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A chi importa dei valori non negoziabili?

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha invitato i cattolici italiani a impegnarsi in politica, convergendo all’occorrenza sui valori cari al Vangelo. Ma siamo sicuri che serva a qualcosa?
I cattolici italiani hanno sempre negoziato i valori non negoziabili. Perché, tanto, in Italia, siamo tutti cattolici, a cominciare dal Parlamento. E’ cattolico Mario Monti ma anche Giulio Tremonti, lo sono Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, Nichi Vendola, ma anche Piero Fassino e Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi. Da Leoluca Orlando a Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro, dall’ex pannelliano ed ex verde Rutelli al post-socialista Sacconi, dalla ex radicale Roccella al rottamatore Matteo Renzi, dall’ex musulmano Magdi Allam al superleghista Mario Borghezio, da Paola Binetti a Ignazio Marino, da Rocco Buttiglione a Romano Prodi, todos catolicos! Tutti, ma proprio tutti, cattolici!

E allora se tutti siam cattolici, vuol dire che in politica si può fare quel che si vuole: si possono chiedere leggi per impedire che i clandestini si curino al pronto soccorso come fanno i leghisti con l’assenso del Pdl, si può difendere la legge sull’aborto come usa la maggioranza del Pd. Si può fare a meno di una politica familiare. Si può essere favorevole alle nozze gay e persino all’adozione e all’affido da parte delle coppie gay come vuole il cattolicissimo Vendola, ma anche molti esponenti del Centrosinistra. Oppure si può considerare il lavoratore una merce contro la dottrina sociale della Chiesa, come prevede la riforma del lavoro.

Altro che convergere sui valori non negoziabil! I politici cattolici ci vanno divisi, spesso silenti, irrilevanti alla meta, a volte falsi e ipocriti come tanti pinocchietti.

Pubblicato il 23 gennaio 2013 - Commenti (6)

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Postato da paolomira il 01/02/2013 19:21

Un libro bello e scritto bene, ma soprattutto che aiuta a riflettere. Frutto di un giornalismo intelligente e non urlato, che conferma ancora una volta la competenza e la professionalità dei due autori; anche se si tratta di un lavoro a quattro mani si riconoscono i loro tratti distintivi e lo stile. Un libro utile a riflettere perché spazia a 360° in un panorama complesso, dove spesso ci si sente disorientati. Proprio per questo motivo Valli e Anfossi propongono temi, pongono domande e indicano piste di dibattito, spronandoci, così, a smuoverci dall'ignavia, affinché facendo tesoro delle parole di un grande maestro - il caro cardinale Carlo Maria Martini - sappiamo essere "non moderati, ma audaci", mantenendo una capacità di giudizio e invitandoci - per dirlo con una felice battuta di don Mazzolari - nell'entrare in chiesa, a togliersi il cappello, ma non a levarsi anche il cervello. Buona lettura!

Postato da giosel54 il 29/01/2013 15:08

Può la religione uscire dalla sfera privata dei propri comportamenti per entrare nella sfera pubblica, ed in particolare nella politica, ed essere fondamento di leggi dello Stato? Poiché, a mio avviso, la politica deve avere la funzione di “mediatrice” tra le istanze provenienti dalle diverse componenti della società (incluse le minoranze) nel rispetto dei tre principi naturali e universali di Libertà, Uguaglianza e Solidarietà, penso che la religione (qualunque essa sia) debba rimanere circoscritta al comportamento dell’individuo (morale privata) e quindi non entrare direttamente nella sfera dello Stato. La società è senza dubbio indirettamente influenzata dalla morale religiosa come risultante dei comportamenti degli individui senza la necessità di un intervento diretto sancito dal Parlamento. Nulla impedisce ai politici “cattolici” di tenere in considerazione i “valori cari al Vangelo” che fanno parte della propria morale/cultura, ma rispettando la preminenza dei tre principi naturali sopraccitati e la laicità dello Stato. Ad esempio, la legge dello Stato sul divorzio (che evidentemente lede il valore dell’indissolubilità del matrimonio), che è a mio avviso una conquista civile e di libertà, fu giustamentte promulgata anche con il voto di politici cattolici. Tuttavia alla Chiesa, nell’ambito del suo magistero, spetta correttamente la missione di indicare a ciascun “cattolico”, inteso come “individuo”, di non praticarlo nel rispetto della Dottrina evangelica. Da ultimo: i valori evangelici definiti “non negoziabili” non sono mutati nel corso della storia del Cattolicesimo/Cristianesimo rispetto a quelli degli albori della Chiesa in relazione anche all’evoluzione del pensiero e della conoscenza umana? Non potrebbero i confini di tali valori religiosi “non negoziabili” spostarsi con il tempo al punto tale da trasformarci in uno Stato confessionale?

Postato da Danilox il 25/01/2013 11:43

Come fa il cardinale Bagnasco ad aiutare Monti,Casini e Fini che non sono cattolici ,divorziati e massoni?Bagnasco dice cosi per evitare di pagare l'IMU e non perdere 8 per mile.Forse solo la Bindi è cattolica ,ma da tempo fa solo i suoi interessi per la pensione e i vitalizi che sono moltissimi soldi.

Postato da Giovanni87 il 24/01/2013 08:59

Questi politici, più che ai valori non negoziabili cattolici, sono interessati ai voti dei cattolici!

Postato da marco selmi il 23/01/2013 20:04

E' giusto portare la propria fede in politica, ma proprio per questo i nostri politici dovrebbero iniziare a confrontarsi seriamente con essa, non sventolandola semplicemente come una bandiera dietro la quale passare qualunque tipo di proposta. E' proprio per non lasciarsi abbindolare da luoghi comuni e facili riferimenti alla nostra fede che ognuno dovrebbe informarsi il più possibile, confrontarsi con chi ha vicino e tenere sveglio cervello e cuore mentre si reca all'urna.

Postato da cammelli serena il 23/01/2013 18:33

E' un libro molto utile, soprattutto in questo momento in cui si dibatte tanto sul ruolo dei cattolici in politica. Mi sono piaciuti la varietà delle voci raccolte dai due autori e lo stile accattivante. Lo consiglio come spunto di riflessione, specie per chi si interroga sulla distanza tra i documenti del magistero e la realtà quotidiana della parrocchia o della comunità di riferimento.

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