Le Goff: storia di mia moglie

Il celebre storico medievista conobbe Hanka a Varsavia. Colpo di fulmine. Dopo 42 anni di unione e la scomparsa della compagna le ha dedicato un libro commovente.

17/06/2010
Lo stiro Jacques Le Goff nel suo studio.
Lo stiro Jacques Le Goff nel suo studio.

«Questo libro è dedicato a una donna, a mia moglie. È morta due settimane fa, sabato 11 dicembre 2004, a Parigi... È un libro d’amore e un atto di memoria. Ma è soprattutto il tentativo di far rivivere, nell’individualità della persona e della sua esistenza, una donna... E strettamente legato a questo tentativo è lo sforzo di prolungare la mia vita con una donna che ho profondamente amato e amerò sempre ardentemente fino alla mia morte».

    Con queste parole, lucide e commoventi, Jacques Le Goff, storico medievista francese di fama mondiale, dà inizio a Con Hanka (Editori Laterza) che lui definisce «un piccolo libro consacrato alla memoria di mia moglie ». Hanka era polacca, Le Goff la conobbe a Varsavia. Per lui fu un colpo di fulmine: nonostante la difficoltà della comunicazione, la distanza culturale – ancora più forte negli anni della Guerra fredda – e la lontananza, pochi mesi dopo il loro primo incontro, Jacques e Hanka si sposarono. Era il 1962, un anno dopo l’Europa sarebbe stata tagliata a metà dal Muro. Lei, medico, rinunciò alla sua professione e si trasferì a Parigi, senza mai abdicare alla sua identità polacca. Vissero insieme per 42 anni, ebbero una figlia e un figlio, e si concessero intensi periodi di viaggio.

    Abituato a elaborare i fatti attraverso la lente oggettiva e il rigore del documento, Le Goff inquadra la vita della moglie all’interno della cornice storica più ampia, inserisce una storia individuale all’interno della “grande Storia”, rendendola straordinaria: lo sviluppo dell’Europa nel secondo dopoguerra, i rapporti tra Europa occidentale e Paesi dell’Est rivissuti attraverso le vicende di una coppia franco-polacca durante la Guerra fredda e dopo la caduta dell’Urss.

    Uomo molto riservato e pudico, Le Goff non ha voluto parlare a voce del suo libro. Ha preferito affidare alcuni pensieri a una lettera inviata a Famiglia Cristiana per posta: «Acconsento eccezionalmente», scrive Le Goff nell’incipit, «a parlare del mio piccolo libro consacrato alla memoria di mia moglie, poiché credo che esso dica tutto e per me è troppo doloroso parlarne. Tuttavia, dal momento che le domande della sua intervista manifestano una grande delicatezza, le darò qualche breve risposta».

Ha iniziato a scrivere il libro due settimane dopo la morte di Hanka. In quanto tempo l’ha completato?
«Ho finito di scriverlo poco più di due anni fa, nel 2008».

Come ha trovato la forza per cominciare a scriverlo?
«Mi è impossibile rispondere a questa domanda ».

Come ha bilanciato la veste del marito e quella dello storico?

«La nostra storia coniugale e familiare e la situazione dell’Europa durante la Guerra fredda sono state così intrecciate che uno storico come me non poteva separarle».

Avete viaggiato molto in Italia. Qual è il suo rapporto con il nostro Paese e che cosa amava dell’Italia sua moglie?
«Ci vorrebbe un libro intero per descrivere i miei rapporti con l’Italia. Hanka, dal canto suo, se ne era innamorata ed entrambi affermavamo di avere tre patrie: la Francia, la Polonia e l’Italia. Non mi è piaciuto molto il Vaticano, però devo molto alla Biblioteca Vaticana».

A quel tempo le differenze tra Paesi e culture erano più marcate. Come siete riusciti a trovare una stabilità?
«Posso dire che l’amore ci ha fatto trovare facilmente le soluzioni a questi problemi».

Pensa che il processo di unificazione europea sia riuscito?
«Ci sono ancora molte mancanze e qualche errore nella costruzione dell’Europa unita, ma i progressi mi appaiono certi, tanto più in quanto la storia è un processo lento e il passaggio da un universo di nazioni sovrane a un mondo di Stati unificati non è un affare di poco conto».

Oggi ha ottantasei anni. Come ama passare le sue giornate?
«Faccio quello che posso. Non esco più di casa, ma leggo, lavoro, ricevo le visite dei miei figli e dei miei amici».

Giulia Cerqueti
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