Eurofestival, l'importante è non vincere

La cantante svedese Loreen, con la sua hit dance Euphoria, s'è aggiudicata a Baku, in Azerbaigian, la 57a edizione del concorso musicale Eurovision. Italia nona, con Nina Zilli

27/05/2012
La cantante svedese Loreen, vincitrice dell'Eurofestival 2012 (Ansa).
La cantante svedese Loreen, vincitrice dell'Eurofestival 2012 (Ansa).

Vince chi perde: la legge -mai scritta -dell’Eurofestival, è questa. Eppure la passerella di canzoni scelte dai 42 Paesi del Continente Europa, badate non solo da quelli che fanno parte dell’Unione Europea è giunta, alla 57a edizione. Partecipare per perdere non è proprio il massimo ma, con l’aria che tira, in Europa hanno fatto due conti e hanno preso contromisure addirittura esplicite: in Spagna, per esempio, una star del flamenco ha avvertito in Tv di non provarci nemmeno, in Grecia la vittoria era vista come uno spread “spazzatura”, in Francia, la grandeur del Paese era stata più cauta: se proprio dovete piazzatevi al meglio.

L’Italia aveva scelto la strada della retorica. Il direttore delle relazioni isitituzionali e internazionali, Marco Simeon aveva dichiarato: “La Rai ritorna su una delle scene musicali più importanti del mondo” e la trimurti di Sanremo, Mazza, Mazzi e Morandi, aveva fatto alla Rai l’ultimo regalo scegliendo come nostra rappresentante Nina Zilli, una delle voci femminili più importanti della “Generazione rosa” che sta dominando in Italia. Nina, al secolo Maria Chiara Fraschetta, piacentina del 1983, ha preso il suo nome d’arte da Nina Simone, la sua cantante modello, e il cognome dalla mamma.

Messa al corrente del pericolo vittoria era partita dicendomi: “Che mi importa, intanto vedo Baku, la capitale dell’Azerbaijan, e già questa è una vittoria”. I bookmakers la davano tra i favoriti e la delegazione italiana faceva gli scongiuri. Ora vi chiederete per quale motivo è indispensabile NON vincere l’Eurofestival? Semplice: perché il Paese che vince lo deve organizzare l’anno successivo e l’Euro impazzisce. A Baku invece solo entusiasmo. Il budget era di 48 milioni di dollari? Ok! E così in un anno, dalla inaspettata ma benedetta vittoria del 2011, gli architetti che hanno creato il magico stadio di Monaco dove si è svolta la finale della Champions League, si sono inventati un “giocattolino” che prendeva i colori della bandiera del Paese in scena in quel momento.

Lo spettacolo è stato rutilante, kitch, tecnicamente perfetto, ma dopo un po’ tra luci che si inseguivano, scrosci d’acqua, fiamme che salivano al cielo, avevi l’impressione di esser frullato da un caleidoscopio dove i colori ti aggredivano invece che accarezzarti ma erano, soprattutto, ingovernabili. Ventimila persone impazzite celebravano con applausi scoscianti tutte le canzoni in gara, e ce n’erano parecchie proprio bruttine, ma in Azarbajian spettacoli così se ne vedono davvero pochi e poi questo “doveva” piacere perché dell’organizzazione s’era impadronita la First lady e, tanto per non farsi mancar niente, mentre si aspettava l’esito del televoto, è apparso in scena un cantante che poi s’è scoperto essere il genero della first lady. Ma si sa,con i diritti civili laggiù c’è ancora molto da fare.

L’Italia s’era sganciata dall’Eurofestival ormai da tredici anni: per la verità, dopo le vittorie della Cinquetti (1964 - Non ho l’età) e di Toto Cutugno (1992 - Insieme) altri artisti avevano partecipato alla gara, come Franco Battiato, Peppino di Capri, Al Bano e Romina, Riccardo Fogli. Per proprio conto ci provarono nel 1997 anche i Jalisse che stavano vincendo, ma a causa di un “misterioso” blackout tecnico furono scaraventati da primi a quarti o quinti. L’anno scorso, senza trasmettere l’evento, la Rai, grazie all’intervento a gamba tesa di Caterina Caselli, partecipò con Raphael Gualazzi che arrivò (fortunatamente) solo secondo dietro, anche ai vincitori di quella cha, tradotta, è “La terra del fuoco”, ma poi ebbe un notevole successo anche negli Usa, la patria di quel jazz che Raphael pratica davvero bene.

Ora questa passerella di musica europea s’è conclusa. E’ interessante seguirla per capire meglio come se la canta e se la suona questa turbolenta Europa in cerca di un’identità che la renda concretamente quella "Unione" che si sta cercando di costruire. Probabilmente, come nel passato, si verrà a sapere che oltre 200 milioni di persone hanno seguito la passerella musicale, ma in Italia, su Raidue, l’ha presa in considerazione solo un telespettatore su sette tra coloro che guardavano la Tv. E l’ascolto è stato un misero milione e 410 mila “melomani” accaniti.

Nina Zilli ci ha fatto fare bella figura, ma è arrivata nona, comunque nella top ten. Ha vinto, meritatamente, una svedese dal nome impronunciabile, Loreen Zineb Noka Talhamon (naturalmente la chiamano solo Loreen). Una canzone non consueta, “Euphoria” e un’interpretazione che non si dimentica. In passato avevano vinto gli Abba con “Waterloo” e su quel palco era nata un certa Celine Dion. Dunque partecipare si può, basta non provare a vincere!

Gigi Vesigna
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