Alla ricerca della relazione perduta

Un convegno a Gela ha approfondito le metodologie per sviluppare migliori abilità creative in ambito genitoriale.

06/12/2011
Un momento del meeting di formazione a Gela.
Un momento del meeting di formazione a Gela.

Una tre giorni siciliana di formazione per addetti ai lavori, genitori compresi, all'insegna dei temi legati all'educazione. A pochi chilometri da Gela, in provincia di Ragusa, dal 2 al 4 dicembre, circa 130 persone impegnate in campo educativo (dagli insegnanti agli educatori di strada) si sono dati appuntamento per una full immersion di studio e di confronto sulle metodologie per lavorare in rete, per entrare in relazione, per gestire le emozioni e sviluppare le abilità creative in ambito genitoriale. A promuovere l’iniziativa un gruppo di associazioni cattoliche e aconfessionali riunite nel Coordinamento del Volontariato animato dal MoVI Gela: tra i partner la Diocesi di Piazza Armerina, a sostegno il CeSVoP e la Fondazione con il Sud.

«Se si educa da soli si perde in partenza, il gruppo e la condivisione sono essenziali», ha spiegato Giulio Carpi del Network Creativ di Reggio Emilia, la società cooperativa che ha fornito gli esperti formatori. Parole d'ordine dell'incontro: sviluppare e accendere. «Da una parte sviluppare le abilità inventive e il pensiero creativo nel progettare, insieme alle abilità emozionali e relazionali, dall'altra accendere l'equipe, le relazioni di ascolto, l'azione educativa diretta a giovani che non devono essere visti come consumatori delle proposte ma come cre-attori, capaci di tradurre in positivo il loro potenziale di creatività». A chiunque operi nel campo dell'educazione si richiede dunque il passaggio da un pensiero rigido a un pensiero agile: «Non bisogna reiterare le soluzioni vincenti della propria vita del passato, ma ricercare oggi nuove soluzioni: mio padre mi lodava e mi incoraggiava quando andavo bene a scuola, non è detto che oggi io debba fare lo stesso e non incoraggiare i ragazzi se vanno male. Occorre sempre far crescere l'autostima». E dare una risposta parlando linguaggi nuovi. «Con un punto di vista sempre positivo: non vedere solo ciò che c'è di male, ma quanto c'è di bene».

Per affrontare il compito di educatori con entusiasmo. «L’emergenza educativa a cui la Chiesa e tutti  gli altri soggetti educativi sono chiamati a dare una risposta convincente - ha dichiarato monsignor Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina - deriva dalla difficoltà di educare che incontrano sia gli insegnanti che i genitori. Oggi c’è la diminuzione, se non l’espropriazione, della funzione educativa di scuole e genitori. Molti ragazzi si formano sui social network. In una società che non è più caratterizzata dal riconoscimento di valori comuni, si è attenuata la capacità educativa della famiglia e la scuola è ridotta a  punto confuso di incontro e di scontro di pluralismi dispersi e di anonimato culturale. Noi vescovi abbiamo deciso di dedicare  il prossimo decennio all’educazione con il documento perché crediamo che l’educazione delle nuove generazioni sia  una delle priorità fondamentali per il nostro paese se vogliamo guardare ad un futuro aperto alla speranza».

Un'educazione che punti anche a recidere la capacità di attrazione della mafia sui giovani. «Purtroppo oggi la mafia  - prosegue monsignor Pennisi - è  ancora capace di attirare i giovani sotto l’illusorio miraggio di facili guadagni o di falsi idoli proponendo per esempio il consumo di sostanze stupefacenti. Bisogna però dire che rispetto a qualche decennio fa c’è una sensibilità nuova dei giovani nei confronti della legalità, grazie anche alle iniziative messe in cantiere da scuole, Chiesa, associazioni, pubbliche istituzioni. Deve essere chiaro che l’educazione rappresenta il bene pubblico per eccellenza,quindi qualunque  istituzione pubblica deve essere interessata al fatto che ci sia un’educazione integrale e di qualità. Non ci sarà innovazione se l’educazione non sarà rimessa al centro dell’interesse e delle preoccupazioni delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, di tutta la società civile e quindi dello Stato stesso».

«È bello poter dire che non siamo persone impegnate in un evento - spiega Enzo Madonia, presidente del MoVI Federazione di Gela - ma uomini e donne costruttori di un percorso che vuole accompagnare la  città attraverso una gestazione capace di partorire una città nuova. Per questo il nostro impegno afferma che è urgente passare da una politica infantile ad una politica per l'infanzia. Bisogna prendere sul serio i bambini e dare loro veri diritti di cittadinanza. È difficile  ma la nostra forza è la rete di solidarietà,  che in silenzio sostiene le relazioni più fragili di questo territorio. Iniziamo a raccogliere  i frutti dalle esperienze educative che legano la città attraverso un impegno che, seppur con sensibilità diverse, oggi è patrimonio collettivo». Nell'ottica di una progettualità educativa. «Non bisogna rincorrere le emergenze, non improvvisare, non sperperare energie e risorse, ma realizzare insieme alle istituzioni un progetto educativo per la nostra città, costruire quella rete educativa cittadina senza la quale è impossibile fare sintesi, leggere i bisogni di un territorio ed organizzare le risorse. Parliamo una lingua che la politica stenta a capire, prova ad interpretarla, ma senza esiti buoni perché spesso manca dell'esperienza sociale. Per questo il volontariato ritorna ad essere scuola politica d'eccellenza chiamato a tracciare strade nuove».               

Maria Gallelli
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