Gente da radio: Mario Volanti

L'editore e presidente di Radio Italia crede fortemente nella musica del nostro Paese e scommette sui giovani deejay. Il suo slogan: "La radio fa bene".

10/08/2012

Per oltre due anni sono mancate le rilevazioni dei dati sugli ascolti delle radio in Italia. Dopo Audiradio, ora è Radio Monitor di GFK Eurisko ad occuparsene. Questi i primi dati del giorno medio per le emittenti nazionali rilevati con il nuovo corso.

  1. RTL 102.5 - 6.654
  2. Radio Deejay - 5.356
  3. Radio 105 - 5.026
  4. RDS - 4.719
  5. Radio Rai 1 - 4.585
  6. Radio Italia - 4.203
  7. Radio Rai 2 -3.188
  8. Virgin Radio - 2.248
  9. R101 - 2.203
  10. Radio 24 - 1.903
  11. Radio Kiss Kiss - 1.836
  12. M2o - 1.667
  13. Radio Capital - 1.579
  14. Radio Maria - 1.519
  15. Radio Rai 3 - 1.435
  16. Radio Montecarlo -1.270

 

Ogni settimana scopriremo insieme i Direttori delle emittenti radiofoniche più ascoltate in Italia. Oggi è la volta di Mario Volanti, Editore e Presidente di Radio Italia.

Mario Volanti, Editore e Presidente di Radio Italia.
Mario Volanti, Editore e Presidente di Radio Italia.

Prima di fare l’editore faceva il cantante-musicista in un gruppo chiamato gli “Opera”, in voga alla fine degli anni ’70. A Sanremo ci andava per esibirsi, ora ci torna tutti gli anni per intervistare i nuovi beniamini della musica italiana. La sua sfida è sempre stata andare controcorrente. E mentre tutte le radio sono accusate di esterofilia, Mario Volanti premia la musica che parla una sola lingua: quella nazionale.

Per questo è particolarmente amato dai discografici e da tutti i nostri cantanti. Anche il pubblico lo ha premiato nelle ultime rilevazioni. Chissà che un giorno non torni sul palco anche solo per suonare una delle chitarre della  collezione che custodisce gelosamente nel suo ufficio.

-Gli ascolti delle radio tornano dopo 2 anni e mezzo. Cosa ne pensa?

"Ne avevamo assolutamente bisogno. Sia dal punto di vista commerciale, per dare al mercato numeri recenti, sia per un aspetto di carattere editoriale che permette, finalmente, di confrontarci con il nostro lavoro attraverso il responso che solo un’indagine così ampia può dare".

-L’età della radio: è un mezzo ancora giovane oggi o è per i giovani di ieri?

"La radio è sicuramente un mezzo per tutti, quindi anche per i giovani. È la linea editoriale cui ci si rivolge che sceglie l’ascoltatore. Penso, comunque, il pubblico della radio sia trasversale".

-La quasi totalità dei deejay e conduttori è rappresentata da cinquantenni. Si può parlare di crisi generazionale?

"In effetti è vero. In onda ci sono molti 50enni ma sono anche quelli che hanno più esperienza. I calciatori, a 30anni, sono considerati vecchi perché devono garantire una prestazione di carattere fisico sempre molto elevata. Al conduttore radiofonico viene richiesta brillantezza, simpatia, capacità di comunicare e tutto ciò non ha niente a che vedere con la data di nascita.
Tendenzialmente la radio non si vede, quindi anche l’aspetto fisico non è poi così importante. D’altro canto, non è facile sostituire un conduttore “forte”. Se un campione come Ibrahimovic arriva a 90anni giocando come solo lui sa fare, un giovane per prendere il suo posto deve giocare meglio…
Penso, comunque, che alla fine i giovani siano pochi perché viene concesso loro poco spazio per emergere. Non sono molti, infatti, gli editori che hanno provato a privarsi della capacità di deejay navigati per dare spazio alle giovani generazioni.
Noi, invece, abbiamo osato inserendo nel nostro palinsesto alcuni ragazzi e anche con ottimi risultati. Alla fine, Radio Italia, solo musica italiana annovera nel proprio organico più giovani di tutte le altre radio. Si tratta di Patrick, Mirko Mengozzi, Francesca Leto e Gabriella Capizzi".

-In cosa la radio vince, in cosa la radio perde?

Vince perché è sempre in diretta ed in tempo reale abbiamo delle risposte ai nostri quesiti. Il rapporto con il pubblico è reale e continuativo. La tv e la carta stampata non possono avere questa interattività continua con l’ascoltatore. Dopodiché, la radio è l’unico mezzo fruibile anche in movimento. Non puoi guardare la tv mentre guidi, né leggere il giornale.

-La tv è Satellitare, HD, 3D e chi più ne ha più ne metta. La radio è ancora in onda media ed FM. Non è un rischio?

Il rischio arriva dal satellite, dall’HD, dal 3D perché, come è stato dimostrato dai numeri, questa frammentazione non è risultata utile. Quando metti sul mercato così tanti prodotti devi anche avere i contenuti da offrire e non sempre ci sono. Il pericolo, quindi, è esattamente il contrario. Troppe tecnologie applicate ad un unico mezzo di comunicazione diminuiscono, inevitabilmente, la possibilità di poter fare grandi numeri come sta succedendo con la tv dopo l’arrivo del digitale.

-Radio e Internet: concorrenza o alleanza con Facebook, Youtube, Ipad, Social etc?

Noi usiamo Internet per comunicare quindi integriamo le potenzialità dei social al nostro modo di fare radio.

-Oggi la tv o, almeno, il video va facendosi PORTATILE (Ipad, smartphone, etc). Un tempo era, invece, un’esclusiva della radio. Questo comporta delle conseguenze?

Nessuna conseguenza. In auto non puoi guardare il tablet o la tv. Lo puoi fare quando sei fermo ma la fruizione è completamente diversa dalla radio. Un film difficilmente lo posso apprezzare visto su uno smartphone o su un tablet.

-Le radio erano i social media degli anni ‘70 e ‘80. E oggi?


Sono i social media del 2012. Per quanto mi riguarda, non è cambiato niente. Abbiamo lo stesso tipo di ruolo. Le tecnologie ci hanno dato solo nuove possibilità di sviluppare concetti, idee e progetti.

-Pubblicitariamente la radio è vittima della crisi o rappresenta una soluzione per le aziende?


Come tutta l’economia è vittima della crisi ma sicuramente meno di altri media che stanno soffrendo molto di più del mezzo radio.

-Se non lavorasse a Radio Italia in quale altra radio vorrebbe essere?

Non so se vorrei essere in un’altra radio. Dopo 30anni di Radio Italia è difficile rispondere a una domanda di questo tipo. È un po’ come se mi chiedessero: “ Se tu non fossi uomo che donna vorresti essere…” Capisce che è impossibile rispondere.

-Nel mercato dei deejay chi strapperebbe alla concorrenza?


-Nessuno. E’ una cosa che non ho mai fatto, né mai farei. Mi piacerebbe, invece, continuare a fare quello che ho cominciato negli anni e cioè trovare nuove risorse. Se poi arriva qualche conduttore che ha già lavorato in altre radio e mi chiede di poter collaborare con noi faccio una valutazione per capire se può essere inserito nel contesto, nel linguaggio di Radio Itala che è sicuramente diverso da tutte le altre emittenti.

-Un' idea per un programma che non fate ma che vi piacerebbe fare?

Mica glielo dico prima… già abbiamo tante imitazioni!

-Uno slogan, non per la sua radio, ma per LA RADIO?

-La RADIO FA BENE

Monica Sala
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