Dossier: droga e riabilitazione

Il 26 giugno, istituita dall'Onu, si celebra "La giornata contro l'abuso di droga e il traffico illecito". Ecco gli ultimi dati.

La Federserd tira le somme e il bilancio è positivo

24/06/2011

«Curare bene i tossicodipendenti produce straordinari effetti sociali: gli oltre 34 milioni di giorni liberi da droghe in un anno che emergono dai dati del rapporto Eurisko-Federserd, equivalgono a più di 1 miliardo e 700 milioni di euro sottratti ogni anno alla criminalità organizzata. Quindi: meno furti, rapine, prostituzione, meno spese per carceri e tribunali». Piero Fausto D'Egidio, direttore del SerT di Pescara e segretario esecutivo nazionale Federserd, fa i conti con entusiasmo.

Lavora al centro dello Stivale, ma ha una visione d'insieme che guarda anche all'estero: «Quattro anni fa sono stato in visita al Nida (National institute on drug abuse) negli Stati Uniti: si parlava di una struttura cerebrale profonda, quella che viene sollecitata da tutte le droghe e crea dipendenza. Si avanzava l'ipotesi teorica che il tabacco lì agisse con una forza diversa, speciale e maggiore delle alte. Uno studio epidemiologico condotto dal Cnr di Pisa e lì presentato confermava il dato teorico». Il tabacco è perciò una droga a tutti gli effetti, così come l'alcol. «Ma sono entrambe legali. L'eroina uccide 600 persone all'anno, il tabacco 90 mila. Il governo dovrebbe fare cose molto semplici: perché non vietare la vendita di superalcolici in autostrada? perché non far scrivere sulle bottiglie "Se bevi non guidare"? Ciò produrrebbe molti risultati».  

Poi, dati alla mano, si parla di personale: «Si rileva dalle indagini l'importanza del sostegno psicologico, ma mancano le risorse: da me ci sono 3 psicologi, e il SerT ha in carico più di 600 pazienti. Anche il Nida dice che per ogni euro investito in terapia o prevenzione, lo Stato ne guadagna 4. Ci sono temi come la lotta contro la droga, di drammatica sofferenza, che richiedono sinergia politica tra Stato e Regioni: questo non è un terreno su cui si producono i voti, l'orientamento deve essere comune».  

E infine si arriva alle persone, alla vita quotidiana che si imprime nella mente, al di là del camice. «Sono fortunato a fare questo lavoro. Ne ho viste tante: ricordo una ragazza di 19 anni, tossicodipendente, che voleva fare la vita da barbone. Abitava alla stazione di Pescara, facendo la colletta guadagnava 100 euro al giorno che usava per comprare la droga per sé e per il suo compagno di strada. Ricordo come lei aspettasse con desiderio il 26 dicembre, quando avrebbe potuto mangiare bene alla mensa per i poveri: mentre lo raccontava, lì a fianco c'era sua madre che le avrebbe potuto donare qualsiasi cosa, qualsiasi cibo, le avrebbe potuto offrire l'intera casa».

 Che cosa deve fare un genitore? «Farsi aiutare, non nascondere la testa sotto la sabbia o evitare di non uscire di casa per la vergogna». Se ne viene fuori? «Non è sicuro, ma questa è la strada migliore da poter percorrere». Com'è finita con la ragazza? «C'è voluto molto per far maturare in lei il desiderio di cambiare, ma dopo un anno e mezzo è diventata un'altra persona, abbiamo rispettato i suoi tempi. La madre, poco tempo dopo, mi ha regalato un libro con una dedica». Lo prende, legge e fatica: «Un semplice pensiero per lei, che nutre con le sue parole chi le sta accanto. Grazie». La voce si ferma un attimo: «Sono queste le soddisfazioni, noi che facciamo questo lavoro campiamo di queste cose».

Maria Gallelli
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