Gaza, dove la Striscia è sostenibile

Un esempio di edifici innovativi ed eco-compatibili in un territorio martoriato: sono le "Green schools" dell'architetto Cucinella. Per dare speranza a 40.000 bambini palestinesi.

17/01/2012

Parlare di architettura ecosostenibile, pannelli fotovoltaici, camini solari, depurazione dell’acqua piovana in un territorio martoriato come quello della Striscia di Gaza può apparire, e in parte lo è, un’impresa quasi impossibile. D’estate, la temperatura supera i 40 gradi e nelle scuole i ragazzi boccheggiano. Poi bisogna fare i conti con i black out dell’energia elettrica, in media una cinquantina di ore a settimana, fornita prevalentemente da Israele. L’approvvigionamento idrico è un dramma quotidiano: ogni persona che vive nella Striscia ha a disposizione meno di 40 litri d’acqua al giorno, quantità che nei Paesi occidentali arriva a 600 litri. Inoltre, le falde vicino al mare offrono acqua potabile ma troppo salata per cui i palestinesi – circa un milione e 400 mila, in totale – sono costretti a comprarla dalle autobotti a prezzi decisamente alti.


Un progetto ambizioso

«Il ruolo dell’architettura è quello di fare educazione», è il motto di Mario Cucinella, l’architetto italiano di fama internazionale che ha realizzato, tra le altre cose, il Sino Italian Ecological Building (SIEEB) a Pechino, la nuova sede del Comune di Bologna, il Centre for Sustainable Energy Technologies (CSET) di Ningbo, in Cina, e la stazione Villejuif-Leo Lagrange della metropolitana di Parigi. È con questo spirito che Cucinella ha avviato il progetto “Green Schools” per l’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi. Il progetto è ambizioso: costruire, coniugando le regole più innovative dell’architettura ecosostenibile a tecniche antiche, venti scuole per offrire la possibilità di studiare a una parte dei 40 mila bambini che vivono oggi ni territori della Striscia.


Sfida per l'architettura

«Gaza si trova oggi in una situazione catastrofica», spiega Cucinella, «non ci sono risorse naturali, l'inquinamento pesantissimo. Si vive, insomma, una situazione drammatica che pare l’anticipazione di quanto viene previsto per il resto del mondo. Se con la realizzazione di queste “Green Schools” riusciamo a invertire questa tendenza in quel disgraziato territorio, allora si apre un’autentica speranza per il cambiamento del mondo». Per l’architettura, e non solo, è più di una sfida. Il progetto intende realizzare un edificio autonomo a livello energetico e idrico, che copre il ridotto fabbisogno energetico esclusivamente tramite risorse rinnovabili disponibili in loco (energia solare ed energia dal terreno) e fornisce la quantità d’acqua necessaria per le pulizie, lo scarico dei wc e per l’irrigazione delle aree verdi esclusivamente tramite la raccolta delle acque piovane e il trattamento delle acque grigie e nere.


Climatizzazione “naturale”

Il sistema di costruzione è composto da tre elementi distinti: anzitutto, una “platea” di cemento come fondamenta, al di sotto della quale c’è un letto di pietre che agisce come primo moderatore bioclimatico per convogliare l’aria esterna all’interno delle aule. «In pratica», spiega Cucinella, «si tratta di laghi d’aria che altro non sono che delle zone del sottosuolo, a circa un metro di profondità, dove la temperatura è sempre attorno ai 18 gradi. Abbiamo usato della ghiaia molto grossa e ottenuto una riserva naturale di aria fresca che attraverso un sistema di tubi preleviamo e immettiamo negli ambienti. L’aria calda, invece, viene risucchiata all'esterno attraverso i camini solari nascosti nelle colonne: in modo semplice abbiamo ottenuto un sistema di climatizzazione senza utilizzare nemmeno una macchina, ma solo principi di ventilazione noti da secoli».


Pannelli fotovoltaici srotolabili

Il secondo elemento sono i pilastri di cemento prefabbricati: due anelli di tubi in calcestruzzo delle condutture d’acqua, parte dei quali viene poi riempita con terra di scavo (al fine di ridurre i costi di scavo), mentre altre colonne, vuote, vengono utilizzate come un condotto per la ventilazione naturale (effetto camino). Infine, sul tetto saranno installati una serie di pannelli fotovoltaici srotolabili in grado di fornire sufficiente energia elettrica per la scuola, ma che potrebbero essere in grado di rifornire gli edifici circostanti, risolvendo, almeno in parte, il problema dei continui black out. L’altro aspetto importante è ovviamente quello dell’acqua.


Un metodo antichissimo

Il tetto è progettato in modo tale da raccogliere l’acqua piovana che poi viene immagazzinata nelle cisterne del sottosuolo. Metodo antichissimo specie nelle zone, come il Mezzogiorno d’Italia, alle prese con la siccità. La novità è che le scuole progettate da Cucinella riutilizzeranno totalmente le acque grigie e nere dell’edificio attraverso un sistema di depurazione che sfrutta particolari tipi di batteri e il bambù. «Il giardino che pensiamo di ricavare nelle scuole è una vera e propria zona umida in un territorio dove usare l'acqua per irrigare le piante è un lusso», afferma l’architetto. L’acqua così depurata non sarà buona per bere, ma per innaffiare le piante o farsi la doccia sì.


Al via quest’anno

La costruzione di una scuola è già stata finanziata e i lavori inizieranno quest’anno. L’obiettivo, fa sapere Cucinella, è di costruirne almeno cinque nei prossimi anni per accogliere, in futuro, anche i bambini della Cisgiordania e dei vicini campi profughi di Giordania, Libano e Siria. E i costi? Non c’è il rischio che siano troppo elevati con uno spreco imperdonabile di denaro? «In realtà», afferma Cucinella, «questa tipologia progettuale non incide molto sul budget perché porta a un incremento dei costi di costruzione non superiore al 10-15 per cento, mentre incide molto sulla qualità della vita visto che i bambini potranno andare a scuola anche quando manca l’elettricità e non avranno problemi a lavarsi le mani».

Antonio Sanfrancesco
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