Soldi pubblici, una storia di scandali

04/05/2013

La storia del finanziamento pubblico ai partiti è una storia di scandali. Gli ultimi, che hanno riportato prepotentemente in agenda la legge sui contributi, sono sfociati nell’arresto di Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega, e del senatore Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita. Vicende intricate dove non si capisce fino in fondo chi è il truffatore e chi il truffato, accuse incrociate tra chi ha giocato con i soldi della cassa del partito, a sua volta derubato.

Insomma, truffe e imbrogli non sono più a favore del partito, come negli anni di tangentopoli, ma per il proprio tornaconto personale. Accusato di aver sottratto 25 milioni di fondi pubblici destinati alla Margherita, Luigi Lusi, arrestato nel 2012 e tutt’ora sotto processo e ai domiciliari, secondo i magistrati spendeva quei soldi per viaggi, pranzi, vacanze, ma anche per acquisti immobiliari o per rimpinguare i conti suoi, della moglie e delle società a lui collegate.
Il senatore si difende dicendo di aver pagato fatture false anche ad altri esponenti della Margherita, a chiunque ne facesse richiesta (a voce, perché «in politica non si lasciano tracce scritte», come ha dichiarato lo stesso ex senatore).

Una vicenda ancora da chiarire, ma che ha portato all’espulsione del senatore dal Pd. Una querela da parte di Francesco Rutelli e il primo voto palese nella storia repubblicana per una domanda di autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare.
E pochi giorni fa è scattato l’arresto anche per Francesco Belsito, tesoriere della Lega dal 2007 al 2010, accusato di associazione per delinquere e truffa ai danni dello Stato e ora in cella a San Vittore. Al centro della questione 19 milioni di fondi pubblici ottenuti dalla Lega come rimborso elettorale e andati a finanziarie tutt’altro genere di spese, da cene a regali, vacanze e investimenti all’estero. Un terremoto che ha portato sì all’espulsione di Belsito dal suo partito, ma anche alle dimissioni di Umberto Bossi, visto che secondo l’accusa con quei soldi è stato comprato persino uno yacht da 2,5 milioni per Riccardo Bossi, il primogenito del senatur.
E alla lista si può aggiungere anche Franco Fiorito, quel Batman capogruppo Pdl in Regione Lazio che spostava i fondi regionali destinati al partito suoi conti bancari. Casi analoghi hanno scosso anche regioni insospettabili, come Piemonte ed Emilia Romagna.

Corruzione e scandali hanno accompagnato anche la nascita della legge Piccoli, nel 1974,che ha imposto il finanziamento pubblico ai partiti dopo vari vicende, da quella Trabucchi (che chiuse un occhio sui soldi che gli importatori di banane versavano ai partiti) a quella dell’Unione petrolifera, che rimpinguava le casse dei partiti in cambio di contributi statali. Un sistema di finanziamento pubblico e ufficiale avrebbe evitato fondi neri o una gestione della politica riservata ai più ricchi. Almeno queste erano le speranze del legislatore. Ma poi è arrivato il 1993 con Tangentopoli, il referendum sull’abolizione del finanziamento promosso dai Radicali (ottenne il 90,3% di voti favorevoli), una nuova legge che dava il via ai “rimborsi elettorali” (pari a 159 milioni nell’ultima tornata elettorale). E, nonostante ciò, riecco i casi Lusi e Belsito a far riaprire un dibattito mai sopito. Cambiano le leggi, ma non le cattive abitudini.

Eleonora Della Ratta

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