"La sua lezione, più viva che mai"

Il ricordo commosso del vescovo teologo Bruno Forte: "Ci ha insegnato ad amare la morte come passaggio necessario per trovare la luce".

31/08/2012

“Lo avevo incontrato proprio ieri sera. Era in uno stato molto debole, ma ha mosso con me le labbra nella preghiera”. Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, teologo, grande amico del cardinale Carlo Maria Martini chiede qualche minuto prima di rispondere, con serenità a qualche domanda. Trattenendo l’emozione ricorda i lunghi discorsi. “Leggeva i miei libri e ne discutevamo. Tra noi c’è sempre stato un rapporto sincero e ci siamo sempre detti anche ciò che non condividevamo. Ma abbiamo sempre avuto una grande sintonia soprattutto nell’amore per la Bibbia”.

Un'amicizia che ha consentito di affrontare anche i temi come la malattia e la morte, “che non è la fine di tutto. Anzi, una persona come Martini ci ha insegnato che “la morte è un passaggio necessario, e che attraverso la fede è possibile trovare la luce”. Il cardinale Martini, conclude monsignor Bruno Forte, “ci ha insegnato ad amare la Bibbia e il Vangelo. E questo è un insegnamento che resta nel cuore delle persone. Le lacrime spontanee di tanta gente semplice nell’apprendere della notizia della sua morte ci dice quanto il suo insegnamento fosse penetrato nel cuore della gente. Anche per questo possiamo dire che oggi Martini è più vivo che mai”.

Annachiara Valle
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Postato da Andrea Annibale il 31/08/2012 18:03

Non sono tra quelli che hanno letto molto del Cardinale Martini pur ammirandone la figura che si staglia su tanti nella Storia della Chiesa. Anzi, non mi vengono quasi fuori le parole dal dolore e dal pianto. Mi raccolgo davanti all’evento della morte come non ho potuto fare al funerale di mio padre, perché mi dissero che non era morto, bensì partito per un lungo viaggio per non farmi soffrire (avevo 5 anni). Ora, se Martini si è sempre messo in dialogo con i non credenti, anche mio padre si mise in dialogo, da non credente, con la Chiesa, come fece in una raccolta di saggi a cura dell’Associazione Teologica Italiana, intitolata Il linguaggio teologico oggi, Ancora, Milano, 1969. Del Cardinale Martini, ho letto qualcosa qua e là e ho seguito le sue risposte ai lettori sul Corriere della Sera negli ultimi anni. Mi ha colpito la sua grande cultura teologica, mai scompagnata da un linguaggio comprensibile, segno di umiltà, di empatia. E mi ha colpito la sua grande rettitudine d’animo. Ora, lo immagino al di là della morte, accompagnato dagli angeli al Trono dell’Onnipotente ma in un certo senso ancora vivo tra gli uomini. E’ il mistero della morte. Oggi ripenso a quanto scrisse mio padre a conclusione del suo saggio filosofico citato nel 1969 (pp. 36-37): “Che il rapporto tra linguaggio e verità passa per la REALTA’ UMANA e i fondamentali condizionamenti che ciò comporta significa, in ultima analisi, che l’uomo dice la verità QUANDO E’ NELLA VERITA’; ma è nella verità SOLO QUANDO ESISTE NELLA VERITA’ DEL SUO ESSERE, DEL SUO ESSER-UOMO. Predicare la verità significa diffondere la verità, ma questa diffusione della verità richiede l’essere veri-uomini da parte di coloro che parlano e di coloro che ascoltano. Un mondo comune di linguaggio presuppone un mondo comune di verità e questo un mondo comune di umanità”. Fra poco sosteremo di fronte alla tomba del Cardinale Martini. Salga l’eco della Sacra Scrittura di cui voglio ricordare un passo dal Siracide, 39, 1-11: “Differente è il caso di chi si applica e medita la legge dell'Altissimo. Egli indaga la sapienza di tutti gli antichi, si dedica allo studio delle profezie. Conserva i detti degli uomini famosi, penetra le sottigliezze delle parabole, indaga il senso recondito dei proverbi e s'occupa degli enigmi delle parabole. Svolge il suo compito fra i grandi, è presente alle riunioni dei capi, viaggia fra genti straniere, investigando il bene e il male in mezzo agli uomini. Di buon mattino rivolge il cuore al Signore, che lo ha creato, prega davanti all'Altissimo, apre la bocca alla preghiera, implora per i suoi peccati. Se questa è la volontà del Signore grande, egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza, come pioggia effonderà parole di sapienza, nella preghiera renderà lode al Signore. Egli dirigerà il suo consiglio e la sua scienza, mediterà sui misteri di Dio. Farà brillare la dottrina del suo insegnamento, si vanterà della legge dell'alleanza del Signore. Molti loderanno la sua intelligenza, egli non sarà mai dimenticato, non scomparirà il suo ricordo, il suo nome vivrà di generazione in generazione. I popoli parleranno della sua sapienza, l'assemblea proclamerà le sue lodi. Finché vive, lascerà un nome più noto di mille, quando muore, avrà già fatto abbastanza per sé”. Ora che sei nei Cieli, intercedi per noi, proteggi le tue città adottive, Milano e Gerusalemme e la tua città natale. Abbi cura delle nostre anime come ne hai avuto in vita. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

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