Giro 2013: Nibali sfida Wiggins

Un grande favorito, Wiggins, e un italiano con molte speranze, Nibali. Il Giro d'Italia 2013 è tutto in questa sfida a due.

Il favorito Wiggins: "E pensare che dieci anni fa..."

03/05/2013
Una curiosa immagine di Bradley Wiggins (Reuters).
Una curiosa immagine di Bradley Wiggins (Reuters).

Un anno fa, il Tour de France. Adesso, un Giro d’Italia da vivere nei panni di favorito. Sir Bradley Wiggins e la Corsa Rosa, una storia lunga 10 anni, dalla prima volta a oggi. Una storia senza sussulti, peraltro. Ma che promette di vivere un capitolo importante, nell’edizione che parte sabato, da Napoli. Tanti successi, in pista e su strada, da dilettante e da professionista, per il 33enne campione britannico. E un altro trionfo da inseguire, pedalando lungo la Penisola. Magari provando poi a fare il bis al Tour, per centrare una doppietta da fuoriclasse. Un passo alla volta, comunque. E’ tempo di Giro, da provare a vincere.

- Wiggins e il Giro d’Italia, una lunga storia da coronare finalmente col successo?

"Sono qui per vincere, naturalmente. Quella del Giro è un’esperienza personale importante, che va coronata nel modo migliore".

- Una lunga esperienza cominciata male, peraltro...

"Se penso alla mia prima volta qui, direi proprio di sì. Dieci anni fa finii fuori tempo massimo in una dura tappa di montagna e fui costretto al ritiro. Ma è pur vero che erano altri tempi e proprio da quell’esperienza difficile riuscii a trarre insegnamenti decisivi".

- In che senso?

"Venivo dal ciclismo su pista, avevo bisogno di trovare il giusto approccio alla strada. Quella delusione mi fece capire che c’era bisogno di grossi sacrifici e mi spinse a cercare nuovi metodi d’allenamento, per inseguire un futuro importante nelle grandi corse a tappe".

- Al Giro, comunque, finora ha raccolto poche soddisfazioni.

"Giusto nel 2010 la vittoria nel prologo di Amsterdam con relativa maglia rosa. Ma conto di rifarmi presto".

- Di tutto il lavoro svolto, il Tour dello scorso anno ha rappresentato il degno coronamento?

"Un grande successo in una corsa di assoluto prestigio. Ma, si sa, le vittorie non bastano mai. E ora spero di vincere il Giro, cosa che 10 anni fa sembrava impensabile".

- Che Giro sarà?

"Il percorso è duro, con molta salita, dove dovrò difendermi dagli scalatori".

- Lei dove potrà fare il vuoto?

"Sono un cronoman, quindi è naturale che debba fare il massimo per guadagnare tempo sui rivali nella lunga cronometro di Saltara e magari anche nella cronoscalata che mi sembra si possa affrontare a buoni ritmi costanti. E in salita ci sarà da faticare duro per guadagnare tempo e difendersi dagli specialisti".

- Parliamo di rivali: quali i più temibili?

"Senza dubbio, Nibali: lo conosco molto bene, al Tour è stato avversario irriducibile, senza dimenticare il suo eccellente Giro del Trentino, il nostro ultimo confronto, quando ha vinto alla grande".

- Lui punta tutto sul Giro: può essere un vantaggio per il siciliano?

"E’ logico che sia questo il suo grande obiettivo, anche perché è la corsa a lui più adatta. E poi è italiano, normale che ci tenga al Giro come a nessuna altra corsa. E’ il miglior italiano, s’è allenato per il Giro e non andrà al Tour. Sarà il mio grande rivale, da rispettare ma non temere".

- E gli outsider?

"Soliti nomi, ottimi rivali: dopo Nibali, vedo bene Hesjedal e Scarponi".

- I suoi obiettivi stagionali?

"Vincere il mio primo Giro e puntare al bis al Tour, un’accoppiata riuscita a pochi autentici fuoriclasse".

- Sembra che il suo compagno di squadra Froome non sia d’accordo: è vero che vuol essere lui il capitano al Tour?

"Pensiamo al Giro, il resto si vedrà".

Ivo Romano

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