Tbc: le misure per contrastarla

Il ministero ha attivato un programma straordinario di educazione sanitaria. Il vaccino resta obbligatorio solo per le categorie a rischio.

25/08/2011

Sono 12 i bambini nati al Policlinico Gemelli di Roma tra marzo e luglio risultati positivi ai test della tubercolosi, ma il numero potrebbe salire. All’origine dell’infezione un’infermiera che aveva contratto la tbc. Si tratta di una malattia infettiva, curabile, ma con tempi di guarigione piuttosto lunghi. Il caso ha fatto clamore, anche perchè ha coinvolto dei neonati, ma è già dal 1993 che l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato il grave problema di una “riemergenza Tbc”.

Per i prossimi tre anni, però, il ministero della Salute ha stabilito alcune regole che le Regioni devono seguire per prevenire la malattia. Innanzitutto sono state implementate le linee guida sulla gestione dell’assistenza e del controllo nelle persone immigrate da Paesi ad elevata prevalenza: il problema maggiore, infatti, consiste nell’alto rischio di infezione che rendono fondamentali gli interventi di controllo. Inoltre, le persone che già una volta hanno contratto la malattia sono più a rischio: da qui la necessità di una rilevazione dei casi sospetti, così da poter intervenire tempestivamente nelle cure.

Il ministero ha anche attivato un programma straordinario di educazione sanitaria e di formazione degli operatori sanitari e proprio a loro sono rivolti i programmi di sorveglianza, ovvero la valutazione sullo stato di salute all’inizio dell’attività lavorativa e a scadenza periodica. È bene ricordare, infatti, che in Italia sono obbligatorie per tutti i nuovi nati solo  le vaccinazioni contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite virale B.  Il vaccino per la tubercolosi (chiamato Bcg), invece, dal 2001 è obbligatorio soltanto per chi ha già avuto un caso in famiglia, per il personale sanitario, gli studenti in medicina, gli allievi infermieri e chiunque operi in ambienti sanitari ad alto rischio di esposizione: questo vaccino però ha un’efficacia limitata e i controlli successivi sono molto importanti.

Secondo i dati dell’Oms, un terzo della popolazione mondiale ospita il micobatterio tubercolare allo stato di latenza e nei soggetti con base difese immunitarie esiste il rischio del 10% di sviluppare la malattia. In Europa nel 2009 sono stati segnalati 400mila casi, ma l’86% si concentra nei 18 Paesi della regione orientale e centrale. In Italia gli ultimi dati risalgono al 2008 quando furono registrati 4.418 casi di tubercolosi, il 73% dei quali nelle regioni del nord (Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte). Il 25% erano concentrati in sole due città: Roma e Milano.

La prevenzione. Sono le misure igienico-sanitarie e i regimi alimentari equilibrati la vera prevenzione per la tubercolosi oltre, ovviamente, al vaccino e a una cura tempestiva. Questo spiega perché nei paesi ricchi l’incidenza è molto bassa. La vaccinazione tubercolare con BCG, tuttavia, è di limitata efficacia nella prevenzione della tubercolosi nelle persone adulte; un valido strumento è la “chemioprofilassi”, basata sulla somministrazione di un farmaco antitubercolare in particolari situazioni di rischio, ad esempio tra i contatti di un caso contagioso di tubercolosi.

La terapia. La Tbc è una malattia infettiva curabile, soprattutto se la diagnosi viene fatta velocemente. Poiché la durata delle cure per la tubercolosi è molto lunga, può accadere più facilmente che i soggetti affetti dalla malattia non assumano i farmaci per tutto il periodo necessario alla guarigione e in modo corretto: questo può causare l’adattamento dei batteri ai farmaci e lo sviluppo di una vera e propria resistenza agli antibiotici. In quasi tutte le aree del mondo,oggi è presente una forma di malattia tubercolare detta MDR-TB (multidrug resistant), resistente agli antibiotici più efficaci per la cura della tubercolosi (isoniazide e rifampicina). I farmaci antitubercolari utilizzati oggi sono: l’isoniazide, la rifampicina, la pirazinamide, la streptomicina, l’etambutolo, in diverse combinazioni tra loro, per la terapia di “attacco” e la successiva terapia di mantenimento. Spetta al medico decidere la terapia più idonea ma il trattamento con farmaci antitubercolari, una volta iniziato, va seguito scrupolosamente e va accompagnato da esami di controllo. La terapia può durare da 6 mesi a due anni, ma nella maggior parte dei casi 6-8 mesi è un tempo sufficiente per guarire.

Eleonora Della Ratta
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