Differenze in famiglia: fanno male ai figli?

Una ricerca americana mette in guardia dai comportamenti differenti verso i figli. Alcuni esperti italiani invitano a contestualizzare e a non promuove un'uguaglianza amorfa.

29/11/2010

Dagli Usa, allarme favoritismi in famiglia: i figli che avvertono trattamenti iniqui tra fratelli rischiano di diventare adulti depressi, sia che il bambino sia il "preferito", sia che, invece, si senta quello meno amato. Uno studio di Karl Pillemer della Cornell University di New York pubblicato sul Journal of Marriage and Family ha coinvolto 671 coppie madre-figlio in 275 famiglie per esplorare se l'esistenza di differenze tra i propri figli per la madre fosse correlata allo stato psicologico dei figli a lungo termine. Gli esperti hanno misurato le disuguaglianze reali o percepite delle madri verso i figli e visto che esse minano il benessere psicologico dei figli, aumentando il rischio depressione.

Più caute le considerazione su questo tema da parte di alcuni esperti italiani. Secondo Paola Tabarini dell'Unità Operativa di Psicologia Pediatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, favoritismi, anche se non voluti, possono verificarsi quando un genitore si identifica di più con uno dei figli, quindi tende a trattarlo in modo diverso, cosa che può amplificare gelosie tra fratelli; «gelosie normali – tranquillizza però Tabarini - l'importante è che siano gestite bene dal genitore, dando a ciascun figlio il proprio spazio».  

Per quanto riguarda la differenziazione dei figli, i coniugi Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini psicopedagogisti ed esperti di Counselling, ricordano che: «la ricerca in questione si occupa di un tema reale a livello pedagogico come la lotta democratica alle differenze ma la pone su un livello patologico sulla base cioè di indentificazioni distorte da parte della madre».
Secondo Zattoni e Gillini se applicati sulla struttura di una comune famiglia questi risultati non farebbero che patologizzare qualsiasi sana differenziazione: «Per banalizzare, una madre se compra i biscottini per il neonato non potrebbe accettare di fare le differenze e  legittimamente far soffrire il figlio maggiore fornendo a quest'ultimo biscotti più comuni? Si rischierebbe, in pratica, di promuovere una forma di uguaglianza democratica amorfa e uniforme».  

Sulla stessa lunghezza d’onda, infine, è la psicologa, docente presso l’Università Cattolica di Milano, Emanuela Confalonieri che non mette in dubbio la serietà dello studio pubblicato dalla prestigiosa rivista americana ma ricorda che si tratta di dati che vanno contestualizzati e rischiano di indurre inutili paure nelle madri:   “E' normale che un genitore, pur volendo bene allo stesso modo ai propri figli, li tratti in maniera differente. Così come è normale che ciascun figlio induca nei genitori sentimenti e vissuti diversi. L’importante è non esasperare questi sentimenti: solo in questo caso si può temere l’insorgere di problemi depressivi”.

Orsola Vetri
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