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Quando Čechov entrò nella mia vita

Monica Guerritore, volto noto del cinema, del teatro e della televisione. (foto Corbis)
Monica Guerritore, volto noto del cinema, del teatro e della televisione. (foto Corbis)

Forse oggi Monica Guerritore non sarebbe stata un'attrice se Čechov non fosse entrato per caso nella sua vita. A 16 anni accompagnò un'amica per un provino al Piccolo di Milano. Giorgio Strehler preparava una nuova edizione del Giardino dei ciliegi e cercava una giovane interprete per il ruolo di Ania. Si presentarono in mille, ma il grande regista notò lei. La prese per mano e le disse: «Tu resti con noi». «Non sapevo nulla di teatro, né tantomeno dell'opera di Čechov. D'improvviso, un intero mondo si aprì di fronte a me», ricorda oggi l'attrice. Da allora si è trasformata in un'appassionata divulgatrice delle opere del grande scrittore russo – di cui Famiglia Cristiana allega al numero di questa settimana Il vescovo e altre novelle per la Biblioteca universale cristiana sui narratori – tanto in teatro quanto nelle scuole e nelle università, dove periodicamente organizza incontri e seminari.

- Che cosa affascina di più i giovani dell'opera di Čechov?

«Il realismo dei personaggi, l'affettuosa descrizione delle loro fragilità. Non sono mai portatori di una verità assoluta, ma solo della loro piccola, personale visione del mondo, e questo li rende vicini all'ansia di ricerca tipica della gioventù».

- C'è un sentimento prevalente nella sua narrativa?

«La malinconia del tempo perduto è l'onda emotiva su cui viaggia Čechov, un tema che però lui declina sempre attraverso molteplici prospettive, che corrispondono ai suoi personaggi».

"Il vescovo e altre novelle", volume allegato questa settimana a "Famiglia Cristiana".
"Il vescovo e altre novelle", volume allegato questa settimana a "Famiglia Cristiana".

- Tuttavia questa malinconia nelle sue opere spesso si fonde con l'umorismo. Lei come lo definirebbe?

«In un senso molto diverso da come lo intendiamo oggi. Non ha nulla a che fare con la comicità. È piuttosto uno sguardo tenero sui piccoli inciampi che rendono i suoi personaggi così ricchi di umanità. Personaggi che non suscitano in noi il riso, ma al massimo un sorriso colmo di dolcezza. Perché, a differenza di Dostoevskij che permea di tragedia i suoi romanzi, Čechov mantiene uno sguardo delicato sui piccoli esseri umani che si trovano a vivere in mondo così sconfinato e in subbuglio come era la Russia del suo tempo».

– Tolstoj rimproverava a Čechov di non infondere nella scrittura la sua stessa tensione etica. Di lui scrisse: «È pieno di talento e ha senza dubbio un cuore buonissimo, ma al momento non sembra possedere un punto di vista ben definito sulla vita». È d'accordo?

«A dire il vero, non molto. In Čechov era fortissima la convinzione che il futuro sarebbe stato migliore. Lo studente del Giardino dei ciliegi dice che la conoscenza ci permetterà di alleviare le nostre sofferenze. Credo che si tratti più che altro di una differenza di prospettiva: Tolstoj predilige i grandi affreschi come Guerra e pace o Anna Karenina, mentre Čechov si concentra su piccoli uomini solo in apparenza insignificanti. Ma la tensione etica è fortissima, specie nei racconti. Me ne ricordo uno in cui un uomo si uccide per la vergogna di essersi presentato a teatro senza cappello. È una scena che avrebbe potuto benissimo far parte di un film neorealista di Vittorio De Sica come Ladri di biciclette o Umberto D. per la precisione con cui descrive un periodo storico, quello delle tensioni in Russia che sarebbero poi sfociate nella Rivoluzione del 1917. Nelle pagine di Čechov si avverte fortissima l'agonia di un mondo che sarà presto sostituito da un altro».

– Il fatto che abbia alternato la scrittura alla professione di medico quanto ha influito sulla sua poetica?

«Tantissimo. Solo chi ha toccato con mano le tempeste emotive che traspaiono da personaggi apparentemente anonimi può raccontarle con la credibilità e la delicatezza che innervano tutta l'opera di Čechov».

Racconta e vinci il grande cinema di Chaplin

Utilizzando lo spazio commenti e senza superare le 1000 battute, rispondi a questa domanda:
Anche a voi è capitato, come ai protagonisti dei racconti di Cechov, di provare un sentimento di incomunicabilità nei confronti di una persona che vi sta a cuore?

Per ognuno dei 13 volumi della collana BUC - I narratori, "sfidiamo" i lettori a inviarci un loro racconto sul tema del libro della settimana.

La redazione di Famiglia Cristiana ogni settimana sceglierà il racconto migliore, che verrà premiato con un cofanetto di 13 Dvd con i grandi capolavori di Charlie Chaplin.

Pubblicato il 27 giugno 2012 - Commenti (2)

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Postato da Arimondi il 16/07/2012 14:08

Mia madre non si ricorda precisamente la data della mia nascita, approssimativamente sono nata tra il 23 dicembre e il 2 gennaio, dichiarata all’anagrafe il 3. Le feste di Natale e l’avvicinarsi del capodanno probabilmente avevano creato una certa confusione nella mia famiglia, ma questo, all’inizio, non mi sembrava un valido motivo per passare inosservata. Un giorno nell’Intercity, quando di fronte a me una signora che leggeva l’oroscopo mi chiese l’ascendente, io, che non sapevo nemmeno se ero dello scorpione o del sagittario, nonostante la mia naturale gentilezza, risposi acidamente: “Non credo ai segni zodiacali!”. Col passare del tempo, poi, ho iniziato a non pensarci, sono arrivata persino a giustificare i miei genitori, forse, semplicemente, mia madre non voleva più figli e mio padre non voleva più femmine. Tutto merito di un corso che avevo frequentato sull’umorismo zen. Non bisogna prendersi troppo sul serio e allora ho pensato di comprare un rododendro, l’albero delle rose, e lo ho battezzato come la mia personale pianta introspettiva capace di affondare le radici nel profondo più di un esperto psicoanalista e, analizzando questa mia geniale trovata, ora sorrido alla vita.

Postato da barbara55 il 28/06/2012 18:29

E' strano. E' molto strano. Nella mia Vita comunico sempre con tutti, con tutti i tipi di caratteri, perchè cerco sempre di capire e di immedesimarmi nelle personea che ho di fronte. Ma, stranamente, non sono mai riuscita a parlare, come forse si dovrebbe, apertamente e tranquillamente, con mia madre (poverina, ora ha 91 anni), Non sono mai riuscita a capire, ho pensato e ripensato, riflettuto e combattuto, ma c'è stato sempre un SENTIMENTO DI INCOMUNICABILITA' che non sono mai riuscita, mio malgrado, a risolvere come io avrei sempre voluto. Chissa perchè?? Forse Dio lo sa. Io non l'ho mai capito... barbara

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