E il Parlamento frena sugli F-35

Approvata la risoluzione Pezzotta che impegna il Governo a subordinare qualunque decisione circa l'acquisto di nuovi sistemi d'arma al processo di ridefinizione della Difesa

29/03/2012
Roma, Montecitorio.  L'aula della Camera dei deputati. Foto Ansa.
Roma, Montecitorio. L'aula della Camera dei deputati. Foto Ansa.

La Camera dei deputati frena sull'acquisto dei cacciabombardieri F-35 prodotti dalla Lockheed Martin, chiede di vederci chiaro nelle politiche di indirizzo e nei conti, rivendica il diritto-dovere dei politici ad avere l'ultima parola in tema di difesa. Lo fa nel tardo pomeriggio di mercoledì 28 marzo, non senza qualche contraddizione.

L'assemblea di Montecitorio ha respinto la mozione dell’Italia dei valori, quella più radicale e vicina al sentire del mondo pacifista, «che diceva no agli F-35 e a tutto il resto, come la pensano molti italiani», chiosa Flavio Lotti, coordinatore nazionale della tavola della pace. Ma è stata approvata la risoluzione Pezzotta, Sarubbi, Giulietti, Lucà, Bobba, Carra  e altri che impegna il Governo «a subordinare qualunque decisione relativa all'assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d'arma, al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano».

In ossequio alla stessa risoluzione il Governo dovrà inoltre «assicurare la piena disponibilità ad approfondire il quadro delle scelte sommariamente enunciate dal Ministro della difesa, scelte che riguardano funzioni fondamentali per il nostro Paese, che possono essere formalizzate soltanto con decisioni assunte in Parlamento e non possono essere delegate a sedi di carattere tecnico-amministrativo».

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. Foto Milestone.
Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. Foto Milestone.

«Un primo risultato è stato raggiunto: la questione degli F-35 è entrata definitivamente nell’agenda della politica», commenta Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. «Chiunque sosterrà i piani di acquisto di questi cacciabombardieri perderà il sostegno di larga parte dell’opinione pubblica. Il Parlamento ne ha dovuto discutere come non aveva mai fatto prima. E dovrà continuare a farlo in modo sempre più aperto e trasparente. Chi pensava di continuare a giocare sottobanco è stato sconfitto». 

«Se non fosse stato per il senso di responsabilità e la tenacia di tanti cittadini e organizzazioni della società civile questo dibattito non ci sarebbe stato», prosegue Lotti. «Lo sforzo non è stato inutile. In altri Paesi non sarebbe stato necessario ma questa è la situazione dell’Italia. Oggi la Camera dei deputati ha discusso di spese militari, di armi, forze armate e modello di difesa. Lo ha fatto lesinando le parole di pace con espressioni di segno molto contraddittorio e in larga parte preoccupanti.  Alla fine il ministro di Paola ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco e ha scelto di accogliere quasi tutte le mozioni. La mozione dell’Italia dei valori contro gli F-35 è stata respinta ma è stata approvata la risoluzione Pezzotta, Sarubbi, Giulietti e altri. Fatto il primo passo, ci prepariamo a fare il secondo con intelligenza, competenza e determinazione. Contro gli F-35 e una spesa militare insostenibile».

Massimo Paolicelli, Rete Disarmo e Campagna Tagliamo le ali alle armi.
Massimo Paolicelli, Rete Disarmo e Campagna Tagliamo le ali alle armi.

«Per chi come noi lavora da anni per chiedere l’uscita dell’Italia dal programma», ragiona Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo, «è già un primo successo vedere finalmente ritornare nell’ambito del Parlamento la discussione su un tema delicato come quello degli acquisti di costosissimi sistemi d’arma». «Va ricordato infatti che, nonostante il parere rilasciato dalle competenti Commissioni nel 2009 richiedesse un aggiornamento annuale soprattutto su costi e ritorni industriali, per tre anni il Governo non ha mai relazionato sull’andamento della partecipazione italiana all’F-35 alzando sempre una cortina fumogena (si pensi ad esempio alle “penali inesistenti”) verso qualsiasi richiesta di trasparenza, in particolar modo della campagna “Taglia le ali alle armi”», sostiene la Rete Disarmo inn un comunicato.

