Dossier tasse: io pago, tu paghi, lui...

Le tasse come le paghiamo noi italiani e come le pagano i cittadini di altri Paesi. Il difficile equilibrio tra equità, giusta misura ed esigenze collettive.

E adesso le elezioni...

01/01/2013
Mario Monti (Reuters).
Mario Monti (Reuters).

Il passaggio elettorale si avvicina, con prevedibili e comprensibili slogan e partigianerie. Ci si augura che si ponga attenzione adeguata alla questione fiscale che è in questo momento cruciale. Possiamo migliorare l’efficienza della spesa, ma non possiamo ridurre ancora i servizi che in molti casi rischiano di scendere sotto i livelli minimi accettabili. Per fare solo un esempio, piccolo e colorito, tutti i genitori sanno che i nostri figli devono incredibilmente portarsi da casa la carta igienica per la scuola!


Accanto ad una revisione intelligente della spesa occorre anche affrontare la questione della corresponsabilità fiscale. Priorità alla lotta all’evasione certo, ma anche riequilibrio dei pesi.  Non si tratta di aumentare le tasse, ma di graduarle meglio nel tempo in modo da alleggerire l’onere sulle fasce più povere e sul ceto medio – che con la propria domanda sono il vero traino dell’economia -  e chiedere uno sforzo maggiore a chi ne ha le capacità.

Occorre declinare questa attenzione collocandola nel contesto internazionale.  Non possiamo difendere diritti acquisiti per noi sapendo che poco lontano da noi fame e malattia sono esperienza quotidiana, e la questione della corresponsabilità fiscale è strettamente legata con la tutela dei diritti fondamentali. Occorre dunque una riflessione esigente su come realizzare una corresponsabilità internazionale  anche finanziaria capace di estendere la tutela dei diritti. Per farlo però è necessario dimostrare di vivere la dimensione della corresponsabilità con coerenza all’interno del proprio Paese.

In Italia negli ultimi anni la richiesta di riduzione delle tasse si è sviluppata come un mantra ripetuto ossessivamente – spiace dirlo – soprattutto da chi nel Paese vive una condizione economica più agiata. E questo mantra portava a descrivere lo Stato come un Leviatano che attenta alla libertà e alla vita dei cittadini.  Occorre un lavoro educativo che ci riporti a pensare che il pagamento delle tasse - la corresponsabilità fiscale - è uno dei primi atti che creano la comunità. Il compianto ministro Tomaso Padoa Schioppa aveva dichiarato qualche anno fa che pagare le tasse è bello e molti avevano ironizzato pesantemente sulla sua frase.   Dovremo invece riprendere il senso di quell’affermazione.   

Perché i padri costituenti hanno vietato i referendum abrogativi in materia fiscale?  Non perché gli italiani avrebbero immediatamente votato per abolire le tasse, ma perché il vincolo fiscale è costitutivo della comunità. Un uomo e una donna diventano famiglia quando decidono pubblicamente di mettere in comune le loro vite. E le loro risorse, redditi e patrimonio. I figli che nascono da quella scelta portano il nome di quella famiglia. La nostra identità di figli e di persone è fondata su quella scelta.  

Anche come cittadini, la scelta della corresponsabilità fiscale è fondativa della nostra comunità e della nostra identità. Siamo veramente italiani quando paghiamo le tasse, molto più che quando segna la nazionale. Sottrarsi alla corresponsabilità fiscale significa rubare ai più poveri.  I ricchi possono comunque permettersi servizi privati a pagamento, i poveri no.

Con la crisi che continua, vorremmo questa attenzione centrale nel dibattito elettorale e nell’azione del prossimo Governo. Ricreare le condizioni per una unità del Paese in cui non ci sono nemici da allontanare, ma una comunità che vuole camminare insieme, creando una corresponsabilità fiscale comune, che nel dialogo, con determinazione e gradualità, riequilibri i pesi alleggerendo quello sui meno abbienti e coinvolgendo chi ha di più, è un percorso possibile che non solo diventa stimolo efficiente per l’economia, ma ricrea un’idea moderna di unità nazionale. Una unità che non è fatta di rivalità e condanne all’untore, ma di sinergie, laboriosità  e fiducia.

 

Riccardo Moro
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