Niger, il Paese del nucleare italiano

Uno Stato che rimane poverissimo nonostante l’estrazione dell'uranio. Reportage dalle miniere di Areva, il gigante francese dell'atomo che tenta di sbarcare in Italia.

Livelli di radioattività sino a 500 volte superiori alla norma

09/08/2010

Per capire quanto costa il nucleare in termini ambientali e di salute pubblica bisogna fare un viaggio in Niger. Qui, secondo un rapporto di Greenpeace, l’estrazione di uranio dalle miniere sta mettendo in serio pericolo la popolazione. I livelli di radioattività nelle strade di Akokan sono 500 volte superiori alla norma. Greenpeace ha realizzato un monitoraggio della radioattività di acqua, aria e terra intorno alle cittadine di Arlit and Akokan, in collaborazione con il laboratorio francese indipendente CRIIRAD e la rete di Ong Rotab.

    Ci troviamo a pochi chilometri da due miniere di Areva, la compagnia nucleare francese che dovrebbe avviare la “rinascita nucleare” in Italia. Già dal 2003 erano emersi indizi di contaminazione ad Akokan e nel 2007 si sono riscontrati livelli di radioattività fino a cento volte oltre il livello di fondo. Nel 2008 Areva aveva affermato di aver bonificato la zona, sotto il controllo delle autorità locali, ma purtroppo non è così. “Ad Akokan sono stati rilevati livelli di contaminazione fino a cinquecento volte oltre il livello di fondo, anche negli stessi punti che Areva sosteneva di aver bonificato” denuncia Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace.

La metà dell’uranio di Areva proviene da queste due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo. La multinazionale francese ha firmato un accordo per iniziare a scavare una terza miniera tra il 2013 e il 2014.

Dossier a cura di Gabriele Salari
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Postato da CouponsHouse il 22/09/2010 14:44

Purtroppo è una storia che si ripete. Paesi come la Nigeria sono ricchi di materie prime, hanno mari pescosi e una popolazione giovane: tra condizioni ideali per lo sviluppo. Purtroppo, il più delle volte, sono guidati da persone senza scrupolo che mirano al profitto personale a discapito della crescita del paese. Così pochi si arricchiscono a dismisura e tanti muoiono di fame. Ovviamente anche noi abbiamo le nostre responsabilità giacché vengono dai paesi "sviluppati" le compagnie che, curanti solo del profitto, fanno accordi con i potenti di turno. Carlwww.couponshouse.com

Postato da bastardobuono il 30/08/2010 02:28

ah bene... un motivo in più per disapprovare il nucleare in italia...

Postato da Andrea Annibale il 09/08/2010 16:48

Ciao, mi sembra che sulla cosiddetta “opzione nucleare” sia scesa la notte dell’informazione nel senso che è molto difficile per il cittadino medio farsi una opinione saggia e sensata sul nucleare. Certo è che la Francia, cui appartiene la società di cui si parla nel bel servizio di Gabriele Salari, dimostra come, tramite il nucleare, ci si può rendere largamente indipendenti dal petrolio. Ma a quale costo e con quali rischi? Vorrei anche aggiungere, dato che si parla di Africa, un’osservazione del tutto diversa e a sé stante. Cioè: un mio amico prete, mi ha riportato – mi sembra aderendovi - questo giudizio: che l’Africa è stata rovinata dalla carità assistenziale. Mi viene in mente allora quella frase famosa (non ricordo chi l’ha detta): “Se vedi un povero e gli regali un pesce sarà contento e riconoscente, ma finito il pesce avrà di nuovo fame, regalagli allora una canna da pesca e insegnagli a pescare: avrà da mangiare per sé e per i suoi figli sempre”. Mi sembra di aver letto che l’Africa è l’unica zona della terra in cui il reddito medio è diminuito anziché salire negli ultimi 10 anni. Quali ne sono i motivi? Dobbiamo forse rinunciare all’idea che in Africa si possa esportare il nostro modello di sviluppo e di consumo dell’Occidente? E l’Africa è destinata soltanto ad essere terra di conquista per le multinazionali? Grazie se pubblicate questo intervento. Ne ho già pubblicati diversi e spero di non abusare della pazienza di FC on line e dei lettori. Un grande “ciao” a tutti

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