Rispetto al merito delle votazioni avvenute, Rete Disarmo esprime parere positivo verso lo spiraglio creato da alcuni voti favorevoli. In particolare riguardo alle mozioni che si esprimono almeno nell’ottica di una riconsiderazione del programma subordinata alle scelte di ristrutturazione della Difesa. «Proprio ciò a cui faceva riferimento la richiesta ai Deputati della nostra campagna, che si rammarica però di non aver visto il Governo disponibile a fermare il programma. La nostra Rete continua comunque ad essere contraria e molto critica sul progetto dei caccia F-35 (www.disarmo.org/nof35), sia per i problemi tecnici (recentemente un velivolo ha preso fuoco in volo e i test sono compiuti solo al 20%) che soprattutto per gli enormi costi di acquisto e mantenimento», sottolinea Massimo Paolicelli, portavoce della Campagna Tagliamo le ali alle armi. «In un momento così drammatico per le famiglie italiane e per i conti pubblici che senso ha spendere miliardi (il costo di un singolo aereo è di oltre 130 milioni di euro) per dei caccia d’attacco?. Secondo i calcoli da sempre diffusi dalla campagna “Taglia le ali alle armi” i soldi ipotizzati per l’acquisto dei caccia potrebbero essere molto più utilmente impiegati per interventi sociali, di welfare, sanitari e di ricostruzione di zone colpite da calamità naturali».

L'onorevole Andrea Sarubbi, Pd. Foto Eidon.
L'onorevole Andrea Sarubbi, Pd. Foto Eidon.

«La versione finale della risoluzione presentata da Savino Pezzotta, da me e da altri deputati, è stata approvata con 373 voti a favore, 6 contrari (quasi tutti Pdl) e 46 astenuti (Lega)», interviene l'onorevole Andrea Sarubbi (Pd). «Siamo riusciti a impegnare il Governo a “subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano”. Questo significa che gli F35 non si faranno più? Non proprio: significa che prima dovremo fare i conti, e poi – come dice ad esempio la mozione Pd – si valuterà il tutto in maniera trasparente, in Parlamento».

E quanti se ne faranno? «In teoria, ancora non si sa», risponde Andrea Sarubbi: «dipenderà dal bisogno effettivo, dalle scelte degli alleati e dalla situazione economica dell’Italia. Certamente è difficile capirlo dalle mozioni approvate mercoledì 28 marzo, perché il Governo ha dato parere favorevole a testi anche in contraddizione tra loro: alla fine, dopo un serrato confronto, ha detto sì alla mozione Colomba, la nostra, ma anche a quella a prima firma Misiti (ex Idv, poi sottosegretario di Berlusconi, ora Grande sud), che impegna il Governo a “procedere all’acquisto di 90 F35 in luogo dei 131 inizialmente previsti dal programma”».

Allora non è cambiato nulla? «No, non è vero neanche questo», conclude l'onorevole Sarubbi. «Innanzitutto, perché senza la nostra mozione Colomba depositata due anni fa oggi i bombardieri sarebbero comunque 131 e nessuno lo metterebbe in discussione. Inoltre, perché il tempo gioca dalla nostra parte: come dimostra l’atteggiamento degli Stati Uniti d'America, che hanno deciso di ritardare il programma JSF di 5 anni, anche sulle spese militari è finita l’era delle deleghe in bianco. Insomma, visto il risultato in aula a Montecitorio: un dignitoso pareggio che ha però il sapore della vittoria perché ottenuto in trasferta contro una squadra abituata a vincere».

Alberto Chiara
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