Mensah: parato
Perreira: alto
Adijah: parato
Abreu: gol
Uruguay-Ghana 3-2

Asamoah ha avuto coraggio: ha di nuovo tirato per primo, stavolta segnando all'incrocio dei pali ma non è bastato. I gol mancati troppo da vicino non perdonanano: sono fantasmi senza pace.
Uruguay in semifinale. Non succedeva da 40 anni, 40 anni di fantasmi che, ora, finalmente riposano.

Elisa Chiari
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