Morante: nel cuore delle donne

Lei protagonista e regista, il marito produttore. E sette anni per realizzarlo. S'intitola "Ciliegine", è il primo film da regista dell'attrice.

30/04/2012
Laura Morante (foto del servizio: Eidon).
Laura Morante (foto del servizio: Eidon).

Per la serie non bisogna arrendersi mai, Laura Morante ha firmato il suo primo film. Ci sono voluti sette anni per realizzare il progetto, anche se l’idea di mettersi dietro la macchina da presa la solleticava già dal 2005. Gli intoppi sono stati davvero tanti. La produzione si è bloccata almeno tre volte.


Nel frattempo, Laura non è certo stata a guardare e ha continuato a lavorare tra l’Italia e la Francia. Perché la nipote della scrittrice Elsa Morante ha la fortuna di essere una delle poche attrici che ha un nome conosciuto e stimato non solo in Italia e Francia ma anche in Europa. La sua opera prima è una produzione italo-francese e lei è l’unica interprete italiana di Ciliegine, un film in cui si racconta la difficoltà delle donne a lasciarsi a andare a sentimenti profondi per la paura poi di dover soffrire. Una parodia affettuosa della commedia romantica. 

- Sette anni per realizzare Ciliegine, un tempo interminabile per un film. 

"E’ vero. Si sono verificate una serie di circostanze poco fortunate. La sceneggiatura piaceva a tutti ma nessun produttore si faceva avanti.  Alla fine un produttore francese si dimostrò interessato ma impose che si girasse in Francia e non a Roma. Serviva anche un regista ma anche quello diventò un caso perché è sempre più difficile trovare registi che non siano anche autori dei loro film e dirigano un film senza averlo scritto. E poi, una volta mancava un attore, un’altra volta i finanziamenti. E così, per salvare il film, mio marito si è improvvisato produttore, io mi sono trasformata in regista e protagonista. Altrimenti questo film non sarebbe mai uscito".

- Lo rifarebbe, alla luce delle difficoltà che ha incontrato?

"No, non avrei più la forza di aspettare sette anni. In tutta la fase della scrittura mi sono divertita e poi anche a girarlo ma tutto quello che è successo in mezzo è stato una specie incubo. Non avevo intenzione di fare un kolossal come Ben Hur ma semplicemente una commedia, anche se molto bella". 

- La produzione è italo-francese? 

"Francese all’80% e italiana per il 20%". 

- E’ più facile ottenere finanziamenti per il cinema in Italia o all’estero? 

"Non so attraverso cosa sia passato il produttore francese ma, senza dubbio, anche lui ha incontrato grosse difficoltà. Per quanto mi riguarda, le risposte italiane tardavano a venire. Forse il film si è impigliato in qualche meandro burocratico. Il problema nel nostro Paese è ottenere delle risposte in tempi brevi". 

- Fino a che punto la crisi che stiamo attraversando incide sul cinema e sulla cultura in generale? 

"Incide e in modo considerevole, anche se la crisi del cinema è cominciata da tempo. Noi abbiamo avuto dei tagli importanti alla cultura. Tra l’altro, il cinema è un’ industria che ha una parte rilevante nell’economia del Paese. C’è tanta gente che ci lavora. Non si capisce perché sia stato così vessato. Ci sono, però, settori che stanno peggio. Pensiamo all’archeologia, alla ricerca, alla lirica". 

- Meglio dirigere o essere diretta? 

"Mi sono divertita a dirigere gli attori. Sono stata viziata perché avevo attori di altissimo livello. Un po’ come guidare una Ferrari…".

- Gli attori uomini come accettano un regista donna? 

"E’ difficile generalizzare, ma nel mio caso il problema non si è posto. Ho avuto un ottimo rapporto con tutti. Il gruppo di donne, poi, mi ha proprio coccolata". 

- Laura, lei è molto amata in Francia, tra l’altro sono pochi i nostri attori che sono riusciti a entrare nel cuore dei francesi… 

"Mi sono serviti da passaporto i film importanti che ho fatto. Sono stata diretta da registi italiani del calibro di Nanni Moretti, Bernardo Bertolucci, molto amati in Francia. Non dimentichiamo il maestro portoghese Joao Cesar Monteiro". 

- Amanda, la protagonista del film, è affetta da androfobia.  Esiste veramente, secondo lei, una sorta di paura nei confronti degli uomini che porta a mettersi sulla difensiva nei confronti dell’altro sesso? Una sorta di distacco emotivo per tutelarsi? 

"Esiste sicuramente, anche se noi l’abbiamo chiamata androfobia per scherzo. Amanda è, in sostanza, una donna che ha una profonda diffidenza nei confronti degli uomini". 

