03/12/2012
Tra pochi giorni Papa Benedetto XVI twitterà per la prima volta. E’ un’azione nuova e moderna, un verbo che non aveva ancora fatto ingresso nell’appartamento papale.
Siamo stati testimoni del suo scrivere, benedire, celebrare, viaggiare ma del twittare
ancora no.
In realtà il Papa aveva fatto capolino nei social media il 25 maggio 2009, attraverso il progetto di comunicazione
Pope2You, un modo per avvicinarsi ai giovani che ha visto anche il nascere dell’ account Twitter
@Pope2YouVatican il 3 aprile 2011, qualche settimana prima della beatificazione di Giovanni Paolo II. Già in quell’occasione il contatto indiretto del Papa con il moderno sistema di microblogging aveva destato molta curiosità. La differenza con la notizia diffusa dalla sala stampa il 3 dicembre sta nel fatto che l’ingresso di Benedetto XVI nel popolare social media è personale.
Il Papa twitterà per la prima volta il 12 dicembre prossimo in occasione dell'udienza generale attraverso l’account @pontifex che verrà proposto in 8 lingue diverse (italiana con il suffisso @pontifex_it e poi inglese, spagnola, portoghese, tedesca, polacca, araba e francese) probabilmente segnalando alcuni passaggi della catechesi, ma potrà anche tener conto delle domande che gli giungeranno sul tema della fede, o sull' Anno della fede, che giungeranno evidenziate dall’hashtag (l'etichtetta o meglio l’argomento di discussione preceduto dal simbolo #) #askpontifex.
Vale la pena sottolineare alcuni aspetti di questa proposta inedita
- - Il Papa, entrando in Twitter, accetta non solo le regole del gioco del microblogging ma anche il principio della sintesi e del frammento che appartiene alla comunicazione artistica e simbolica. La poesia, ad esempio, si esprime spesso attraverso frantumi e particelle del discorso articolato, accetta la parzialità del frammento, non articola e non argomenta, crede profondamente nel potere evocativo della parola anche quando è costretta in limiti angusti.
Un registro diverso per la comunicazione che solitamente si muove attraverso canali istituzionali, come quella della Santa Sede, e non potrebbe fare altrimenti.
- - I 140 caratteri dei tweet appartengono ad un linguaggio simbolico più che alfabetico, non solo perché possono fare riferimento a foto, filmati e files audio, ma soprattutto perché condensano la comunicazione interpersonale e la costringono ad una codifica stretta che necessita di una particolare accoglienza della sintesi da parte dei destinatari.
- - I social media sono strutture dialogiche. Benedetto XVI, entrando in Twitter, si inserisce in una forma di comunicazione fluida, interpersonale, che non ha i confini precisi dei mezzi uno-a-molti utilizzati sino a qualche anno fa anche dalla Santa sede. Gli hashtag inseriscono ogni frammento in un flusso che accosta individui di ogni parte del mondo restituendo loro la percezione di una prossimità diversa da quella fisica, smaterializzata, legata a valori, interessi, beni spirituali e, perché no, anche alla preghiera e alla spiritualità. Benedetto XVI desidera rispondere ad alcune domande che individuerà all'interno del flusso genarato dall'hashtag #askpontifex e questo indica come abbia dato precedenza all'ascolto pur essendo consapevole di non poter essere esaustivo nella sintesi del microblogging.
- - Non si tratta di un account istituzionale del Vaticano ma della vicinanza personale di Benedetto XVI al popolo della Rete. Il passaggio ha un forte rilievo simbolico. L’account porta proprio il suo nome anche se presumibilmente non sarà lui di persona a digitare i messaggi sulla tastiera, com’è ben comprensibile.
Marco Sanavio