Professionista per gli altri

Le figure professionali che curano la relazione sono diverse, e spesso confinanti tra le stesse competenze.

Senza invadere i campi altrui

18/07/2011

Ecco, quindi, che all’interno di un consultorio familiare l’opera del consulente familiare, in particolare, non invade altri campi professionali anzi, è capace di inviare, anche all’interno del consultorio stesso, il cliente a un altro professionista, quale appunto lo psicoterapeuta, per affrontare evidentemente una problematica che fuoriesce dal campo professionale e specifico del consulente familiare perché, per esempio, corrisponde a un caso psicopatologico per cui è necessario definire una diagnosi, aspetto che certamente un consulente non può affrontare.

Il consulente familiare può prestare la sua opera e il suo lavoro all’interno di un consultorio, sia come lavoro subordinato che come collaborazione, ma anche semplicemente come forma di volontariato, che, infine, come libero professionista aprendo, presso l’Agenzia delle Entrate, una partita Iva afferente a una specifica categoria delle professioni di assistenza sociale e di aiuto. Ecco che subentra un discorso di coscienza professionale e deontologica che dovrebbe far sentire a chiunque voglia operare come consulente familiare un’esigenza formativa. Esigenza che dovrebbe esplicarsi non solo in una serie di nozioni teoriche fondamentali e afferenti a discipline diverse che vanno dalla psicologia alla sociologia, dall’etica alla giurisprudenza, ma soprattutto con un percorso personale costituito di pratica ed esperienza, e soprattutto di un importante lavoro sulla propria persona capace di mettere a fuoco eventuali punti problematici per promuovere un percorso di cambiamento necessario per diventare un professionista efficace della relazione di aiuto.

A questo punto subentra, in modo molto proficuo, il discorso delle associazioni di categoria professionale nate proprio per tutelare anche la professionalità del consulente familiare e molto impegnate, su tutto il territorio nazionale, a promuovere lo studio dei problemi relativi alla consulenza familiare. In Italia esiste l’“Associazione italiana consulenti coniugali e familiari”, l’Aiccef, nata nel 1977 e iscritta al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro dal 9 marzo 2002.Questa importante associazione possiede un ricco codice deontologico che, per esempio, definisce la specificità di tale professione che «si qualifica come una relazione di aiuto che tende a fare della persona la protagonista del superamento della sua difficoltà, instaurando un rapporto di fiducia e collaborazione, affinché l’utente, con le sue stesse risorse, superi il momento di disagio».

L’Aiccef tiene in grande considerazione la formazione e permette l’iscrizione all’associazione in qualità di soci effettivi, soltanto a quei consulenti familiari che fuoriescono da un cammino formativo almeno triennale. A tal proposito, il codice deontologico dell’associazione, nella sezione professionalità, afferma che «è richiesta una preparazione specifica nel campo della consulenza familiare acquisita attraverso la frequenza di scuole e corsi riconosciuti dall’associazione. Il consulente familiare nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche dei vari campi delle discipline antropologiche e ispirarsi ai valori etici fondamentali, assumendo come principi fondanti della sua attività la tutela della vita, della salute psicofisica, della dignità e libertà di ogni persona, della convivenza democratica, senza mai soggiacere a interessi, imposizioni, suggestioni di qualsiasi natura, provenienti da singoli individui o parti sociali o dall’intera collettività».

Ermanno d'onofrio
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