- Lei assomiglia ad Amanda? 

"Spesso mi metto sulla difensiva e non soltanto nei confronti degli uomini. Ma alla fine, come tutti coloro che pretendono di non piegarsi, rischio di spezzarmi. Quindi questo atteggiamento non è servito molto a proteggermi. Anzi, se fossi un po’ più malleabile, forse, avrei preso meno batoste nella vita". 

- Le donne possono riconoscere nel film le loro paure, i loro timori a lasciarsi andare? 

"Persone che sono state al cinema mi hanno raccontato che c’erano platee di donne che alla fine della proiezione applaudivano. Evidentemente, c’è un’identificazione con la protagonista che vuole a tutti i costi controllare i propri sentimenti". 

- Le donne, a volte, vivono nella speranza che le illusioni, i sogni  si avverino? 

"Il film è proprio costruito su questo. Ci sono tutti gli stereotipi della commedia romantica. La cosa più ardua da cogliere è proprio questo linguaggio che è contemporaneamente candido e scherzoso. È  una parodia affettuosa del genere. Ho voluto rimanere in bilico tra la commedia e il film sentimentale. Il tipo di umorismo che uso non è ironico ma giocoso, quasi infantile. Una scelta per preservare e rispettare i sentimenti nonostante ci si scherzi sopra". 

- Tutti abbiamo delle pure recondite. Lei, se ne ha, come le combatte? 

"Sono piena di paure. Ci convivo. Oppure le combatto sfidandole. Le faccio un esempio. Sono stata una ragazzina patologicamente timida e poi ho finito per fare l’attrice, cosa successa a molti altri colleghi. Non è una cosa rara tra chi fa questo mestiere. Conosco persone che soffrivano di vertigini e sono diventate guide alpine. Sfidare le proprie paure è un istinto vitale". 

- Nei sette anni di attesa o durante le riprese chissà quante cose divertenti saranno capitate... 

"Per fortuna! Per una scena girata in un ristorante avevo chiesto un cameriere indiano. Ebbene, me ne arrivò uno biondissimo. Dal momento che non ne avevo a disposizione un altro, lo convinsi a tingersi i capelli di nero. Le assicuro che non è stato facile…". 

- E’ abituata ad aspettare. Sette anni per fare il suo film. Quasi altrettanti per portare in Italia Stiopa, il bimbo che ha adottato. Una bella storia da raccontare … 

"Anche questa è stata una vicenda un po’ simile a quella del film nel senso che, anche in questo caso, si è rivelato tutto più complicato di quello che avrebbe dovuto essere. Io e mio marito abbiamo dovuto affrontare una serie infinita di problemi burocratici e non". 

- Adesso quanti anni ha? 

"Ne ha appena compiuti sei ed è con noi da circa un anno. Viene dalla Russia". 

- Lei  ha già due figlie grandi. Perché ha sentito il desiderio di rimettersi in gioco come madre? 

"Ho sempre avuto questo desiderio. Mia madre ha avuto otto figli e ci diceva sempre: “Quando sarete grandi adottate un bambino. Ci sono tanti bambini soli. Non fatene così tanti, come me, ma salvate qualcuno che ha bisogno”. 

- C’è qualcosa che ancora non ha fatto? 

"La tragedia Greca".

- Prossimo progetto? 

"L’anno prossimo lavorerò a teatro in Italia con un testo del grande drammaturgo Martin Crimp.  E poi dovrei fare un altro film in Francia". 

- Se rinascesse? 

"Farei la musicista. Amo tutta la musica, tranne i cantautori troppo intellettuali". 

- Chi vincerà  le presidenziali in Francia? 

"Spero Hollande. Le mie preferenze verso la sinistra non le ho mai nascoste". 

- Le nostre vicende politiche le segue? Il governo Monti le piace? 

"Ho talmente patito il precedente Governo che mi sto ancora godendo il sospiro di sollievo che ho tirato quando si è insediato l’esecutivo tecnico. Questo non significa che condivido tutte le misure adottate dal nuovo premier per risolvere la crisi. Ritengo ci siano provvedimenti che penalizzino troppo le classi meno privilegiate e ho l’impressione che la giustizia sociale sia ancora molto lontana". 


Ciliegine

regia di Laura Morante 
sceneggiatura di Laura Morante e Daniele Costantini 
con Laura Morante, Pascal Elbe, Isabelle Carrè, Samir Guesmi, Patrice Thibaud, Frederic Pierrot, Vanessa Larrè, Georges Claisse

Monica Sala
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