Oratori estivi, giocare per credere

In questi giorni gli oltre seimila oratori italiani accolgono un milione e mezzo tra bambini e adolescenti. Conferme e novità di quest’appassionante sfida educativa.

La storia, già nel XVI secolo il Borromeo....

28/06/2012
Don Samuele Marelli, direttore della Fondazione oratori milanesi (Fon). Foto archivio Famiglia Cristiana.
Don Samuele Marelli, direttore della Fondazione oratori milanesi (Fon). Foto archivio Famiglia Cristiana.

Oltre mille oratori, 450 mila ragazzi dalla prima elementare alla terza media, diverse centinaia di preti, 50 mila educatori. È un vero esercito quello che s’è mobilitato nella diocesi di Milano per vivere insieme l’esperienza dell’oratorio estivo. Situazioni diversissime, aperture più o meno lunghe (c’è anche chi non chiude per tutta l’estate), un unico scopo: divertirsi, imparare a stare insieme agli altri, pregare. Una “scuola di umanità”, che a Milano affonda le sue radici addirittura nel XVI secolo, quando san Carlo Borromeo organizzò in maniera organica una serie di lodevoli iniziative già esistenti qua e là in diocesi grazie a laici molto sensibili allo stato di abbandono in cui versava parte della gioventù.

L’esperienza dell’oratorio, ora, viene vissuta utilizzando un sussidio preparato ogni anno dalla Fondazione oratori rimilanesi (Fom). Il titolo scelto per quest’estate è “PassParTù -Di’ soltanto una parola”: a partire da una seriedi vocaboli-chiave si aiutanoi ragazzi ad aprirsi agli altri attraverso il gioco e una seriedi proposte d’animazione ben spiegate nel sussidio.«Normalmente i ragazzi chevengono all’oratorio estivo frequentano anche quelloinvernale, ma molti altri vengono solo in questa stagione magari seguendo i loro amici», dice don Samuele Marelli, direttore della Fom. «L’oratorio estivo e quello invernale sono due esperienze in continuità tra loro e il linguaggio di base è lo stesso: il gioco e l’esperienza vissuta in comune», precisa don Marelli.

Una realtà che diventa un aiuto per i genitori:«Occupandosi dei figli piccoli l’oratorio ha anche una funzione sociale», aggiunge,«ma il vero scopo dell’iniziativaè quello di dedicare del tempo ai ragazzi:solo così li si educa». L’oratorio è palestra di gratuità. Sono volontari anche gli adulti che spostano tavoli e sedie, che si occupano della segreteria o dei laboratori.

Gli animatori, di solito ragazzi delle superiori impegnati in cammini di formazione cristiana, frequentano dei corsi di preparazione a maggio.«Constatiamo che, se ben coinvolti, i giovani di oggi sono assolutamente capaci di prendersi responsabilità».

Stefano Stimamiglio

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