Le famiglie italiane, l'euro e la crisi

Crescono i dubbi delle famiglie italiane sugli effetti delle politiche economiche nazionali ed europee per far fronte alla recessione. Ecco il resoconto del sondaggio lanciato da FC.

L'Italia che diffida dell'Euro, ma che non vede alternative

21/07/2012
Il quartier generale della Banca centrale euorpea, a Francoforte. Foto Reuters.
Il quartier generale della Banca centrale euorpea, a Francoforte. Foto Reuters.

Crescono i dubbi delle famiglie italiane sugli effetti delle politiche economiche nazionali ed europee per far fronte alla recessione. L’opinione pubblica appare oggi molto più consapevole, rispetto a un anno fa. Ma poco ottimista sul futuro, sulle speranze di ripresa economica ed occupazionale del Paese, con un’insicurezza che attraversa indistintamente da mesi tutti gli strati sociali.

Alcuni segmenti attribuiscono alla moneta unica la responsabilità della crisi e dei sacrifici. L’Euro non piace, ma solo un quarto degli italiani si dichiara favorevole ad un ritorno alla lira. Resta infatti diffusa la consapevolezza che l’Italia sarebbe troppo debole per competere da sola sui mercati mondiali, che quello della moneta unica è da considerarsi un percorso da correggere, ma ormai del tutto ineludibile.



Per il 75% dei cittadini, intervistati per Famiglia Cristiana dall’Istituto di Ricerche Demopolis, l’attuale crisi dell’Euro è dovuta prevalentemente alle speculazioni degli operatori finanziari, mentre il 58% ritiene sia stata progressivamente aggravata dall’eccesso di rigore imposto negli ultimi mesi dalla Germania: decisamente maggioritaria è l’opinione di quanti ritengono che l’intransigenza della Merkel sia utile soltanto all’economia tedesca.

Per il 68% Monti deve andare avanti sino alla primavera del 2013, fine naturale della legislatura. Anche se l’apprezzamento per il Governo appare ridotto rispetto ai mesi scorsi, un italiano su due non riesce ad immaginare un esponente politico in grado di governare oggi il Paese meglio del Professore della Bocconi. Per il 40% degli italiani infatti, nonostante i sacrifici, il rischio “default” per l’Italia non è ancora scongiurato.

Pietro Vento, direttore Istituto Demopolis

Pietro Vento, direttore Istituto Demopolis.
Pietro Vento, direttore Istituto Demopolis.

Nota metodologica: l’indagine dell’Istituto Demopolis per Famiglia Cristiana
L’indagine è stata realizzata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis dal 9 al 12 luglio, in esclusiva per Famiglia Cristiana, con metodologia cati-cawi su un campione di 1.000 intervistati rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne, nell’ambito del Monitor Demopolis sull’opinione Pubblica, diretto da Pietro Vento, con la collaborazione di Maria Sabrina Titone. Ha collaborato Giusy Montalbano. Approfondimenti su: www.demopolis.it

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Postato da DOR1955 il 22/07/2012 18:48

Concordo con "martinporres" e aggiungo; fino a quando avremo questa classe politica e dirigenziale (super-maio-fmi compreso) nulla potrà cambiare. Almeno nulla in meglio; troppi interessi personali, dei parenti, degli amici, degli amici degli amici, dei compagni di merende (o di aragoste) da difendere. A desta, al centro, a sinistra. La famiglia, intesa anche come persone oneste in genere, è l'ultimo loro pensiero. E la Chiesa, che della Famiglia (quella con la F maiuscola) dovrebbe essere paladina, non mi sembra faccia sentire molto il suo disappunto. O è "sintonizzata" con il potere? Il dubbio potrebbe anche venire.

Postato da martinporres il 21/07/2012 20:00

Non è colpa della Merkel, non è colpa dell'eccesso di rigore; il vero problema del nostro paese è un debito pubblico ingentissimo con livelli di spesa e pressione fiscale da record. In sostanza i mercati hanno tutte le ragioni per non fidarsi dell'Italia che da 20 anni fa promesse al riguardo senza mai riuscire a mantenerle.

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